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venerdì 30 marzo 2012

The Rogers - Cristina/In questa città (1970)












Torniamo a riparlare dei Rogers, il complesso della provincia torinese di cui abbiamo già presentato alcuni dischi e di cui oggi proponiamo un 45 giri dell’aprile 1970 inciso per la Kansas, l’etichetta con cui avevano pubblicato i primi dischi ed a cui erano appena ritornati dopo la parentesi con la Bentler.
“Cristina” è un bel rhythm ‘n’blues con un assolo di chitarra elettrica verso la metà, mentre “In questa città” è un po’ più melodico ed è caratterizzato da un assolo di sax..
Entrambi i brani sono scritti da Turi Golino (di cui abbiamo già parlato) ed Antonio Simonetti (musicista che nasce come chitarrista jazz) per la musica e dai fratelli Giorgio e Domenico Serengay per il testo; nel deposito Siae compare come compositore anche Franco Zauli, assente nell'etichetta.

1) Cristina (Domenico Serengay-Giorgio Serengay-Turi Golino-Antonio Simonetti-Franco Zauli)
2) In questa città (Domenico Serengay-Giorgio Serengay-Turi Golino-Antonio Simonetti-Franco Zauli)

giovedì 29 marzo 2012

Giorgio Gaslini, Edmonda Aldini e i Nuovi Angeli - Un quarto di vita (1969)












Giorgio Gaslini, sicuramente tra i più importanti jazzisti italiani, è anche un musicista eclettico, e non ha disdegnato, nel corso della sua attività, di sperimentare strade diverse, e così si spiegano, ad esempio, il bell’album inciso con Rabagliati nel 1962 o le colonne sonore come quella di “Profondo rosso”.
Un’altra strada che ha percorso è quella del Teatro-canzone, con alcuni spettacoli, tra cui, “Un quarto di vita”, rappresentato in prima nazionale al Teatro Regio di Parma e poi presentato in tutta Italia nella stagione 1968-69: in esso si alternano i brani cantati con quelli recitati, e Gaslini è autore anche dei testi.
Tra gli attori e i musicisti che partecipano vi sono nomi noti come quelli di Edmonda Aldini, Duilio Del Prete e Daisy Lumini, oltre al complesso beat dei Funamboli (che interpretano la parte di un complesso, i Soli), Andro Cecovini (nel decennio successivo cantautore con l’RCA) e i Nuovi Angeli.
Nel 1969 la Durium pubblica il disco con alcuni brani musicali tratti dallo spettacolo: alcuni nomi sono assenti, probabilmente per motivi contrattuali (i Funamboli erano sotto contratto con la Saint Martin e Del Prete con la Off) e dei Nuovi Angeli, a mio parere, all’ascolto del disco pare esserci il solo Paki Canzi; inoltre lo stesso Gaslini si dedica al canto nella triste “Tavola dura” e in “Angela”.
Passando alle canzoni, anche se in questo caso è un po’ riduttivo usare questo termine, sono certamente interessanti come specchio di un’epoca in cui era ancora possibile sperimentare anche nei circuiti del teatro non d’avanguardia: non so se, presentato oggi, “Un quarto di vita”, pur essendo ancora attuale nelle tematiche (il degrado delle periferie urbane è ancora presente), otterrebbe un riscontro di pubblico oppure no.

LATO A

1) Edmonda Aldini e Don Chuirchill - Il blues del quartiere sud
2) Gabriella Ravazzi – E’ il miglior prodotto
3) Gabriella Ravazzi – Non farti attendere più
4) Don Churchill – Questo è il quartiere sud
5) Giorgio Gaslini – Tavola dura
6) I Nuovi Angeli – Guerra no

LATO B

1) Edmonda Aldini – Sola sono
2) Don Churchill – Mara sto vivendo
3) Gabriella Ravazzi – Occhi verdi
4) Giorgio Gaslini – Angela
5) I Nuovi Angeli – Sapevo appena camminare

mercoledì 28 marzo 2012

Misterbianco - Maria, Maria/Più grande e serena (1976)












Antonio Ranieri è uno di quei personaggi che, pur con una carriera che spazia in tre decenni (nel suo caso, dalla seconda metà degli anni '60 fino ai primi anni '80), non hanno mai avuto il grosso successo di pubblico ma hanno comunque vissuto di musica, grazie soprattutto agli spettacoli dal vivo, incidendo dischi sia per grandi case discografiche che per piccole etichette; in rete non si trova nulla di nulla su di lui, e mi pare sia giunto il momento di rimediare...solo qui, come in altri casi (An'neris, ad esempio....) può succedere che gli venga dedicata una pagina con alcune notizie, e quindi procediamo.
Nato a Monopoli, in Puglia, i nonni sono musicisti della banda del paese, e da loro eredita la passione per le sette note; dopo il diploma diventa chitarrista in un trio di ungheresi, con cui si esibisce in giro per l'Europa; si trasferisce poi a Torino, che diventa la sua città d'adozione, e forma un suo complesso con cui si esibisce nei locali cittadini e in altri nel nord Italia (con al basso Enzo La Malva, che poi entra nei Volti '70).
Nel 1968 ottiene un contratto discografico con la Mercury, etichetta del gruppo Phonogram, e debutta con il 45 giri "Qualcosa resterà/La tua giornata", con lo pseudonimo "Misterbianco": "In quanto a usare il mio cognome, nemmeno a parlarne: ce n'era già un altro di Ranieri che a quei tempi non andava niente male, Massimo...l'ispirazione, se così si può chiamare, la trovai in un ristorante, sopra l'etichetta di una bottiglia di vino bianco, e penso che mai nome sia stato più indovinato perchè i due giorni successivi li passai effettivamente in bianco e con atroci dolori di stomaco: mi avevano servito del pesce avariato".
Roby Favaro, Adalberto Andreozzi e, in piedi, Roberto Balocco
Iniziano così le prime apparizioni televisive, tra cui Settevoci, il programma di Pippo Baudo in cui debuttavano settimanalmente moltissimi nomi nuovi, una specie di "X Factor" degli anni '60....Tony, diventato quindi Misterbianco, incide 45 e 33 giri, passando alla DKF di Happy Ruggiero, ed in seguito alla Drums.
Il gruppo che lo accompagna dal vivo, i "Misterbianco Show", cambia formazione nel corso degli anni; gli elementi più presenti sono comunque Roberto Balocco (ex Panna Fredda e Capsicum Red) alla batteria, Roby Favaro al basso (ex Living Live, dove usava uno pseudonimo, Roby Savarro), Adalberto Andreozzi alla chitarra (ex Sweet Beast), Nicola D'Antuono alle tastiere, Salvatore Da Siracusa al sax tenore e al flauto e le coriste Katya Trumbic, Elizabeth Ward, Irene Vremer e Kataline Muranj.
Il disco che presentiamo oggi è del 1976, ed è stato pubblicato dalla Drums, etichetta torinese che aveva tra i suoi artisti anche il Duo Fasano, Lucia Altieri, Mariolino Barberis, La Strana Società, l'attrice Margherita Fumero e il futuro regista Riccardo Donna.
“Maria Maria” è una canzone melodica, sullo stile che andava di moda negli anni ’70, così come “Più grande e serena”; gli autori del primo brano, il paroliere Ermanno Parazzini e il maestro Gian Pietro Marazza, hanno collaborato spesso insieme, scrivendo tra le altre anche una canzone che partecipò allo “Zecchino d'Oro” nel 1970, “Per un bicchier di vino”, e che mi ricordo ancora oggi dopo tanti anni (“Per un bicchier di vino io vedevo tutto doppio, ventiquattro-quarantotto...Mi cedevano le gambe / e dicevo cose strambe, / mi sentivo grande”).
“Più grande e serena” vede invece come autore della musica Beppe Cantarelli, agli inizi della sua carriera di compositore.
I due brani sono arrangiati da Alberto Baldan Bembo.

1) Maria, Maria (Ermanno.Parazzini-Gian Pietro Marazza)
2) Più grande e serena (Ermanno.Parazzini-Beppe Cantarelli)

lunedì 26 marzo 2012

Quartetto Cetra - La ballata del soldato/Egli di lassù (1966)












...e dopo "La ballata degli innamorati", ecco "La ballata del soldato", che in realtà è antecedente perchè venne pubblicata nel 1966 (la matrice è datata 20 ottobre), sempre dalla CBS.
Si tratta di una cover di "Ballad of the green berets" del sergente Barry Sadler, soldato dell'esercito americano che combatté anche in Vietnam (e chi vuole saperne di più sull'autore e sulla canzone può consultare la pagina, abbastanza completa, su wikipedia ), che i quattro rendono in italiano con la consueta perizia.
La canzone sul lato B, "Egli di lassù", è un gospel di Giacobetti e Savona, in cui la voce di Lucia è più in evidenza rispetto al lato A.
Pur concludendo con questo 45 giri l'omaggio a Lucia Mannucci, è del tutto evidente che il blog tornerà (...e molte altre volte) sul Quartetto Cetra.

1) La ballata del soldato (Tata Giacobetti-Barry Sadler)
2) Egli di lassù (Tata Giacobetti-Virgilio Savona)

domenica 25 marzo 2012

Umberto Maj - La croce di un uomo/Ti prego, torna! (1964)












Ho già raccontato, nel post dedicato a Grazia Vitale , del mio maestro di chitarra, Adriano De Grandis (forse gli esperti di rock progressivo ricorderanno il suo nome come autore di "Preistoria preistoria" di Barry Window, su testo di Herbert Pagani); e, sempre in quel post, ho accennato al fatto che un suo ex-allievo, Umberto Napolitano, ogni tanto passava di lì a trovarlo.
Evidentemente quell'alloggio in via Drovetti 37 dove il maestro teneva le sue lezioni era una specie di fucina di talenti....oggi presentiamo il primo disco di Umberto, pubblicato con lo pseudonimo "Umberto Maj" nel 1964 (la matrice è datata 15 gennaio).
Nelle varie enciclopedie musicali, cartacee e non, troverete scritto che Napolitano nasce a Brescia il 25 maggio 1947; il padre è un maresciallo e viene trasferito a Torino, la città dove il piccolo Umberto frequenta le scuole e dove inizia ad occuparsi di musica, frequentando appunto le lezioni del maestro De Grandis.
Nel 1963 su "La Stampa" vi sono molte esibizioni di Umberto nei locali cittadini, con vari complessi, ed evidentemente in una di queste serate viene notato, oppure ciò avviene a Milano, in ogni caso all'inizio del 1964 avviene il suo debutto discografico con la Vedette del maestro Armando Sciascia, che è anche autore delle due canzoni, firmate con due degli pseudonimi che usa abitualmente, H. Tical e Pantros (quella sul lato A, "La croce di un uomo", ha il testo di Gian Pieretti).
Due brani, bisogna dirlo, non particolarmente originali: arrangiati secondo i canoni dell'epoca, non brillano né per i testi, alquanto banalotti, né per le melodie che ne riecheggiano molte altre.
Dopo questo disco, passato sostanzialmente inosservato, Umberto passerà alla Jolly, dove inciderà con il solo nome di battesimo, ed otterrà anche molte soddisfazioni come autore (con "Il cammino di ogni speranza" per la Caselli, "Mille chitarre contro la guerra" per Carmen Villani, e qualche anno dopo con "Senza discutere" per i Nomadi e "Meglio libera" per la Bertè); nella seconda metà degli anni '70, questa volta con il nome completo, ritornerà in classifica con canzoni come "Oggi settembre 26", "Con te ci sto", "Bimba mia" e "Come ti chiami" (ed anche su queste ci ritorneremo).

1) La croce di un uomo (Gian Pieretti-H. Tical)
2) Ti prego, torna! (Pantros-H. Tical)

sabato 24 marzo 2012

Quartetto Cetra - La ballata degli innamorati/Tre minuti (1967)












Dopo l'album dell'altro giorno, torniamo a ricordare Lucia Mannucci con un 45 giri del Quartetto Cetra pubblicato nell'estate del 1967 (la matrice è datata 20 giugno), durante il loro periodo CBS.
"La ballata degli innamorati" è una bella canzone a tempo di valzer scritta dal Maestro Elio Isola, uno dei musicisti italiani più preparati della nostra musica leggera, autore tra i tanti di un capolavoro, "La voce del silenzio" (in cui però per l'inizio ha chiesto un prestito a Bach); il testo è di Luciano Beretta, che i più conoscono per il lavoro con Celentano al Clan.
"Tre minuti" è invece la cover di un brano delizioso di Simon & Garfunkel, scritto come tutti gli altri da Paul Simon (che, per inciso, è uno dei miei cantautori preferiti, autore di testi decisamente profondi): il titolo originale era "Feelin' groovy", ma, come ha raccontato spesso il cantautore newyorkese, giudicando il titolo un po' troppo banale ci aggiunse un bel "The 59th Street Bridge Song", cioè "La canzone del ponte sulla 59 strada".
In entrambe le canzoni i Cetra cantano tutti insieme, senza nessuna parte solista, ma la voce di Lucia è ovviamente riconoscibilissima.
Tra qualche giorno completeremo questo ricordo della cantante con un terzo ed ultimo disco (anche se sui Cetra in futuro ritorneremo sicuramente).

1) La ballata degli innamorati (Luciano Beretta-Elio Isola)
2) Tre minuti (Tata Giacobetti-Paul Simon)

venerdì 23 marzo 2012

Mini Molly – L’ultima preghiera/Un ricordo (1968)












Nel numero 8 di "BEATi voi!", la migliore rivista italiana specializzata in musica beat, Massimiliano Bruno ha intervistato la cantante torinese Giianna Vitale, che ha ricostruito tutta la sua carriera, partendo dagli esordi.
Ricordata come la più giovane cantante partecipante al Cantagiro, Mini Molly, cioè la cantante torinese Gianna Vitale, inizia ad esibirsi ancora bambina nei locali torinesi, con il gruppo beat gli Sparvieri, in cui tra gli altri suona il basso Dino Cappa, in seguito apprezzato session man (gli altri componenti della formazione principale del gruppo sono il fratello di Gianna, Nino Vitale, voce e chitarra solista, Giorgio Pasini, voce e chitarra ritmica, Silvano Colongesi alla batteria, mentre la stessa Gianna suona le tastiere)
Scoperta da Ivo Callegari (come racconta l'articolo tratto da "Giovani" pubblicato qui a fianco), ottiene un contratto con la CBS, che la fa debuttare al Cantagiro nel 1968 con una bella canzone melodica scritta da Toto Savio (con testo di Califano), "L'ultima preghiera".
Più ritmata "Un ricordo", scritta da Pier Benito Greco (che qui sul blog già abbiamo conosciuto); una curiosità è che in un articolo tratto da "Stampa Sera" la canzone annunciata come lato B del 45 giri è "Stasera o mai", scritta da Riccardo Del Turco.....evidentemente sostituita in corso d'opera, ma chissà se esiste da qualche parte un provino di Gianna con questo brano.
L'unica sua incisione conosciuta, oltre a questo 45 giri, è una sua versione di "Biancaneve", in origine incisa da Nada, in una raccolta della CGD con le canzoni di "Un disco per l'estate 1969".
Per ulteriori notizie sulla brava Gianna, vi rimando alla bella intervista di Massimiliano.

1) L’ultima preghiera (Franco Califano-Totò Savio)
2) Un ricordo (Pier Benito Greco)

lunedì 19 marzo 2012

AA.VV. - Papà, lasciamo tutto e andiamo via (2012)

SERIE: "LE GRANDI RACCOLTE PER LA GIOVENTU' " - VOL.6

Interrompiamo la consueta alternanza di post dedicati alla musica torinese ed alla musica in generale con il sesto volume de "Le grandi raccolte per la gioventù". Chi segue il blog da sempre sa che il nome della serie è preso in prestito dal celebre slogan delle figurine Panini, e che l'obiettivo è quello di proporre antologie tematiche di canzoni per riascoltare brani non sempre notissimi e spesso distanti per sonorità, anno di incisione ed altro, ma accomunati dalla tematica.














PAPA', LASCIAMO TUTTO E ANDIAMO VIA


19 canzoni per il 19 marzo: 19 canzoni che raccontano la figura paterna secondo varie sfaccettature; il titolo, "Papà, lasciamo tutto e andiamo via", è tratto dal verso di una delle canzoni contenute, "L'uomo che si gioca il cielo a dadi", in una versione dal vivo.
Aprono e chiudono la raccolta due canzoni delle sorelle Berté, la prima è la famosissima "Padre davvero...".
Le due canzoni più vecchie sono quella di Nilla Pizzi e quella del Trio Lescano, eseguita con un Quartetto Cetra che non è quello notissimo di cui ci siamo occupati ieri, ma una formazione vocale della casa discografica Cetra.
"Il mestiere del padre" di Gaber, tratta da "Dialogo tra un impegnato e un non so", racconta una vicenda quanto mai attuale, quella di un padre separato che può vedere la figlia solo la domenica (perchè chissà perchè in questi casi vengono sempre privilegiate le mamme), mentre la canzone dell'Equipe 84 è contenuta in un album, "ID", non tra i più noti del gruppo.
La canzone di Jannacci (ma scritta con Bruno Lauzi) ci presenta invece una figura decisamente rara: quella del ragazzo padre, mentre per Venditti il padre diventa il simbolo di un'autorità da abbattere.
Da Sanremo arriva "Io e mio padre" di Grazia Di Michele, come "L'uomo che si gioca il cielo a dadi" di Vecchioni, mentre "Se fosse vostro padre" è tratto da un album che Donaggio incise per la Produttori Associati nel 1977.
"Patapàn" è la canzone che Claudio Baglioni ha scritto per la scomparsa del padre Riccardo, mentre in "Tutto più chiaro che qui" Francesco De Gregori racconta la malattia agli occhi che colpì suo padre Giorgio qualche anno prima della scomparsa.
"Northampton, gennaio 78" racconta, con l'incontro del cantautore con suo padre, la preparazione a diventare padre a sua volta; completano la raccolta due gruppi, la PFM e i Prozac+.


  1) Mia Martini  - Padre davvero...(1971)
  2) Antonello Venditti - Mio padre ha un buco in gola (1973)
  3) Giorgio Gaber - Il mestiere del padre (1972)
  4) Equipe 84 - Padre e figlio (1970)
  5) Pino Donaggio - Se fosse vostro padre (1977)
  6) Nilla Pizzi - Oh papà (1948)
  7) Trio Lescano & Quartetto Cetra - Papà e mammà (1938)
  8) Riccardo Cocciante - A mio padre (1975)
  9) Enzo Jannacci - Ragazzo padre (1972)
10) Amedeo Minghi - Dicembre (ad un padre, il mio) (1980)
11) Eugenio Finardi - Northampton, gennaio 78 (1978)
12) Francesco De Gregori - Tutto più chiaro che qui (1992)
13) Claudio Baglioni - Patapàn (2003)
14) Bruno Lauzi - Tuo padre cantava il jazz (1988)
15) Prozac+ - Mio padre (2002)
16) Premiata Forneria Marconi - Lettera al padre (1997)
17) Grazia di Michele - Io e mio padre (1990)
18) Roberto Vecchioni - L'uomo che si gioca il cielo a dadi (2000)
19) Loredana Berté -  Padre padrone (1997)

domenica 18 marzo 2012

I Cetra - ''Bambino mio''...e i più grandi successi (1989)












La scomparsa di Lucia Mannucci ha avuto sicuramente meno risonanza sui media di quella di Lucio Dalla, per tanti motivi: sicuramente ha giocato il fatto che il nostro è un paese senza memoria, per cui è più facile ricordare un'artista che ha avuto il suo momento d'oro negli anni '70 e '80 piuttosto che uno che lo ha avuto nei tre decenni precedenti (''....questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero....''), ma anche altre motivazioni hanno avuto il loro peso: l'età dei protagonisti (Lucio Dalla aveva 69 anni, quindi un'età in cui, oggi giorno, si è ancora in piena attività) ed il fatto che uno era un solista mentre l'altra, pur avendo una grande statura artistica, l'aveva sempre condivisa con altri tre grandi come Chiusano, Giacobetti e Savona (e con quest'ultimo aveva anche condiviso la vita).
Ricorderemo la Mannucci con alcuni post che coinvolgeranno ovviamente tutto il Quartetto, ed il primo è questo album del 1989 inciso in tre, dopo la scomparsa di Tata Giacobetti e poco prima della morte di Chiusano.
Il disco, intitolato "Bambino mio e i più grandi successi'' ci dà anche l'occasione di ricordare Giancarlo Bigazzi, anche lui un grande della musica leggera italiana, che in questo disco è tra gli autori dell'inedito "Bambino mio", oltre che il supervisore dell'intero progetto.
L'album racchiude alcuni dei più famosi successi del gruppo, dalla notissima "Nella vecchia fattoria" alla divertente "Però mi vuole bene", dalla malinconica "I ricordi della sera" al tradizionale "Mamma mia dammi cento lire", e gli arrangiamenti (curati da Dado Parisini, Gianni Ferrio e Alberto Baldan) sono rispettosi delle incisioni originali, come è giusto che sia.
L'inedito "Bambino mio" è firmato in SIAE da Beppe Dati per il testo e da Bigazzi e Manzani per la musica; tuttavia nell'etichetta il nome di Dati compare due volte.
Un ringraziamento ad Alessandra Vita per l'elaborazione delle due immagini.

LATO A

1) Bambino mio (Beppe Dati-Mario Manzani-Giancarlo Bigazzi)
2) Voglia di swing (Lucia Mannucci-Virgilio Savona)
3) I ricordi della sera (Tata Giacobetti-Virgilio Savona)
4) Du du du da da (Alfredo Danti-Giampiero Boneschi)
5) Mamma mia dammi cento lire (tradizionale; adattamento di Tata Giacobetti, Virgilio Savona e Alberto Baldan)
6) Vecchia America (Lelio Luttazzi)
7) Un bacio a mezzanotte (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Gorni Kramer)
8) Però mi vuole bene (Tata Giacobetti-Gigi Cichellero-Virgilio Savona)

LATO B

1) Nella vecchia fattoria (Tata Giacobetti-Virgilio Savona-Gorni Kramer)
2) Donna (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Gorni Kramer)
3) In un palco della scala (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Gorni Kramer)
4) Musetto (Domenico Modugno)
5) La ballata del west (Leo Chiosso-Tata Giacobetti-Gianni Ferrio-Virgilio Savona)
6) La ballata del soldato (Tata Giacobetti-Barry Sadler-Robert Moore)
7) Cinderella Rockefella (Tata Giacobetti-Mason Williams)
8) Juanita Banana (Luciano Beretta-Tash Howard-Murray Kenton)

sabato 17 marzo 2012

Pino Cerruti e i Diapason - Arie del vecchio Piemonte (1966)













Il primo EP pubblicato dalla DKF Folklore, l’etichetta nata nel 1965 su iniziativa di Happy Ruggiero, è questo di Pino Cerruti, che inaugura la serie folk dell’etichetta.
Datato 7 febbraio, il retro di copertina ci informa che la registrazione è antecedente di una quindicina di giorni, infatti il disco è stato registrato il 14 gennaio negli studi “Fonit-Cetra” di via Bertola, a due passi dalla sede della DKF Folklore, che era in via Micca.
Gli arrangiamenti sono curati da Happy Ruggiero; accompagna Cerruti il complesso dei Diapason.
All’interno vi è un inserto con i testi.
Le quattro canzoni sono dei tradizionali piemontesi molto noti: “Maria Gioana” in particolare è stata incisa da molti altri artisti.
Dall'articolo a destra, tratto da "Stampa Sera" del 15 luglio 1966, vengo a conoscenza che esiste anche un album inciso da Pino Cerruti con lo stesso titolo (e che contiene anche queste quattro canzoni), album che però non ho mai visto.

LATO A

1) Polenta e barbera
2) Maria Gioana

LATO B

1) Chi ch’a monta, chi ch’a cala
2) Giulia la cicolatera

mercoledì 14 marzo 2012

Orchidea De Sanctis - Partners-Partners (strumentale) (1972)












Oggi presentiamo il disco di un’amica del blog, un’attrice famosa che ha avuto il suo periodo di massima notorietà negli anni '70 (ma che ha comunque mantenuto nel tempo la sua fama ed uno zoccolo duro di ammiratori) e che, come molte altre sue colleghe (da Gina Lollobrigida a Claudia Cardinale, da Eleonora Giorgi a Barbara Bouchet), ha all’attivo l’incisione di un disco (anzi, come vedremo, più di uno): Orchidea De Santis.
Si tratta di un 45 giri pubblicato nel 1972 con una canzone, “Partners”, in versione strumentale sul lato B, scritta da Franco Mazzotta.
Abbiamo approfittato dell’occasione del post per farle alcune domande, e vi anticipo che si è dimostrata molto simpatica e disponibile (ha anche regalato tre sue fotografie per gli amici del blog, che potete vedere qui sotto), e non è così scontato quando si ha a che fare con i personaggi del mondo dello spettacolo…ma nel caso di Orchidea si tratta di una persona e non di un perosnaggio.

Orchidea, cominciamo dal nome in copertina: come attrice tu sei nota come De Santis, ma sia nell’etichetta che in copertina è riportato invece De Sanctis, come mai?

De Sanctis sarebbe il vero cognome ma siccome in molte occasioni la c si è persa ho adottato io stessa, come hai potuto notare, un cognome “semplificato”. In ogni caso di Orchidea ci sono solo io!
So che nella tua carriera hai cantato anche in altre occasioni, ma a livello di incisione invece è stata questa l'unica tua esperienza?
No…se partiamo dalla mia  infanzia, come spesso viene indicato dalle mie biografie, ho iniziato a cantare all'età di 7 anni nel coro delle voci bianche della Rai diretto da Renata Cortiglioni.
Dopo breve tempo diventai anche voce solista del coro: ho inciso dischi per bambini con Renato Rascel, Johnny Dorelli e un 45 giri di canzoni della Walt Disney…ma anche opere con Renata Tebaldi e Mario del Monaco ed altri.
Un Orchidea musicale

Ma il disco della Disney era stato pubblicato a nome tuo?
No, il disco uscito era con il nome del coro...la musica è sempre stata una mia passione, ma il mio obbiettivo era il cinema: peccato che in Italia tra i tanti generi cinematografici non ci sia mai stato il musical! Forse perchè troppo costoso, ma per la mia espressione artistica sarebbe stato molto affine. Invece mi sono ritrovata a recitare in surrogati che oggi vengono definiti " I musicarelli".
Insomma appena arrivò la possibilità del primo ruolo in un film abbandonai la canzone, anche se poi mi sono ritrovata a cantare in altre occasioni come in teatro e in altri esperimenti recital-musical a cui mi sono prestata.

Tornando a questo disco, “Partners”, ce l’hai? Che cosa ti ricordi? 
 
Io non ho questo disco e non so come mai non ne ho conservato nemmeno una copia…forse per pudore o per dimenticarlo?
Mi dispiace, ma non conservo nemmeno un ricordo di questa impresa a mio parere poco riuscita, più un gioco che altro direi.
La sorpresa è che pensavo si fosse persa traccia di questa canzone, invece ecco che mi si presenta davanti la prova della sua esistenza.
L'unica cosa che posso dirti è che è stato piuttosto il frutto di una certa popolarità che avevo all'epoca e l'idea di Franco Mazzotta fu proprio quello di sfruttare quel mio momento di popolarità scrivendo un testo  per l'immaginario collettivo e che ammiccava proprio al mio pubblico di allora.
Orchidea cantante

Del testo della canzone ti ricordi qualcosa?

"Partners nella vita io ne ho avuti tanti", questo è l'inizio della canzone che ricordo e che già da subito la diceva lunga…il resto non riesco a farmelo tornare in mente. 
Il titolo faceva riferimento ai partners dei film, ma penso che il testo invece alludesse volutamente  a quelli della mia vita privata, e certamente ce n'erano stati ma non così tanti, anche perchè troppo giovane (allora avevo poco più di 20 anni).
La curiosità che posso regalarti è che nella copertina, fotografato insieme a me, c'è un mio amore di quel periodo. Si chiama Paolo Rosani, all'epoca attore soprattutto di fotoromanzi ma anche di cinema (infatti l'avevo conosciuto durante le riprese di un film di Flavio Mogherini dal titolo "Anche se volessi lavorare che faccio?"), con il quale ho avuto una storia per due anni.
Non so se ti torna utile questo ricordo, ma è veramente tutto ciò che mi è venuto in mente rivedendo questa copertina.
Non ti ricordi nulla sulla registrazione, oppure su questa fantomatica casa discografica, la Roch Records?
Mi dispiace veramente tanto Vito non poter aggiungere altro riguardo la canzone.
Vagamente mi sembra di ricordare di aver inciso la voce su una base. Franco Mazzotta mi propose questo disco e credo che si occupò di tutto il resto, distribuzione compresa.
Niente, non ricordo proprio nessun altro particolare che possa tornarti utile.
Ripeto deve essere tutto caduto nell'oblio proprio perchè più un gioco che altro.

[A questo punto Orchidea ha ascoltato la canzone……]

Dopo aver ascoltato il brano dopo tanti anni, qual è la tua impressione?

Gentile Vito, è una bella sorpresa che mi hai fatto! Pensavo anche peggio!
La voce portata in falsetto ha perso la caratteristica del tono roco ed inconfondibile che mi personalizza, peccato! Chissà perchè questa scelta…non ricordo proprio.
Orchidea cantante a colori
Il testo invece, che pensavo fosse più ammiccante e ambiguo, invece è diretto e molto chiaro e in qualche modo rispecchia, anche se in modo superficiale, un'angolazione della mia personalità. 
La musica che introduce la mia voce mi sembra un tentativo di ricalcare un successo di Isaac Hayes "Shaft " che tra l'altro all'epoca a me piaceva molto.
Insomma un tenero esperimento tutto sommato. Niente di più.
Grazie di avermelo fatto riascoltare.
Ciao e salutami la bella un pò melanconica Torino

.melanconica??? Deve essere da molto tempo che non ci passi…

E' vero, non visito Torino da parecchi anni e certamente avrà subito moltissimi cambiamenti dall'ultima volta che ci sono capitata, ma quello che volevo dire (e non so perché), è che Torino, nella sua struttura più profonda, ha per me un alone un po’ cupo e melanconico che, sempre nella mia percezione del luogo, la caratterizza.
Un caro saluto a te e agli amici del negozio di EuterpeOrchidea 

1) Partners (Franco Mazzotta)
2) Partners - versione strumentale (Franco Mazzotta)

martedì 13 marzo 2012

Michele Accidenti - Adesso comincia la vita/Non ho che un canto (1964)

 










Chissà se gli allievi dell’”Officina Musicale” di Chieri sanno che il docente di composizione, Michele Accidenti-Dentis ha avuto un passato come cantante di musica leggera..!
Natoa Torino il 14 febbraio 1945 (ma figlio di padre siciliano), nel 1964, a 19 anni, dopo aver vinto il concorso “Voci Nuove” di Verbania, si mette in evidenza vincendo il festival di Zurigo con “Adesso comincia la vita”, una delle due canzoni di cui parliamo oggi, scritta da Alberto Testa su musica di Vittorio Giuliani, una canzone melodica tradizionale d’amore, con un’abbondanza di violini nell’arrangiamento.
Violini che abbondano anche in “Non ho che un canto”, canzone molto nota perché tratta dalla colonna sonora di “Biancaneve e i sette nani”, con il testo italiano scritto da Umberto Bertini e Devilli, pseudonimo di Alberto Curci.
La voce di Michele Accidenti è di stampo antico, si rifà ai vari Tajoli e Claudio Villa invece che alle mode beat del momento, e in quegli anni risulta forse fuori tempo (senza nulla togliere, intendiamoci, alla bravura tecnica di Michele): l’anno successivo torna a Zurigo, ma non ripete la vittoria (nel 1965 vince infatti Anna Identici).
Dopo alcuni 45 giri e partecipazioni a varie manifestazioni musicali (tra cui il Festival di Napoli e Napoli contro tutti) e a un film, “Venere in collegio”, Michele nel 1969 si ritirerà dal mondo della musica leggera, riprendendo gli studi lirici (è diplomato al Conservatorio di Torino) e debuttando nel 1973 come tenore, ottenendo lusinghieri successi fino al ritiro definitivo nel 2001, anno in cui decide di dedicarsi all’insegnamento.

1) Adesso comincia la vita (Alberto Testa-Vittorio Giuliani)
2) Non ho che un canto (Umberto Bertini-Alberto Curci-Larry Morey-Frank Churchill)

lunedì 12 marzo 2012

Marisa Sannia - La pasta scotta (1976)












Chi ha seguito gli ultimi dischi pubblicati da Marisa Sannia in lingua sarda ha avuto modo di apprezzare le sue qualità di autrice e di musicista raffinata e di gusto: pochi sanno però che gli esordi come autrice della cantante pupilla di Sergio Endrigo risalgono agli anni '70, ad un album che non esito a definire un piccolo gioiellino, uno dei miei preferiti in assoluto: “La pasta scotta”.
Il disco fu pubblicato nel 1976 (la matrice è datata 1 ottobre), gli arrangiamenti sono curati da Danilo Vaona, e si fanno decisamente apprezzare, forse non per l'originalità ma sicuramente per la cura sonora e il buon gusto.
Passando alle canzoni, la title track è un valzer-ballata stile west coast: se fosse in inglese me la immagino nel repertorio di una Linda Ronstadt o di una Nicolette Larson; anche altre canzoni si rifanno decisamente a questo stile, penso a “E' freddo il tuo caffè”, che pare una cover di Neil Young ed è, invece, scritta testo e musica dalla Sannia (come del resto tutti i brani di questo disco).
“Se sarà più bello” è la classica canzone cantautorale, con un inizio con la chitarra arpeggiata, a cui poi si affiancano gli altri strumenti, tra cui il violino negli intermezzi delle strofe cantate; ed anche “Stagioni nuove” si basa sull'arpeggio della chitarra, mentre il testo, sul trascorrere del tempo e sui cambiamenti, è tra i più interessanti, con un'armonica a bocca che si aggiunge nel finale (peccato che non siano riportati i nomi dei musicisti).
“Vorrei essere io” è una delicata canzone d'amore che chiude il lato A, mentre la canzone che apre il lato B, “Il guardiano”, si stacca un po' dalle atmosfere precedenti ed è sicuramente la più ritmata del disco.
Un po' sottotono “Ma chi sei”, mentre invece è molto bella “Ma quale regina”, sia per la musica, basata sugli archi e sulla chitarra, che per il testo che è su un amore finito e sulla disillusione che ne segue, con dei riferimenti però molto precisi alla presa di coscienza delle donne ed alle lotte femministe di quegli anni (espressi però in modo metaforico e poetico).
“Masticavo chewingum” è una ballata in cui la Sannia racconta la sua adolescenza e la sua giovinezza, paragonandole alla sua vita da adulta.
Conclude il disco “Anche se non so nuotare”, che superando i sei minuti è la canzone più lunga del disco, ed una delle più belle e interessanti: una riflessione sulla vita, un mare in cui ci ritroviamo a doverci muovere anche senza saper nuotare, dal momento della nascita, e sul suo senso. Musicalmente il brano si caratterizza per la lunga coda strumentale, con riferimenti al Neil Young di “On the beach” e “Zuma”, ed il basso in evidenza.
Un disco che, ovviamente, non è mai stato ristampato in cd.

LATO A

1) La pasta scotta
2) Se sarà più bello
3) E' freddo il tuo caffé
4) Stagioni nuove
5) Vorrei essere io

LATO B

1) Il guardiano
2) Ma chi sei
3) Ma quale regina
4) Masticavo chewingum
5) Anche se non so nuotare

domenica 11 marzo 2012

Rita Pavone - Wait for me/It's not easy (1964)












Abbiamo già presentato un  45 giri di Rita Pavone pubblicato all'estero, per la precisione in Inghilterra, in questo post; oggi invece parliamo di un disco pubblicato negli Stati Uniti, nel periodo in cui la cantante torinese era ospitata, come i Beatles, all'"Ed Sullivan Show": spesso ci si dimentica che Rita Pavone è stata, con Gigliola Cinquetti, la cantante italiana più famosa all'estero.
Sul lato A vi è un brano inedito in Italia, "Wait for me", scritto da Sylvia Dee ed Arthur Kent, una canzone nello stile tipico della Pavone, che poi era quello di moda nel periodo, con gli arrangiamenti curati da Marty Manning.
Sul retro invece vi è la cover di "Non è facile avere 18 anni", che la Pavone aveva inciso nel 1963; la cosa particolare è che, alla SIAE; il deposito in italiano non risulta, mentre sono presenti quello della versione spagnola e quello di questa in inglese: ma l'autore del testo risulta essere Mario Cantini (autore in realtà dell'originale in italiano), invece di quello del testo inglese, che è George D. Weiss.
L'arrangiamento di "It's not easy", questo il titolo della traduzione, è di Sammy Lowe, mentre la produzione dei due brani è di Joe Renè.

1) Wait for me (Sylvia Dee- Arthur Kent)
2) It's not easy (George D. Weiss-Andrea Bernabini)

sabato 10 marzo 2012

The Group - See saw-Cool jerk (1966)












Quando l'anno scorso ho fatto vedere questo disco a Lucio Dalla, si è stupito e mi ha detto che non ricordava assolutamente di averlo inciso, fino a poco tempo prima, quando glelo aveva ricordato un libro dedicato alla sua discografia (che ho capito essere quello scritto da Melisanda e pubblicato da Coniglio).
In realtà si ricordava ben poco, anche perchè mi ha spiegato che in quel periodo, se non era in giro a suonare, era negli studi della RCA di Roma a registrare provini, versioni diverse di canzoni e così via, materiale che in gran parte era destinato a rimanere inedito.
Il disco è stato presentato anni fa sul blog del Vampiro, e la sua recensione la potete leggere qui ; posso solo aggiungere che nelle due canzoni suona il complesso di Alessandro Alessandroni (autore con Nistri del lato A), e che il retro, "Cool jerk", è la cover di una canzone di Donald Storball lanciata pochi mesi prima dai Capitols.
Con questo concludo la trilogia dedicata a Lucio Dalla; prossimamente ci sarà sul blog anche un ricordo di Lucia Mannucci, che ci ha lasciato pochi giorni fa, e dei Cetra.

1) See saw (Carlo Nistri-Alessandro Alessandroni)
2) Cool jerk (Donald Storball)

venerdì 9 marzo 2012

I Ragazzi del Sole - Semplici parole/Se giro gli occhi (1968)












Alla scadenza del contratto con la Ariston, i Ragazzi del Sole hanno una divergenza che contrappone il chitarrista, Danilo Pennone, agli altri componenti del gruppo (Paolo Melfi, Arcangelo Aluffi, Carlo Marcoz e Piercarlo Bettini): mentre i quattro vorrebbero continuare suonando rock, Pennone è il fautore di una svolta melodica.
La lite ha un finale particolare: Pennone infatti deposita il nome "I Ragazzi del Sole" alla Camera di Commercio di Torino, e forma il gruppo con altri musicisti (di cui parleremo più avanti); i quattro invece, con Giorgio Marotti come nuovo chitarrista, continuano ad usare lo stesso nome, nonostante le diffide di Pennone, e la vicenda finisce in tribunale.
Alla fine Melfi, Aluffi, Marcoz, Bettini e Marotti sono costretti a cambiare nome: diventano gli "Spirale 20" e continuano l'attività come accompagnatori di Lillian, la bella cantante che incide alcuni 45 giri per la Durium (e su cui ritorneremo).
E i nuovi Ragazzi del Sole di Pennone? Trovano un contratto discografico per la Kansas ed incidono un 45 giri alla fine del 1968 (quello che presentiamo oggi), seguito da altri ed anche da un album e mezzo per la DKF, continuando l'attività fino al 1983, con vari cambi di formazione.
Dicevamo poco fa dei nuovi musicisti che ingaggia Pennone....li riconoscete? Il biondo alla sinistra di Pennone è il batterista, un certo Furio Chirico.....e non mi dilungo perchè penso che bastino il nome e il cognome.
Alla sinistra di Chirico c'è il tastierista, Carlo Lena, mentre i due davanti sono a sinistra Celestino Scaringella, il cantante, e a destra Gianni Foresti, il bassista.
E adesso un piccolo quiz per gli affezionati ed esperti amici del blog: Lena, Scaringella e Foresti formeranno, dopo l'esperienza con i Ragazzi del Sole, un altro gruppo: quale?
Un aiuto può venire forse da questa foto a destra che ritrae i tre in una panchina al Parco del Valentino insieme a Valerio Liboni e Luigi Catalano!
Passando invece alle canzoni del disco, si tratta di due brani melodici, senza infamia e senza lode, scritti da Pennone insieme a Carlo Cordara, musicista che nel decennio successivo, con la sua orchestra, inciderà alcuni album strumentali.
Davvero non sembra che si tratti dello stesso complesso dell'album con Pier Franco Colonna della Jolly o dei 45 giri Ariston con Paolo Melfi.....ed infatti è così!

1) Semplici parole (Carlo Cordara-Danilo Pennone)
2) Se giro gli occhi (Carlo Cordara-Danilo Pennone)

giovedì 8 marzo 2012

Lucio Dalla - Piazza Grande/Convento di pianura (1972)











Di tutte le canzoni incise da Lucio Dalla, ad oggi mi sembra che solo due siano rimaste inedite: una è "Ma questa sera", il lato B del primo 45 giri, che potete trovare qui e l'altra è "Convento di pianura"; retro di "Piazza Grande", di cui parliamo oggi.
Sul lato A penso che non ci sia nulla da dire, è una delle canzoni più note di Dalla, sicuramente anche una delle più belle, e dopo il "prestito" che l'anno precedente Dalla aveva fatto a Rosalino con "Il gigante e la bambina", la musica di "Piazza Grande" è il risarcimento del cantante di Garlasco al bolognese, una musica che ha molte reminiscenze mediterranee, a metà tra Atene e Lisbona.
"Convento di pianura" invece musicalmente mi fa venire in mente "Anna bell'Anna", ed anche questa è un testo di Paola Pallottino; prelude all'esperienza con Roversi, a metà tra il vecchio stile di Dalla e quello nuovo che stava preparando.
Chissà perchè, tra le tante antologie pubblicate, non si sia trovato spazio per questa canzone.

1) Piazza Grande (Sergio Bardotti-Gianfranco Baldazzi-Rosalino Cellamare-Lucio Dalla)
2) Convento di pianura (Paola Pallottino-Lucio Dalla)

lunedì 5 marzo 2012

Blind Alley - Whistle march/I was dreaming (1983)












Ritorneremo a parlare di Lucio Dalla, dopo il post dell'altro giorno, nei prossimi giorni....ed oggi ritorniamo a parlare dei dischi nati sotto la Mole.
Chiunque abbia fatto musica a Torino tra gli anni ’80 e i ’90 ha per forza conosciuto Gigi Restagno: o su qualche palco suonando con altri gruppi tra cui i suoi Blind Alley all’inizio del decennio (e poi gli altri che ha formato), o negli studi di Radio Flash dove era diventato direttore artistico, o ancora in giro per locali….Restagno scomparve prematuramente il 15 gennaio 1997 per un’overdose.
Ricordo che due mesi dopo, a marzo, abbiamo suonato ad un concerto per raccogliere fondi per Antonello Angiulli, chitarrista dei Figli di Guttuso, purtroppo malato e in cura negli Stati Uniti (si raccolsero circa 50 milioni di lire, il Palasport del Parco Ruffini era pieno): c’erano tutti, i Mau Mau i Subsonica, i Fratelli di Soledad, i Dottor Livingstone (non ancora arrivati a Sanremo), gli Statuto, gli Amici di Roland, Mao, ed alla fine tutti insieme abbiamo cantato sul palco “Ma il cielo è sempre più blu”….e mi ricordo che proprio in questo finale qualcuno (forse Max Casacci) disse al microfono che due mesi prima se n’era andato Gigi Restagno.
Nel blog lo ricordiamo con l’unico 45 giri dei Blind Alley, pubblicato nel 1983 dalla Shirak di Johnny Betti, ex Circus 2000: nel gruppo vi erano anche Luca Bertoglio alla chitarra e Marco Ciari alla batteria (Ciari in seguito suonerà in diversi gruppi torinesi, tra cui i Party Kidz e i Fratelli di Soledad), mentre Restagno suonava il basso.
Le sonorità dei due brani risentono un po’ del tempo passato: tuttavia “Whistle march”, rispetto al retro, conserva ancora una sua piacevolezza, specialmente nella parte fischiata con la chitarra in levare.

1) Whistle march (Gigi Restagno)
2) I was dreaming (Gigi Restagno)

venerdì 2 marzo 2012

Lucio Dalla - Lucio dove vai? Rarità e curiosità (2012)












Il primo 45 giri da solista di Lucio Dalla è del 1964, l'anno in cui sono nato io: in pratica è sempre stato presente negli anni della mia vita, anche se il primo ricordo che ho è di qualche anno successivo.
Ero un bambino e, alla tivù dei ragazzi, c'era un programma che si chiamava "Gli eroi di cartone", mi pare il martedì, con cartoni animati che venivano presentati e commentati, e che io scoprivo per la prima volta (fino a quel momento conoscevo solo Topolino, Paperino e gli altri personaggi Disney): lo presentava questo strano tipo barbuto, con una coppola in testa, e cantava anche la sigla, un brano breve e ritmato dove venivano citati alcuni dei cartoni animati presentati, da Asterix a Charlie Brown.
Il secondo ricordo, di poco successivo, è del Festival di Sanremo: la canzone era "4/3/1943", e da quel momento Lucio Dalla diventò uno dei cantanti preferiti di mio padre (insieme a Celentano).
A Sanremo Dalla tornò l'anno successivo con "Piazza Grande"; io però cominciai a seguirlo veramente nel 1976, quando a dodici anni seguii la trasmissione televisiva "Il futuro dell'automobile" e cominciai ad apprezzare "Nuvolari", "Mille miglia", "Intervista con l'avvocato" ed anche le canzoni precedenti, comprese tutte quelle in cui, in un modo o nell'altro, appare Torino ("Un'auto targata TO" e "Mela da scarto"), la città in cui aveva debuttato, anni prima, al "Le Roi".
Poi venne il periodo delle radio libere, ed iniziai a lavorare a Radio Incontri, periodo che coincise con una trilogia di dischi, "Come è profondo il mare", "Lucio Dalla" e "Dalla", che sono il picco della produzione musicale di Dalla e che trasmisi spesso nei vari programmi (in particolare mi piaceva molto "Quale allegria", canzone forse oggi un po' dimenticata); e nel 1979 ci fu l'indimenticabile concerto allo Stadio Comunale con De Gregori, eravamo in 60.000, forse anche di più, e, per Torino, era il primo grande raduno musicale (anche se li vedevo lontanissimi perchè, penso per motivi di sicurezza, non ci avevano fatto scendere sul prato quindi eravamo sulle gradinate).
Pochi mesi dopo, il 4 marzo 1980, vado al Palasport a vedere De Gregori (era il tour di "Viva l'Italia")....a un certo punto fu portato sul palco un baule, più o meno a metà concerto, si aprì e sbucò fuori Dalla, che aveva deciso di festeggiare il compleanno in questo modo, regalandosi un'esibizione davanti al pubblico torinese.
Poi nel 1982 mia madre una sera mi portò al "Cinema Massimo" ad un incontro sulla canzone d'autore: c'erano Francesco Guccini, Alberto Camerini e Freak Antoni degli Skiantos, e finalmente riuscii a farmi fare un autografo ed a parlargli: era un po' che non uscivano suoi dischi, gli chiesi quando ci sarebbe stato un nuovo 33 giri e mi disse che era questione di pochi mesi.
Infatti l'anno successivo uscì "1983", e mi ricordo che, dopo l'acquisto a scatola chiusa ed il primo ascolto, rimasi deluso: mi pareva che fosse un disco un po' confuso ed inferiore ai precedenti.
Devo dire che l'ho riascoltato di recente, ed oggi mi sembra invece un buon disco: non so se sia perchè con il tempo tutto diventa più bello, o perchè, in effetti, da altri dischi successivi ebbi delusioni ancora maggiori.
Ho continuato a seguire Dalla, e devo dire che in ogni disco c'era una zampata, a volte due, che mi facevano non pentire dell'acquisto, ma non ci fu più nessun album che mi colpì nella sua interezza.
Ricordo molte belle canzoni: da "Viaggi organizzati" mi colpì "Tutta la vita" (che evidentemente colpì anche Olivia Newton-John), da "Bugie" "Chissà se lo sai", dal disco con Morandi "Felicità", mentre da "Cambio" "Le rondini".
Comunque una presenza costante, che specialmente in certi anni con le sue canzoni mi ha accompagnato negli anni che sono venuti, e che voglio ringraziare: per questo ho deciso di preparare questo post, affiancando alcune rarità che ho di Dalla con altre curiosità (duetti particolari, ad esempio) o con semplici canzoni a cui sono legato e che ho citato fino a qui, per dirgli un grazie che potrà anche apparire retorico, e forse lo è, ma in certi momenti non si può fare a meno di essere retorici.



1) Lucio Dalla - Lucio dove vai? (Sergio Bardotti-Lucio Dalla-Gianfranco Reverberi) - 1967
2) Lucio Dalla - Fumetto (Sergio Bardotti-Lucio Dalla-Armando Franceschini) - 1970
3) Lucio Dalla - Occhi di ragazza (Sergio Bardotti-Gianfranco Baldazzi-Lucio Dalla-Armando Franceschini) - 1970
4) Lucio Dalla - 1999-in spagnolo (Lucio Dalla-Sergio Bardotti-Gianfranco Reverberi-Lucio Dalla) - 1967
5) Lucio Dalla - Ramirez-da "Senza Rete" (Lucio Dalla) - 1969
6) Lucio Dalla - Piazza Grande-in spagnolo (Sergio Bardotti-Gianfranco Baldazzi-Lucio Dalla-Rosalino Cellamare) - 1972
7) Lucio Dalla - Itaca (dal vivo a Bologna 1974) (Sergio Bardotti-Gianfranco Baldazzi-Lucio Dalla) - 1974
8) Lucio Dalla & gli Idoli - 4/3/1943 dal vivo (Paola Pallottino-Lucio Dalla) -1970
9) Lucio Dalla - Non sono matto o la capra Elisabetta (Gino Paoli-Lucio Dalla) - 1970
10) Lucio Dalla & Antonello Venditti - Funiculì Funiculà (Giuseppe Turco-Luigi Denza) - 1976
11) Lucio Dalla & Francesco De Gregori - Bufalo Bill in inglese (Francesco De Gregori) - 1979
12) Lucio Dalla & Francesco De Gregori - Where do sailors really go (Lucio Dalla-Francesco De Gregori) - 1979
13) Lucio Dalla - La signora di Bologna (Norisso-Lucio Dalla) - 1976
14) Lucio Dalla, Francesco De Gregori & Antonello Venditti - L'internazionale (Eugène Pottier-Pierre de Geyter) - 1976
15) Lucio Dalla & Renzo Zenobi - Telefono elettronico (Renzo Zenobi) - 1981
16) Lucio Dalla - Com'è profondo il mare-da ''Cantautori srl speranze rabbie libertà'' (Lucio Dalla) - 1979
17) Lucio Dalla - Lunedì cinema (Lucio Dalla) - 1982
18) Lucio Dalla - Felicità (Lucio Dalla) - 1988
19) Lucio Dalla - Mon amour-dall'album ''Liederalbum'' (Lucio Dalla) - 1983
20) Lucio Dalla, Gianni Morandi e Francesco Guccini - Emilia (Francesco Guccini-Lucio Dalla) - 1988
21) Lucio Dalla - La donna cannone-RAI-Live ad Assisi con Francesco De Gregori 31-12-1997 (Francesco De Gregori) - 1997
22) Lucio Dalla - Atento al lobo (Ron) - 1993
23) Lucio Dalla & Edoardo De Angelis - Sulla rotta di Cristoforo Colombo (Edoardo De Angelis-Lucio Dalla) - 1992
24) Chico Buarque de Hollanda - Minha história (Chico Buarque De Hollanda-Lucio Dalla) - 1971
25) Francesco De Gregori e Angela Baraldi - Anidride solforosa (Roberto Roversi-Lucio Dala) - 1994
26) Lucio Dalla - Vecchia America (Lelio Luttazzi) - 2006
27) Olivia Newton-John - Tutta la vita (Davitt Sigerson-Lucio Dalla) - 1989
28) Lucio Dalla -  Le rondini (Lucio Dalla-Mauro Malavasi) - 1990

giovedì 1 marzo 2012

Silvana Aliotta - Luglio e agosto-Se vuoi andare via (1966)












Di Silvana Aliotta abbiamo già parlato presentando due 45 giri di Silva Grissi….che non è altro che uno pseudonimo della futura cantante dei “Circus 2000”.
Questo è il suo secondo disco, e contiene sul lato A la canzone che Silvana presentò quell’anno a “Un disco per l’estate”, “Luglio e agosto”, spensierata ed orecchiabile canzone estiva (scritta da Vincenzo D’Acquisto per il testo e da Vittorio Sforzi e Gino Mazzocchi per la musica, anche se il nome di quest’ultimo manca sull’etichetta), dove però la Aliotta riesce a mettere in evidenza la sua notevole voce.
Più melodico il retro, “Se vuoi andare via”, scritta dall’insegnante di canto di Silvana, il maestro Cirulli (noto come Raf Cristiano), con Mazzocchi e con il testo scritto da due torinesi, Giovanni Vergnano e Remato Scala.

1) Luglio e agosto (Vincenzo D’Acquisto-Vittorio Sforzi-Gino Mazzocchi)
2) Se vuoi andare via (Renato Scala-Giovanni Vergnano-Raffaele Cirulli-Gino Mazzocchi)