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sabato 30 aprile 2011

Nuccio Nicosia-Luciano Selli (1961)












Questo 45 giri della Emanuela Records è datato 6 aprile 1961, ed in effetti le due canzoni contenute sono rappresentative di quelli che erano due generi in voga in quel periodo.
Sul lato A Nuccio Nicosia canta "Manuelito cha cha", di Aldo Valleroni ed Arrigo Amadesi, che è, appunto, un cha cha cha; il testo, senza alcuna pretesa, racconta di questo personaggio, "Manuel, Manuel Manuelito, / sei il mago del cha cha cha" recita il ritornello.
Forse ad alcuni di voi il nome di Aldo Valleroni non dirà nulla,  ma è stato autore della musica di un evergreen come "Una rotonda sul mare" (con Bongusto e Pietro Faleni) e di altri grandi successi come "Mi va di cantare" (con Marino Marini), presentato a Sanremo da Louis Armstrong e "Piccola piccola", incisa da Carmen Villani.
"Non piangerò" è invece un tipico terzinato da night, con il sax languido ed un assolo di violino verso la metà, cantato da Luciano Selli; sull'etichetta la canzone risulta firmata dal solo Valleroni, mentre il deposito Siae cita anche Silvana Simoni come coautrice del testo.
Non ho alcuna notizia di Selli, mentre di Nuccio Nicosia so che ha poi creato un'orchestra a suo nome, esibendosi per anni nei locali torinesi; ha inciso alcuni 45 giri per la Cetra e, negli anni '70, si è avvicinato al rock progressivo con il gruppo "Nicosia & C. Industria Musicale", con musicisti torinesi molto noti come Pierluigi Mucciolo, Pippo Colucci e Johnny Capriuolo.
I due cantanti sono accompagnati dal complesso di tal Bonazelli.

1) Manuelito cha cha (Aldo Valleroni-Arrigo Amadesi)
2) Non piangerò (Aldo Valleroni-Silvana Simoni-Aldo Valleroni)

venerdì 29 aprile 2011

AA.VV. - Grande Italia (1975)

Questo post era preparato da qualche settimana, poi per vari motivi ne è stata rimandata la pubblicazione: l'ho inserito oggi per ricordare Piero Guccini che, come forse qualcuno di voi ha saputo, se n'è andato la domenica di Pasqua (facciamo le condoglianze da parte del blog e dei suoi collaboratori al fratello Francesco).
L'album doppio "Grande Italia", prodotto da Dodo Veroli e Pier Farri e pubblicato dalla EMI nel 1975, è, a quanto ci risulta, l'unica pubblicazione ufficiale di Piero, presente con due canzoni: la lunga (oltre i 10 minuti) "Antidoto" e "Muccona mia", che è stata anche cantata dal fratello in una puntata di "Onda libera", il programma televisivo di Roberto Benigni andato in onda tra il 1976 ed il 1977.
Piero è anche autore della musica di "Mondo nuovo", il brano conclusivo di "Amerigo".
Tornando a "Grande Italia", si tratta di un disco che racchiude alcuni brani di artisti modenesi o comunque legati alla città (come i Nomadi di Novellara), brani per lo più inediti: il "Grande Italia" era un bar di Modena, che oggi non esiste più, raffigurato nella copertina del disco (con molti dei musicisti che partecipano all'incisione), che era il punto di ritrovo dei musicisti della città.
Gli artisti più noti, oltre ai Nomadi presenti con "Sorprese" (inclusa nell'album "Gordon" dello stesso anno) sono Francesco Guccini con l'inedito "Le belle domeniche" (anni dopo inclusa in un'antologia su CD), Victor Sogliani e Franco Ceccarelli dell'Equipe 84, Amos Amaranti, ex-componente dei Nomadi, e Rosanna Barbieri, che altri non è che una delle due cantanti dei Daniel Sentacruz Ensemble (l'altra è Mara Cubeddu), nota anche con lo pseudonimo "Linda Lee".
Vi sono poi altri artisti noti a livello locale, ad esempio i "Ghirlandina Libera", il gruppo dell'armonicista Franco Anderlini, il cui nome deriva dalla Ghirlandina, la torre campanaria del Duomo di Modena, o Panzer, che è lo pseudonimo del cantautore Romano Rossi, noto soprattutto come autore di testi per i Nomadi.
Tra i musicisti non modenesi presenti vi sono Toni Esposito, Vince Tempera, Bob Fix ed Ettore De Carolis che, come sanno i lettori di "Musica leggera", contribuì agli arrangiamenti di "Le belle domeniche".
Il disco venne registrato tra l'aprile 1974 ed il febbraio 1975 negli studi "Regson" di Milano, "EMI" di Roma e "Chantalain" di Roma; questi ultimi sono gli studi di proprietà di Bobby Solo, ed il nome è la contrazione di quello dei due figli del cantante, Chantal ed Alain.
Anche qui vi sono alcune discordanze tra i dati SIAE e l'etichetta: ad esempio "La vita" e "Mosaico femminile" sono firmate da Romano Rossi per il testo e da Germano Tagliazucchi e Beppe Carletti per la musica; tuttavia nel disco la firma di Carletti scompare, così come scompare in "G.I.Blues", insieme a quella di Rossi, che sull'etichetta è attribuita al solo Marco Tosatti.
"L'inquietudine", di un non meglio precisato "M. Merchiori", non risulta depositata.

DISCO 1 - LATO A

1) Luciano Sirotti & Pavullo Band - La vita (Romano Rossi-Germano Tagliazucchi-Beppe Carletti)
2) Rosanna Barbieri - Mosaico femminile (Romano Rossi-Germano Tagliazucchi-Beppe Carletti)
3) Francesco Guccini - Le belle domeniche (Francesco Guccini)
4) G.I. Band - G.I. Blues (Romano Rossi-Marco Tosatti-Beppe Carletti)
5) Victor Sogliani - L'inquietudine (M. Merchiori)

DISCO 1 - LATO B

1) Piero Guccini - Antidoto (Piero Guccini)
2) Panzer & G.I. Band - Pensieri di un amico (eroina) (Romano Rossi-Marco Tosatti-Beppe Carletti)
3) Patullo Band - Mnemophoto (Germano Tagliazucchi-Beppe Carletti)

DISCO 2 - LATO A

1) I Nomadi - Sorprese (Romano Rossi-Beppe Carletti)
2) Ghirlandina Libera - Dolce tropico (Marco Tosatti-Beppe Carletti)
3) Piero Guccini - Muccona mia (Piero Guccini)
4) Franco Ceccarelli - Perchè no (Franco Ceccarelli)
5) Ghirlandina libera - Linea E.O. (Marco Tosatti-Luciano Stella)

DISCO 2 - LATO B

1) Amos & Amici - Glasberg (Urzinato) (Amos Amaranti)
2) Ghirlandina Libera - Escalation (Marco Tosatti-Beppe Carletti)
3) Amos & G.I.Band - L'amore su di voi (Amos Amaranti)
4) Germano & G.I. Band - Hacienda (Germano Tagliazucchi-Beppe Carletti)

Bonus track: 1) Francesco Guccini - Mondo nuovo (Francesco Guccini-Piero Guccini) - 1978

giovedì 28 aprile 2011

Circus 2000 - Regalami un sabato sera/Ho regalato i capelli (1971)













Dopo i dischi incisi come "Silva Grissi", Silvana Aliotta incontra allo "Swing Club" di Torino un gruppo di musicisti appassionati di jazz: Roberto Betti, detto "Johnny", alla batteria, Gianni Bianco al basso e Marcello Quartarone detto "Spooky" alla chitarra, tutti torinesi: in breve tempo decidono di formare un gruppo che all'inizio si chiama "Best Genius" e poi in seguito cambia il nome in "Circus 2000".
All'inizio infatti la Aliotta usa ancora il nome Silva per le esibizioni, come si può vedere ad esempio in un articolo pubblicato su "La Stampa" del marzo 1970.
Ora apro una parentesi, che ha come tema il modo in cui vengono scritti i libri musicali in Italia: un modo che spesso definire approssimativo è dir poco. Prendiamo ad esempio il "Dizionario della canzone italiana" pubblicato nel 1990 dalla Curcio, ed apriamo la pagina relativa ai Circus 2000, pagina 396....la voce è curata da "D.S.", e tutti sappiamo benissimo di chi si tratta.....giornalista musicale e televisivo molto noto, cosa scrive per i Circus 2000? "Gruppo vocale e strumentale nato a Genova intorno alla metà degli anni Sessanta". Non commento. Come ho detto, si tratta di un esempio, i due volumi sono pienissimi di errori di questo tipo.....ma chiudiamo la parentesi e torniamo ai Circus 2000.
Sulla nascita del gruppo mi hanno raccontato alcune notizie sia Silvana sia Johnny Betti, che ho intervistato entrambi (....e chissà se, quando e dove verranno pubblicate queste due interviste): di Johnny, padre di un noto batterista torinese, Elvin Betti, potete vedere l'autografo sul retro di copertina del disco.
Riporto un passo dell'intervista a Silvana:

Vito: Nel 1970 nascono invece i Circus 2000: come è avvenuto il passaggio dalla carriera solista a quella di componente di un gruppo?

Silvana: Loro esistevano già.....era successo questo: io avevo iniziato ad ascoltare la nuova musica inglese e americana, la psichedelia, queste cose qui, e non ero più così soddisfatta: mi sarebbe piaciuto fare altro.
Verso la fine del 1969 ascoltai in un locale un gruppo, che erano i Circus 2000, anche se allora si chiamavano “Best Genius”, un nome che aveva scelto Johnny Betti, il batterista....erano ragazzi molto bravi come musicisti, che amavano il jazz e si esibivano in genere allo “Swing Club”.
In breve, iniziai a cantare con loro ed insieme preparammo il materiale, che fu poi quello che costituì il primo album.

Vito: Come avvenne il passaggio alla Rifi?

Silvana: In modo molto semplice: all'epoca le etichette avevano ancora i talent scout, che andavano in giro ad ascoltare i gruppi nei locali per scegliere i migliori, e funzionava veramente, non come ora.
Venne ad ascoltarci Tonino Ansoldi, il marito di Iva, che ci propose un provino a Milano, che passammo e ci proposero il contratto: ma ad Ansoldi non piaceva il nome ed alla fine saltò fuori Circus 2000.

Vito: Come mai avete scelto di cantare in inglese?

Silvana: Fu una scelta mia....era una lingua più adatta a quello che volevamo fare, a quel tipo di musica. In seguito abbiamo anche cantato in italiano, da Regalami un sabato sera in poi, ma in generale la nostra musica aveva delle sonorità più adatte all'inglese.

Silvana cita "Regalami un sabato sera", ed è proprio questo il disco di cui parliamo oggi....con il gruppo Silvana si allontana dal tipo di sonorità dei suoi dischi precedenti da solista, e si avvicina ad un interessante mix di psichedelia e rock progressivo che fanno di lei la Grace Slick italiana (....io almeno ho sempre trovato similitudini tra le due voci, e devo dire che la cantante dei Jefferson Airplane è una delle mie cantanti preferite, personalmente l'ho sempre trovata migliore rispetto a Janis Joplin).
"Regalami un sabato sera" è però distante dal loro stile, anche perchè si tratta di una sigla televisiva, di "Teatro 10", scritta dal chierese Leo Chiosso per quel che riguarda il testo e dal maestro Gianni Ferrio per la musica: la canzone è piacevole e può ricordare i Matia Bazar dei primi tempi.
La canzone sul retro è anch'essa legata ai regali: si intitola infatti "Ho regalato i capelli": l'etichetta riporta come autori Bob Michaels e Vermar, ma in Siae non risulta con questo titolo...si tratta della versione in italiano di "Must walk forever", contenuto nel primo album del gruppo, ma la registrazione non è la stessa; questa in italiano risulta infatti essere più lunga di più di un minuto.
Michaels era l'ex-organista dei Dave Anthony's Moods, gruppo di rhythm 'n' blues attivo anche in Italia alla fine degli anni '60, sia in proprio che come session men, sostituito, al momento dell'abbandono del gruppo, dal futuro nomade Chris Dennis; ora Michaels vive in Svizzera.
Michaels e Vermar, uno pseudonimo dietro ci si celava Marinco Rigaldi (editore musicale legato alla Ri-Fi), avevano firmato anche tutte le canzoni contenute nel primo album dei Circus 2000: in realtà tutte le canzoni sono scritte dai componenti del gruppo, solo che nessuno di loro era iscritto, all'epoca alla Siae. 
Sui reali autori dei brani del loro album si può leggere un'interessante intervista al bassista Gianni Bianco.
La produzione del disco è curata da Enrico Intra.

1) Regalami un sabato sera (Leo Chiosso-Gianni Ferrio)
2) Ho regalato i capelli (Bob Michaels-Vermar)
Bonus track: 3) Must walk forever (Bob Michaels-Vermar)

mercoledì 27 aprile 2011

Milva – Liberta! (1975)












Questo post doveva in origine essere inserito il 25 aprile poi, per vari motivi, non ho fatto in tempo a terminarlo, ed allora parliamo oggi di questo album di Milva, "Libertà" (ma sulle due etichette il titolo ha un punto esclamativo, assente in copertina): sicuramente uno dei adischi più adatti per la festa della Liberazione.
Si tratta di un concept-album del 1975 che racchiude canzoni di varia provenienza legate da un filo conduttore tematico, che è appunto la libertà, ed una di queste canzoni si intitola "25 aprile 1945": è un testo del commediografo Luigi Lunari musicato da Gino Negri ( il musicista che si occupa degli arrangiamenti del disco e che è anche autore di alcune musiche, e della traduzione di "Memento" e di "Horst Wessel Lied"), noto anche per l'incisione effettuata dai Gufi (con il titolo mutato in "Non maledire questo nostro tempo").
Alcuni di questi brani sono di provenienza latinoamericana: è il caso della celeberrima “La cucaracha”, messicana, e di “Venceremos” e “Simon Bolivar”, entrambe cilene (ed entrate nel repertorio degli Inti Illimani), mentre "Los cuatro generales" è un canto spagnolo antifranchista.
Dalla Germania proviene “Horst Wessel Lied”, con testo di Brecht, mentre “Viva la libertà”, che apre il disco, è un estratto dal “Don Giovanni” di Mozart, con il testo scritto da Lorenzo Da Ponte (…a tale proposito, si può affermare che Da Ponte-Mozart sono stati i Mogol-Battisti del ‘700!).
"Memento", già citato, è un brano di Garcia Lorca, mentre "Per i morti di Reggio Emilia", la celeberrima canzone del torinese Fausto Amodei che ricorda le vittime delle manifestazioni contro il governo Tambroni del luglio 1960 (Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, ed Afro Tondelli, citati nel testo del brano) non ha certo bisogno di presentazioni.
"Nell'attimo breve" è un bel testo del poeta dalmata Nichi Stefi, musicato da Negri, e ricorda la strage neofascista del 28 maggio 1974 a piazza della Loggia a Brescia.
Infine una notazione su "Simon Bolivar": la canzone nell'interno della copertina  e nell'etichetta è attribuita a Ruben Lenna ed ad autore anonimo: si tratta di un evidente errore, poichè l'autore del testo è il paroliere (e spesso compositore) uruguaiano (anche se oggi tutti usano il termine uruguagio, di derivazione ispanica) Ruben Francisco Lena mentre la musica è dell'argentino Isidro Venezolano Contreras, musicista virtuoso del cuatro, che incise alcuni dischi negli anni '60 per l'etichetta "Discos Qualiton".


LATO A
1) Viva la libertà (Lorenzo Da Ponte-Wolfgang Amadeus Mozart)
2) Memento - Da "Opera poetica" (Federico Garcia Lorca; traduzione di Carlo Bo e Gino Negri)
3) Horst Wessel Lied (anonimo-Bertoldt-Brecht; traduzione di Gino Negri)
4) 25 aprile 1945 (Luigi Lunari-Gino Negri)
5) Per i morti di Reggio Emilia (Fausto Amodei)
6) Nell'attimo breve (Nichi Stefi-Gino Negri)

LATO B

1) Quaggiù in filanda (tradizionale; adattamento: Gino Negri)
2) La cucaracha (anonimo)
3) Los cuatro generales (anonimo) 
4) Venceremos (Sergio Ortega-Claudio Iturra)
5) Simon Bolivar (Ruben Lena-Isidro Contreras)


lunedì 25 aprile 2011

Giuanin d' Porta Pila - L' parco d' me pais/Me amis Giaco (1964)












Questo è un post "misterioso"...nel senso che non so nulla dell'esecutore, che si firma "Giuanin d' Porta Pila", su cui non ho trovato nulla di nulla né nelle riviste musicali dell'epoca né nell'Archivio de "La Stampa" dove, essendo evidentemente un artista locale, forse si poteva trovare qualche trafiletto, almeno....e invece nulla di nulla.
Se devo azzardare un'ipotesi, ho due nomi possibili: uno è quello di Gipo Farassino, che nel 1964 era proprio sotto contratto con la Pig (per cui incideva anche con lo pseudonimo "Tony D'Angelo"), l'altro è quello di Vanni Moretto, direttore artistico dell'etichetta, piemontese.
Vanni è un diminutivo di Giovanni, in piemontese Giuanin....a favore dell'ipotesi Farassino c'è invece il fatto che uno dei suoi brani recitati più famosi è "La predica": il recitato sul lato A di questo disco è anch'esso una predica, per cui mi è venuto il sospetto che Farassino potrebbe aver riutilizzato un'idea precedente passata sotto silenzio agli inizi della sua carriera......chissà!
Per i due titoli non è riportato alcun autore, né risultano essere depositati alla Siae.

1) L' parco d' me pais
2) Me amis Giaco

sabato 23 aprile 2011

Bruno Lauzi - Genova per noi (1975)












Una delle (tante) vergogne della discografia italiana è, senza alcun dubbio, la mancata ristampa su CD degli album di Bruno Lauzi.
Bisogna dire che il cantautore nato ad Asmara è in buona compagnia: non sono mai stati ristampati, ad esempio, gli album di Rosalino Cellamare, quelli di Modugno per la Curci e la Carosello, molti di Endrigo (tanto per citarne alcuni).
Per questo motivo oggi parliamo di un album di Bruno Lauzi, del 1975, intitolato "Genova per noi" (dall'omonima celeberrima canzone di Paolo Conte che apre il disco).
Si tratta di un album in cui Lauzi rivisita alcuni suoi vecchi brani in genovese, aggiungendo alcuni inediti: oltre alla canzone scritta dal cantautore astigiano (che la incide nello stesso anno nel suo secondo album), che descrive come i Piemontesi vedono Genova, possiamo ricordare due canzoni scritte dal bravo cantautore dialettale ligure Sergio Alemanno (insieme a Franco Piccolo), "O strassé" e "Ostaie", e "La nostra spiaggia", cover di "C'était notre plage" di Frank Thomas (in copertina uno degli autori della canzone, Sainturat, viene trasformato in "Saintura".
Tra i vecchi brani riarrangiati meritano una citazione "O frigideiro" e "A bertoela", in assoluto le prime due incisioni effettuate da Lauzi come cantautore, pubblicate nel 1963 con lo pseudonimo "Miguel e i Caravana", con i testi scritti da Giorgio Calabrese.
Conclude l'album una rivisitazione del classico genovese "Ma se ghe penso".

LATO A

1) Genova per noi (Paolo Conte)
2) A bertoela (Giorgio Calabrese-Bruno Lauzi-Gian Franco Reverberi)
3) O scioco(Giorgio Calabrese-Bruno Lauzi-Gian Franco Reverberi)
4) Ostaie (Sergio Alemanno-Franco Piccolo)
5) Sto ciccheton de un Gioan (Franco Franchi-Gian Franco Reverberi )
6) Vicoli (Bruno Lauzi)

LATO B

1) La nostra spiaggia (C’ètait notre plage) (Bruno Lauzi-Frank Thomas-Christian Charles Sainturat)
2) A ‘rappa (Giorgio Calabrese-Roberto Livraghi)
3) Mae ben (Giorgio Calabrese-Roberto Livraghi)
4) O strasse (Sergio Alemanno-Franco Piccolo)
5) O frigideiro (Giorgio Calabrese-Bruno Lauzi-Gian Franco Reverberi)
6) Ma se ghe penso (Mario Cappello-Attilio Margutti)

venerdì 22 aprile 2011

Marco Bonino – Summer song/Since when I love you (1985)












Marco Bonino, nato a Torino il 20 giugno 1952, ex componente dei Venegoni & Co. e dal 1984 chitarrista dei Nuovi Angeli (con cui suona tutt’ora, insieme a Paki Canzi, dopo una pausa di qualche anno, anche se recentemente hanno avuto dei problemi legali con un'altra formazione che sta usando lo stesso nome e che è composta da due ex componenti, Renato Sabbioni e Valerio Liboni), nel 1985 realizza la sigla del ‘’Giro festival’’, ‘’Summer song’’.
Prodotto dal già citato Liboni, il disco contiene due canzoni cantate in inglese, scritte entrambe da Bonino per le musiche (mentre il testo di “Summer song” è di Rita Cetra e quello di “Since when I love you” di Bonino), che risentono degli influssi di un certo pop inglese che parte dai Beatles per arrivare ai Queen.
Pubblicato dalla Panarecord, etichetta milanese di proprietà di Sergio De Gennaro, il disco non ottenne grossi riscontri commerciali.

1) Summer song (Marco Bonino – Rita Cetra)
2) Since when I love you (Marco Bonino)

giovedì 21 aprile 2011

Una canzone, una storia - I quattro ciucci (The darktown strutters ball)

Con il post di oggi inauguriamo una nuova serie, che speriamo accolta con favore: il titolo, “Una canzone, una storia”, già lascia intendere che si affronteranno alcune versioni di una canzone, spesso lontane nel tempo, raccontando alcune notizie su di essa; i post di questo tipo saranno quindi multipli, trattando anche alcuni dei vari supporti in cui la canzone è stata pubblicata.
E’ ad esempio il caso del brano che inaugura questa nuova serie, “I quattro ciucci”: in esso infatti parleremo anche di un 45 giri dei Freddie’s e di un EP dei già noti (per i frequentatori del blog) Campanino.
Molti conoscono la canzone “I quattro ciucci” grazie all’esecuzione di Renzo Arbore, incisa nel 2002 nel suo album “Tonite!Renzo swing”….alcuni si ricordano una vecchia edizione di “Canzonissima” (in realtà in quell'anno intitolata "Gran Premio") in cui la stessa canzone era cantata da un complesso…ma come nasce questa canzone?
Shelton Brooks (4 maggio 1886-6 settembre 1975) è un compositore jazz nato in Canada che, nel 1901, si trasferisce a Detroit. Pianista, inizia a collaborare a commedie musicali e spettacoli teatrali, avvicinandosi al dixieland.
Nel 1917 scrive una canzone, “The darktown strutters ball”, lanciata dall’”Original Dixieland Jass Band”, composta da Johnny Stein alla batteria, Alcide Nunez al clarinetto, Tom Brown ed Eddie Edwards ai tromboni, il celeberrimo Nick La Rocca alla tromba ed al corno ed Henry Ragas al pianoforte.
La band, che pochi mesi prima ha inciso un altro brano destinato nel corso del tempo a diventare un evergreen, “Tiger rag”, incide “The darktown strutters ball” su un 78 giri per la Columbia (A2297, sul retro “(Back Home in) Indiana”), ed il disco ottiene molto successo; in questa versione il testo della canzone è completamente in inglese.
Le versioni si susseguono sin da subito, a volte con piccole modifiche al titolo (“At the darktown strutters' ball”, “The darktown strutters' ball” ed anche solo “Strutters' ball), e la canzone diventa in breve tempo uno standard per molti gruppi; nel 1940 i "Chicago Rhythm Kings" del batterista George Wettling la incidono in versione strumentale, e nel secondo dopoguerra riscuote un buon successo la versione di Joe Liggins, incisa con i suoi Honeydrippers nel 1947.
Nel 1954 viene incisa da Lou Monte, un cantante italo-americano (in realtà si chiama Louis Scaglione ed è nato il 2 aprile del 1917, l’anno della prima uscita del brano): Monte ha l’abitudine di inserire, in alcune canzoni, dei testi in italiano, pronunciati con la tipica pronuncia degli Italiani all’estero, e così per “Darktown strutters’ ball” il testo non-sense racconta di un tizio che va a prendere la ragazza con quattro ciucci perché ha un appuntamento “sotto ‘o basament…”.
Lanciata dall’RCA Victor, la canzone ha un grosso successo in tutto il mondo.












I Campanino – T’amerò/I quattro ciucci/T’aggia di ‘na cosa/Ma è proprio ‘o vero (1958)

E "The darktown strutters ball" arriva anche in Italia, dove per primi la incidono i Campanino: la loro versione, pubblicata dapprima su 45 giri come retro di “T’amerò” (Jolly, J 20019, 22 gennaio 1958), viene poi inserita in un EP con altre due canzoni incise in un altro singolo, “T'aggia di 'na cosa” e “Ma è proprio 'o vero?”.
“T’amerò” è un terzinato come andava di moda in quel periodo, non particolarmente originale, così come “Ma è proprio ‘o vero”, mentre più interessante è “T’aggia di ‘na cosa”, sulla falsariga del filone umoristico napoletano che in quel periodo otteneva notevole successo con Carosone e Van Wood, tra gli altri.
Il brano migliore dei quattro è proprio “I quattro ciucci”.
Una cosa particolare di questo EP è che non sono scritti i nomi degli autori dei brani, né in copertina né sull’etichetta; ci vengono in aiuto i due 45 giri, con copertina standard Jolly forata, che riportano come autori di "T'amerò" e "Ma è proprio 'o vero?" Rino Da Positano (cioè Gennaro Torchia, su cui prossimamente faremo un post) e un non meglio precisato Lombardi, mentre "T'aggia di 'na cosa" è firmata da Testoni per il testo e da Malgoni per la musica.

LATO A
1) T’amerò (Rino Da Positano-Lombardi)
2) I quattro ciucci (Shelton Brooks)

LATO B
1) T’aggia di ‘na cosa (Giancarlo Testoni-Gualtiero Malgoni)
2) Ma è proprio ‘o vero? (Rino Da Positano-Lombardi)












I Freddie’s – I quattro ciucci/Se mi chiedessi (1964)

Nel 1964 “I quattro ciucci” è ripresa dai Freddie’s, gruppo romano in cui vi è tra i componenti Gianni Mazza, anni dopo conosciuto come direttore d’orchestra ed arrangiatore; il complesso porta il brano a “Gran Premio”, il programma televisivo che quell’anno è abbinato alla “Lotteria di Capodanno”, nella finalissima del 6 gennaio.
Oltre a Mazza alle tastiere, il complesso è composto da Francesco Barbone alla chitarra, Fausto Minerba (detto “Freddie”, da cui il nome del complesso) al basso e Paolo De Leonardis alla batteria.
Da notare che, sull’etichetta, Shelton Brooks è riportato con il nome ed il cognome separati, come se si trattasse di due persone diverse (…e questo la dice lunga sulle competenze dei discografici dell’epoca….).
La versione dei Freddie’s si distingue da quella dei Campanino per l’arrangiamento, più vivace rtimicamente ed arricchito da ragli d’asino e dialoghi recitati.
Sul retro vi è “Se mi chiedessi” (alla Siae è però depositata come “Se io chiedessi”) una canzone che vede tra gli autori Fausto “Freddie” Minerba, sia per il testo (con il chitarrista Barbone) che per la musica; l’altro autore è Virgilio Braconi, musicista marchigiano (originario di Corridonia) autore di una delle prime canzoni dell’Equipe 84, “Liberi d’amare”.

1) I quattro ciucci (Shelton Brooks)
2) Se mi chiedessi (Fausto Minerba-Francesco Barbone-Fausto Minerba-Virgilio Braconi)

martedì 19 aprile 2011

Silva Grissi - Il processo-Dea dei giovani (1968)












Ritorniamo a parlare di Silvana Aliotta (su cui non mi dilungo, essendomi già nel post precedente su di lei soffermato sulle sue qualità vocali) con questo secondo disco inciso per la DKF di Happy Ruggiero, sempre nel 1968.
La canzone sul lato A è la cover della notissima “End of the world” degli Aphrodite’s Child, ed il testo italiano è di Luciano Beretta.
Anche “Dea dei giovani” è una cover di una canzone greca, con testo sempre di Beretta, ma non sono riuscito a risalire al titolo dell’originale: nell’etichetta del disco c’è un errore di stampa, e tra gli autori è riportato “Pistiladis” al posto di “Pitsiladis”, cioè Evangelis Pitsiladis, mentre l’altro autore originale è Eleuteris Papadopoulos (…insomma, la translitterazione dall’alfabeto greco a quello latino, come sa chi ha studiato il greco, si presta ad alcune “interpretazioni”, ad esempio per quel che riguarda la v e la u).
In ogni caso si tratta di un brano piacevole ed orecchiabile.
In entrambe le canzoni suona l’orchestra di Happy Ruggiero

1) Il processo (Luciano Beretta-Boris Bergman-Vangelis Papathanassiou)
2) Dea dei giovani (Luciano Beretta – E. Pistiladis – E. Papadopoulos)

lunedì 18 aprile 2011

Gerardo Carmine Gargiulo - Avellino Express (1981)

E dopo un post su un cantautore torinese, uno su un cantautore del sud, anche se trasferitosi dal dicembre del ’71 a Milano, come racconta lui stesso in “L’espresso delle ventuno”, la canzone che apre il suo unico album, “Avellino Express”, del 1981: un album conosciuto soprattutto per una canzone celeberrima, “Una gita sul Po”, ma un disco in realtà interessante nel suo complesso.
Quando arriva al traguardo dell’LP Gargiulo è nel mondo musicale da dieci anni, dieci anni di una gavetta fatta di sporadici 45 giri (che in futuro presenteremo) e soprattutto di canzoni scritte per altri artisti, a volte anche con buon successo (ad esempio “Io volevo diventare” per Giovanna, incisa anche dalla Vanoni, o “Fresca fresca” per Peppino Di Capri).
Ha lavorato per lo più con la Ariston di Alfredo Rossi, per poi passare alla EMI (con cui pubblica un 45 giri in napoletano, con “Napule more” e “M’arricordo”) ed infine alla Spaghetti Records, etichetta creata da Alessandro Colombini in società con Shel Shapiro e Silvio Crippa, distribuita dall’RCA: e proprio per la Spaghetti esce, finalmente, l’album.
Il disco è molto curato, per quel che riguarda la realizzazione, con la partecipazione di musicisti come Ellade Bandini alla batteria ed Andrea Sacchi alla chitarra, Roberto Giuliani dei Maxophone alle tastiere ed Urbano Miserocchi dei “Domodossola” ai cori (riportato però nell’interno di copertina erroneamente come “Umberto”); ma anche la scrittura di Gargiulo (autore di tutti i testi e le musiche) è di alto livello, mi ricorda per alcune cose Mimmo Cavallo, altro meridionale vissuto al nord (a Torino), e si passa da canzoni intimiste a brani ironici, come “Invidia” che, inizialmente, viene scelta come canzone di punta ed è molto trasmessa dalle radio private.
Nel testo di questo brano Gargiulo si rivolge all' “eletta schiera” dei suoi colleghi cantautori, citandone alcuni (Bennato, Guccini, Branduardi, De Gregori, Venditti, Zero, Dalla) raccontandone in maniera bonaria i difetti, e ad un certo punto cita anche il suo maggiore successo come autore, la già citata “Io volevo diventare”.
Presto però nelle radio si afferma un’altra canzone, “Una gita sul Po”, che in breve tempo viene anche pubblicata su 45 giri e partecipa nel 1982 al “Disco Verde”: diventa una canzone notissima, reinterpretata anche dal Quartetto Cetra ed usata in spot pubblicitari.
“Una gita sul Po” però non basta per far decollare la carriera di Gargiulo, soprattutto a causa della chiusura della Spaghetti, dovuta a litigi di natura economica tra i tre soci.
Una spiegazione sui primi versi di “L’autore”, che sono dei numeri: per chi non lo sapesse è abitudine, in fase di composizione, prima di scrivere le parole cantare sulla melodia dei numeri a caso, per inquadrare la metrica….e c’è anche un gruppo torinese che, a partire da quest’uso, ha scritto una canzone il cui testo è costituito solo da numeri, intitolata “69”….

LATO A

1) L’espresso delle ventuno
2) Beato me
3) Esposito Gennaro
4) Concetta
5) C’è una donna

LATO B

1) Una gita sul Po
2) L’autore
3) Invidia
4) Me ne vado in Canadà
5) Avellino

domenica 17 aprile 2011

Gianni Siviero - Gianni Siviero (1972)












Se il Club Tenco avesse, tra i suoi obiettivi, anche quello di riscoprire e rilanciare artisti che sono stati ingiustamente dimenticati, pur avendo invece qualcosa di interessante da proporre (a volte anche più di “colleghi cantautori, eletta schiera” che continuano ad incidere più per motivi contrattuali che per reale ispirazione), ebbene Gianni Siviero avrebbe tutte le carte in regola per essere invitato a cantare qualche suo brano degli anni ’70, con qualche inedito.
Magari nella stessa sera insieme a Giorgio Laneve, Renzo Zenobi, Ernesto Bassignano, Luigi Grechi e Mauro Pelosi (….tanto per citarne alcuni), e magari al posto di tanti altri nomi che salgono negli ultimi anni sul palco del Club Tenco probabilmente per cercare di attirare i ggiovani “alternativi, autoridotti e fuori dall’ottica del sistema”.
Ma non divaghiamo…..e raccontiamo qualcosa di Gianni Siviero, cantautore torinese (è nato sotto la Mole nel 1938, anche se poi ha vissuto a Milano) che incise tre album negli anni ’70: due per la Divergo di Mario De Luigi ed uno, il primo, per la Produttori Associati…..ed è proprio di questo che parliamo oggi.
L’album, se risente in certe sonorità, di quello che era il gusto del periodo, pur avendo qualche difetto (ad esempio, a mio parere, la voce di Siviero che in certi brani non è del tutto convincente e che forse è stata registrata velocemente) mette comunque in evidenza le doti di scrittura del cantautore, che in alcuni dischi successivi dimostrerà una maturità compositiva ulteriore (mi riferisco in particolare a “Del carcere”, il suo secondo album del 1975).
Tra le canzoni, sono da ricordare “Due rose”, una triste storia d’amore, “Il fabbricone”, sulla vita di un operaio (che musicalmente si discosta dagli altri brani), “Il momento giusto”, sul tema della morte, “Non ha importanza”, una canzone d’amore a ritmo di valzer, e “Periferia”.
La produzione è attribuita a Jerry H. Reichman, che firma anche la presentazione del disco, ma la mia impressione è che si tratti di uno pseudonimo; gli arrangiamenti sono curati da Nicola Piovani, che arricchisce con l’orchestra d’archi le melodie, mentre i testi e le musiche sono tutte di Siviero.

LATO A

1) Non hai capito
2) Il momento giusto
3) Il fabbricone
4) Non ha importanza
5) Il rientro

LATO B

1) Due rose
2) Sconosciuti
3) Migratrice
4) Fantasia
5) Periferia

venerdì 15 aprile 2011

Emanuela Cortesi - Il mio volo bianco/Il pretesto (1974)












Il secondo personaggio collegato al concerto dell'altro giorno di Dalla e De Gregori è Emanuela Cortesi, che da più di un anno è la corista nel tour dei due cantautori.
Emanuela è da anni un'affermata corista, ed ha lavorato con cantanti come Baglioni, Ramazzotti, Morandi, Fossati, Pino Daniele, Elio e le Storie Tese e la Pausini....ma in realtà ha iniziato la sua carriera, nei primi anni '70, come cantante solista, e nel 1974, con "Il mio volo bianco", ha partecipato al Festival di Sanremo.
L'autografo di Emanuela Cortesi
Dopo il concerto abbiamo fatto una chiacchierata: è rimasta molto stupita del fatto che qualcuno si ricordasse di quei dischi incisi decenni fa, e scherzando mi ha anche detto che non ci tiene tanto a far sapere di essere sulla scena da così tanti anni, perchè poi si saprebbe qual è la sua vera età....e devo dire che in effetti, vista da vicino, Emanuela Cortesi sembra molto più giovane dei suoi 53 anni.
Comunque è una persona molto gentile e disponibile, come devo dire spesso sono quei cantanti che, dopo un periodo più o meno breve sotto i riflettori, sono tornati a lavorare dietro le quinte (o, a volte, ad occuparsi di tutt'altro).
Ma veniamo alle due canzoni di questo disco...."Il mio volo bianco" è una canzone melodica, molto sanremese, scritta da Flavio Zanon per il testo e da Italo Ianne e Claudio Daiano per la musica (di Daiano abbiamo già parlato in uno dei primi post   del blog, ed è per lo più autore di testi).
"Il pretesto" è invece la canzone sul lato B, scritta da Claudio Celli (ex componente del Quartetto Radar e marito di Betty Curtis) per il testo e da Corrado Tringali, Albino Mammoliti ed Oscar Rocchi (che se ricordo bene dovrebbe essere il fratello del più noto Claudio) per la musica, ed è musicalmente più ritmata.
Gli arrangiamenti e la direzione d'orchestra sono curati da Ninni Carucci (il cui nome di battesimo è Carmelo).
Forse la Cortesi avrebbe meritato maggior fortuna come cantante solista, ma in ogni caso la sua carriera come corista è di tutto rispetto; sicuramente questo blog tornerà, prima o poi, a parlare di un suo disco.

1) Il mio volo bianco (Flavio Zanon-Italo Ianne-Claudio Daiano)
2) Il pretesto (Claudio Celli-Corrado Tringali-Albino Mammoliti-Oscar Rocchi)

giovedì 14 aprile 2011

Guido Guglielminetti - Grida piano/Anna ha un buon motore (1981)












Ieri sera, con alcuni amici del blog, sono stato all'Auditorium del Lingotto per vedere il concerto "Work in progress" di Lucio Dalla e Francesco De Gregori....e dedicherò due post a due artisti collegati a questo concerto: il primo è il bassista Guido Guglielminetti, nato a Torino il 15 dicembre 1952. Guglielminetti ha suonato, nel corso della sua carriera, in molti dischi fondamentali per la musica leggera italiana degli ultimi anni: da "Il mio canto libero" di Battisti a "E nell'aria...ti amo" e "Tu" di Tozzi, per approdare dapprima al gruppo di Fossati (con un altro torinese, Elio Rivagli, alla batteria) e poi, da "Scacchi e tarocchi" in poi, in quello di De Gregori; è anche autore di canzoni, di cui la più nota è senza dubbio "Un'emozione da poco" per Anna Oxa.
Il bassista torinese nel 1981 ha anche inciso un 45 giri da solista: due anni fa ho intervistato Guido per "Musica leggera"....l'intervista poi, per vari motivi, non è stata pubblicata, ma copio ed incollo quello che Guglielminetti ha raccontato sulla sua realizzazione.

Quel disco lì nasce da un'esperienza anomala...con il successo di Tozzi, io e lui eravamo considerati un po' i gemellini, eravamo sempre insieme, ci conoscevamo da anni....e poi con il successo come autore di “Un'emozione da poco”, successe questo: io bazzicavo spesso alla CGD, e un bel giorno quello che per me è un genio assoluto, e che allora era il direttore delle edizioni musicali, Franco Daldello, mi disse questa frase che io mi ricorderò per tutta la vita: “Ma tu, che sei così amico di Umberto, perchè non scrivi un pezzo come Ti amo”?
Io rimasi completamente allibito, perchè non sapevo se dovevo mettermi a ridere o cosa...ma lui era serio, serissimo, non mi ricordo se gli risposi lì per lì...nel frattempo, come ti ho detto, era uscito “Un'emozione da poco”, un grande successo, e questi qua della CGD mi fecero credere che avevano un qualche interesse artistico nei miei confronti e mi proposero un contratto.
In realtà lo scopo, che però ho capito ad anni di distanza, era quello di fare in modo che io non firmassi con la RCA, con cui avevo i contatti tramite Ivano Fossati, in quel momento io ero un autore di successo: onde evitare che io firmassi con l'RCA, loro mi proposero il contratto....”Scrivi un po' di pezzi, facciamo un 45 giri....”, e così firmai un contratto di tre anni più due di opzione, e loro mi allettarono con un anticipo, attenzione, un anticipo non un ingaggio.
Ed io lì presi il doppio bidone, perchè mi diedero l'anticipo sulle royalties facendomi firmare delle cessioni di credito (che, tra l'altro, adesso sono illegali....), per cui io negli anni successivi restituii alla CGD tutta la somma che mi avevano anticipato, tramite trattenute sui miei diritti Siae.
Comunque mi fecero fare questo 45 giri, in cui non credeva nessuno, o meglio, io un po' ci credevo se no non l'avrei fatto... feci questa cosa e nessuno si preoccupo di dirmi “Guarda che così è una cagata, arrangialo così”, oppure “scrivi altri pezzi”....e mi fecero fare questa cosa che tra l'altro ebbe una lavorazione difficile.
Infatti in sala mi dovevano aiutare Umberto alle chitarre ed Euro alla batteria, per cui iniziammo le registrazioni in uno studio a Torino dei due brani, quindi mettemmo la batteria, il basso, Umberto sovraincise diverse chitarre, ed era venuta una cosa anche carina sennonchè, durante la lavorazione, Umberto litigò con Alfredo Cerruti il quale non voleva pagargli quello che lui aveva chiesto per fare questo lavoro.
Allora Umberto si incazzò, mi chiese scusa, e cancellò tutte le tracce delle chitarre e della batteria, ed io rimasi con il nastro con la mia voce ed il basso....allora ricominciai tutto da capo, ed alla fine venne fuori un lavoro deludente, mediocre già alla base e realizzato anche male...e quindi ecco perchè preferisco dimenticare questo disco.....almeno per quanto possibile, perchè non è un bel ricordo.
Ma la cosa divertente fu che quando andammo negli Stati Uniti per la tournée con Tozzi, Zanaboni e Cristiani, suonando in un locale di cui non ricordo il nome ma che era pieno di quegli Italiani d'America da film, che allora c'erano e credo che ci siano ancora, con il soffitto del locale che era un cielo stellato assolutamente kitsch, alla fine venne un signore con la moglie, calabrese o siciliano, che si capiva meglio quando parlava in inglese che in italiano....e venne da me a farsi firmare proprio quel 45 giri: era arrivato, non so come, negli Stati Uniti e venne a farselo firmare: questa è l'unica soddisfazione che ho ricavato da questo disco.

Devo dire che, ascoltando le due canzoni, non mi sento di condividere l'autocritica di Guido: le due canzoni non sono poi così male, chissà cosa ne pensano gli amici del blog!

1) Grida piano (Guido Guglielminetti)
2) Anna ha un buon motore (Guido Guglielminetti)

mercoledì 13 aprile 2011

Giorgio Lo Cascio – La mia donna (1973)












Dei “quattro ragazzi con la chitarra” cantati da Venditti in “Notte prima degli esami” abbiamo finora in questo blog parlato solo di uno, Ernesto Bassignano, presentando il suo primo album; oggi parleremo di un altro dei quattro, Giorgio Lo Cascio.
Come molti sanno, il duo originale che si esibiva al Folstudio era costituito proprio da Lo Cascio con Francesco De Gregori; in seguito ai due si aggiunsero Venditti e Bassignano
Approdati alla IT di Vincenzo Micocci, Venditti e De Gregori debuttarono nel 1972 con “Theorius Campus”, in cui Giorgio Lo Cascio è autore della musica di una canzone, “La casa del pazzo”, ed in cui partecipa suonando la chitarra.
Gli amici gli ricambiano la cortesia: in “La mia donna”, il suo debutto su LP (pubblicato a dicembre 1973), Antonello Venditti suona il pianoforte e si occupa della produzione (oltre che cantare in “Sogno a stomaco vuoto”), mentre De Gregori è l’autore della fotografia sul retro; inoltre vi è un quarto cantautore, Renzo Zenobi, che suona la chitarra acustica.
Tra gli altri musicisti del disco sono da ricordare la sezione ritmica dei “Blue Morning”, e cioè Alfredo Minotti alla batteria e Sandro Ponzoni al basso, Maurizio Giammarco, sempre dello stesso gruppo, al sax, al flauto e al moog, ed Alessandro Centofanti al pianoforte.
L’album descrive nelle canzoni la storia d’amore tra il cantautore e la consorte, Ivana.
“E’ un’artista” (…ma sul retro di copertina il titolo è erroneamente riportato come ‘’E’ un artista”, senza apostrofo) è la canzone che dà il titolo all’album, contenendo infatti la frase “La mia donna”; “Nuovo messaggio” è l’unica canzone che, musicalmente, si discosta dalle altre, che sono acustiche e generalmente poco ritmate.
“Ho cercato di dirti” è una delle canzoni più vecchie: ne esiste una versione del gennaio 1970 in un bootleg dal vivo al Folkstudio di Lo Cascio con De Gregori (“Folkstudo 24-1-1970”).
Tutte le canzoni sono scritte da Giorgio Lo Cascio, sia per i testi che per le musiche; il cantautore si occupa anche degli arrangiamenti.
Ovviamente l’album non è mai stato ristampato in CD…!

LATO A

1) E’ un’artista
2) Non ricordo
3) Ninna nanna
4) Sogno a stomaco vuoto
5) Sei mesi come una vita

LATO B

1) Lettera dal fronte (lontano)
2) Nuovoi messaggio
3) Ivana
4) Ho cercato di dirti
5) Ultima bottiglia

martedì 12 aprile 2011

Raf Cristiano – EP (1971)












Di Raf Cristiano abbiamo parlato nel primo post dedicato a Silva Grissi; Raf Cristiano è lo pseudonimo di Raffaele Cirulli, oggi insegnante di pianoforte al Conservatorio di Alessandria (dopo aver tenuto la stessa cattedra per quasi trent’anni al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino), nonché concertista, ma che per lungo tempo è stato attivo nella musica leggera torinese e non, come compositore, musicista, arrangiatore ed anche come solista: ha infatti pubblicato alcuni album, Ep e 45 giri di musica strumentale, spesso con arrangiamenti di canzoni note.
In realtà Cirulli non è nato a Torino, ma a Roma: sotto la Mole però ha studiato, trasferendosi con la famiglia nel secondo dopoguerra.
In questo disco, un Ep (quindi un 45 giri con quattro brani), vi sono due celebri brani strumentali tratti da due film dell’epoca, “Love story” e “ Anonimo veneziano”, e due canzoni partecipanti a “Un disco per l’estate” del 1971, la celeberrima “La riva bianca, la riva nera”, e la sconosciutissima “L’amore l’amore” di Gioia Mariani, cantante della Kansas.

LATO A

1) Love story (Francis Lai)
2) L’amore l’amore (Luciana Medini-Mario Mellier)

LATO B

1) Anonimo veneziano (Stelvio Cipriani)
2) La riva bianca, la riva nera (Alberto Testa-Eros Sciorilli)

lunedì 11 aprile 2011

Daniele Pace – Che t’aggia fà/Dimme che t’aggia fa (1979)












....e dopo qualche giorno, ritorniamo a parlare di musica e dischi...
Daniele Pace, nato a Milano da genitori pugliesi, è una di quelle figure rilevanti della storia della musica leggera italiana, la cui importanza è stata forse recuperata solo post mortem: per anni la critica seria e paludata ha accostato il suo nome, insieme a quelli di Mario Panzeri e Lorenzo Pilat, come simboli della canzonetta orecchiabile e leggera di bassa qualità, mentre invece la storia di Pace, a partire dall’esperienza con i Marcellini per passare a quella di autore (senza tralasciare peraltro quella come componente degli Squallor), è la storia di un paroliere e compositore sempre personale, spesso ironico e giocoso ma anche profondo, con una capacità di scrittura non comune.
Su Pace sono in preparazione molti post, anche su alcune incisioni risalenti ai primi anni ’60; tuttavia iniziamo con quella che è sicuramente la sua canzone da solista più nota, “Che t’aggia fa”, che era la sigla della trasmissione televisiva “La sberla” nel 1979.
Il brano, in napoletano, non avrebbe sfigurato all’interno di uno degli album degli Squallor, e ricorda lo stile di Totò Savio, per intenderci; il testo è di Pace e Francesco Grossi, mentre la musica di Pace e Corrado Conti, maestro del teatro La Scala di Milano e spesso collaboratore di Pace.
Sul retro vi è la versione strumentale del brano.

1) Che t'aggia fà (Daniele Pace-Francesco Grossi-Corrado Conti-Daniele Pace)
2) Dimme che t'aggia fà (Corrado Conti-Daniele Pace)

giovedì 7 aprile 2011

Maurizio Cerutti (9 aprile 1974-6 aprile 2011)

Ciao Maurizio!
Oggi il blog farà una pausa e non parlerà di nessun disco...ma ricorderà una persona che, purtroppo, ci ha lasciato ieri mattina, a pochi giorni dal suo trentasettesimo compleanno: Maurizio Cerutti.
Maurizio Cerutti (il primo a destra) con i Powerillusi nel 2008

Maurizio, come probabilmente sa chi ha seguito in questi ultimi anni i Powerillusi, non era soltanto un batterista, ma era innanzitutto un ragazzo buono e gentile, educato e disponibile, che aveva un amore sterminato per la musica (Beatles in primis).
Dal 1998 suonava la batteria con noi, prima aveva avuto esperienze in altri gruppi, ricordo gli Swampop.....ed insieme avevamo anche messo su, alla fine degli anni '90, un gruppo parallelo, i Vitols, specializzato in cover dei Beatles.
Maurizio ai bonghi (a sinistra) al Magazzino di Gilgamesh
Da un po' di tempo, però, Maurizio non suonava più: doveva infatti combattere una battaglia contro un male che l'aveva colpito, così giovane...l'inizio di un calvario (lo stesso che ha vissuto, due anni fa, mia mamma) che si è concluso ieri mattina.
Siamo vicini ai suoi familiari: la mamma, il fratello e Virginia.
Ci mancherà, ogni volta che suoneremo.....e chissà che lassù Maurizio non continui a pestare tom e rullante, magari in compagnia di John Bonham e Keith Moon.

mercoledì 6 aprile 2011

Los Gildos – Miguel son mi!/Ciao Miguel (1974)












Quand’ero piccolo (stiamo parlando degli anni ’60), a due passi da casa mia, in via Balbis, c’era una grande azienda di cioccolato e dolciumi, la Talmone, fondata nel 1850 da Michele Talmone.
Quest’azienda aveva anche, alla fine degli anni ’50, sponsorizzato il Toro: penso che, insiema al Lanerossi Vicenza, questo sia stato uno dei primi casi di abbinamento tra una squadra di calcio ed una grande azienda….nel caso dei granata l’abbinamento non fu dei più fortunati: appena nata, la Talmone Torino retrocesse in serie B, con sommo gaudio di noi bianconeri.
Comunque questo episodio è significativo dell’enorme importanza che la Talmone dava alla pubblicità, evidenziato anche dai “due vecchietti” che erano un po’ il simbolo del cacao Talmone e che, oltre che essere rappresentati sulla confezione, erano usati per la pubblicità dell’azienda sui giornali e sulle riviste.
Con l’avvento della televisione e di Carosello, la Talmone si affidò alla più importante azienda pubblicitaria torinese, quella di Armando Testa, per studiare uno spot, e la Testa incaricò Romano Bertola, che scrisse una canzoncina (in collaborazione con Aldo Lossa) inventandosi il personaggio di un messicano baffuto, Miguel, che ad un certo punto diceva la frase “Miguel son mi”.
Bertola ne registrò una versione con i Los Marcellos Ferial, ma pare che non ne fu soddisfatto…ed allora contattò un complesso torinese, i Los Gildos, che avevano già inciso qualche 45 giri per la Prince, una delle tante case discografiche torinesi…..il trio, che si esibiva in molti locali cittadini e del Piemonte, era composto da Ermenegildo Nadalin (morto il 23 luglio 2009, conosciuto come Gildo, da cui il nome del complesso), Sandro (di cui non sono ancora riuscito a reperire il cognome) e Dino Zanino, morto qualche giorno fa in una casa di riposo a Robilante, ad 86 anni….e questo post nasce anche per ricordarlo, visto che come al solito “La Stampa” non ha nemmeno dato la notizia.
Bertola chiama anche per le registrazioni il Piccolo Coro del Maffei, che era un Istituto Scolastico in corso Regina all’angolo con corso Potenza e che ora non esiste più; inoltre partecipa in prima persona all’incisione, dicendo la celebre frase “Miguel son mi!” (o, in alternativa, “Miguel son sempre mI”):…Bertola era solito partecipare agli spot che ideava: sua era anche, ad esempio, la voce del celebre Jo Condor nello spot “Gigante, pensaci tu!” (….in quello la frase era “E che, ci ho scritto Jo Condor?”).
Gli arrangiamenti delle due canzoni (in realtà si tratta dello stesso brano con due testi e due titoli diversi) sono realizzati da Romano Farinatti, musicista di cui abbiamo già parlato qui nel blog a proposito di Gipo Farassino.
Un’ultima cosa: il disco che presentiamo è datato 1974, ma si tratta di una riedizione: infatti l’originale venne messo in commercio nel 1967.

1) Miguel son mi! (Romano Bertola-Aldo Lossa-Romano Bertola)
2) Ciao Miguel (Romano Bertola)

martedì 5 aprile 2011

Andrea Lo Vecchio - Storie d'amore (1968)












Non abbiamo ancora dedicato un post, in questo blog, a Roberto Vecchioni, ma rimediamo oggi, a quasi due mesi dalla vittoria a Sanremo, presentando quest'album di....Lo Vecchio (e non Vecchioni....). Ma prima facciamo un passo indietro.
Anno scolastico 1975-1976....sono in prima media. Un giorno il professore di lettere venne in classe con il registratore e ci fece ascoltare una canzone: poi spiegò le guerre tra Persiani ed Ateniesi, e collegò, in qualche modo, il brano appena ascoltato, che si intitolava "La battaglia di Maratona", con la lezione.....passò il tempo, e mi rimase la curiosità di saperne di più su questo disco....non era così semplice, all'epoca internet non esisteva e, nonostante frequentassi abitualmente "Maschio" in piazza Castello e "Rock'n'Folk" in via Viotti (due celebri negozi di dischi torinesi, oggi il primo, dove ogni tanto capitava di incontrare Tonina Torrielli, non esiste più ed il secondo si è spostato) non trovai mai questa canzone.
Poi un giorno, dopo tanti anni, a casa di Franco Settimo (che definisco, senza tema di smentita, il maggior esperto in tutta la nazione sui cantautori italiani), vidi un disco di un personaggio che fino a quel momento conoscevo di nome come autore di molte canzoni (da "E poi" per Mina a "Help me" per i Dik Dik")....e lessi, tra i titoli, proprio quello di "La battaglia di Maratona", la canzone di tanti anni prima: in qualche mese Franco riuscì a procurarmi il disco, ed è a questo 33 giri che è dedicato il post di oggi.
Il primo album da solista di Andrea Lo Vecchio, ''Storie d'amore'', è scritto interamente con Roberto Vecchioni, autore dei testi, e la presenza del cantautore professore (in realtà in questo periodo non è ancora cantautore...) è addirittura rimarcata in copertina sul retro, anche se in quegli anni non è che si facesse molto caso agli autori delle canzoni.
Lo stile di Vecchioni è già, in nuce, quello che svilupperà a partire da "Parabola": vi è il rimpianto per gli amori passati ("Il bene di Luglio"), le riflessioni su Dio ("Quando Dio vincerà" si può collegare a "Per la cruna di un ago", "Giuda" o "Blumun") o quelle che utilizzano la storia o la mitologia per raccontare il presente ("La battaglia di Maratona" è la mamma di "Aiace", "Roland", "1099" et similia).
Musicalmente il disco è per lo più acustico, ed alla chitarra si affianca una tastiera in "Il bene di Luglio", una chitarra elettrica solista in "Di te" e "Il solito Dikinson", un pianoforte in "L'anniversario", un'armonica a bocca in "Quando Dio vincerà"; nel retro copertina viene citato come collaboratore il chitarrista Andrea Sacchi.
Le uniche due canzoni di questo disco che Vecchioni inciderà sono "Quello che non sai"; in un mini cd di quattro canzoni allegate al volume "Voci a San Siro", pubblicato da Arcana nel 1992, ed "Il bene di luglio", come bonus track nel CD del 2011 "Chiamami ancora amore".
Un'altra versione di ''Il bene di luglio'' è stata incisa da Bruno Lauzi nel 1970 nel suo album omonimo, che segna il suo debutto con la Numero Uno, con un arrangiamento curato da Elio Isola; e queste sono le tre bonus tracks del disco.
Lo Vecchio e Vecchioni comporranno ancora insieme per qualche anno, poi Vecchioni si affiancherà a Renato Pareti (scrivendo tra gli altri molti successi dei Nuovi Angeli), fino a diventare cantautore in toto; Lo Vecchio comporrà molti successi per altri ed inciderà anche lui alcuni album come cantautore....le strade dei due, però, non si incontreranno mai più.

LATO A
1) Il bene di luglio
2) L'erede dei Proof
3) Di te
4) Il solito Dikinson
5) L'anniversario
6) Quando Dio vincerà

LATO B
1) Non era il caso
2) Quello che non sai
3) La battaglia di Maratona
4) Il mio coraggio
5) La piazza
6) Poi vennero a cercarla

BONUS TRACKS:
1) Roberto Vecchioni - Quello che non sai (1992)
2) Roberto Vecchioni - Il bene di luglio (2011)
3) Bruno Lauzi - Il bene di luglio (1970)



lunedì 4 aprile 2011

Valerio Liboni – Cambiare casa/Non hai capito proprio niente (1985)












Valerio Liboni inizia la carriera come cantautore avendo alle spalle un quindicennio passato a suonare dapprima nei Ragazzi del Sole (dal 1969 al 1971), poi con la Strana Società (fino al 1976), che fonda, ed infine con i Nuovi Angeli, in cui sostituisce Mauro Paoluzzi ed in cui suona nella prima metà degli anni ’80; ha avuto inoltre alcuni successi come autore, come “E muoviti un po’” per Fiorella Mannoia e “Ciao nonnino” per Erminio Macario. Proprio con Macario aveva lavorato per anni come spalla comica il padre di Valerio, Gianni, mentre la bisnonna, Emilia Scolara, con il nome d’arte di “Virginia Fleury” era stata una diva del café-chantant all’inizio del secolo e poi del cinema muto.
L’inizio della sua attività come solista coincide anche con un momento felice nella vita privata: Liboni si lega infatti a Jo Chiarello (ve la ricordate “Che brutto affare”?), da cui ha la sua unica figlia, Martina.
Il 45 giri che presentiamo è del 1985, pubblicato dalla F1 Team (etichetta della Panarecord), e Liboni è autore di entrambi i brani insieme a Marco Bonino, anche lui componente dei Nuovi Angeli.
Mentre “Cambiare casa” è un terzinato, “Non hai capito proprio niente” si basa su una chitarra arpeggiata; entrambi i testi sono d’amore.

01) Cambiare casa (Marco Bonino-Valerio Liboni)
02) Non hai capito proprio niente (Marco Bonino-Valerio Liboni)

domenica 3 aprile 2011

Marina Moran – Eden rock/La ragazza color caffé (1963)












Marina Moran è una di quelle cantanti che hanno avuto un breve periodo di piccola notorietà in Italia, grazie alla provenienza esotica (nel suo caso, il Brasile) che consentiva inoltre, grazie all’enorme differenza rispetto ad oggi per quel che riguarda la diffusione delle informazioni, di propagandare in Italia successi notevoli all’estero, spesso inventati dagli addetti stampa delle case discografiche.
Nel caso di Marina Moran, pseudonimo di Silvia Maria de Lourdes, le biografie “ufficiali” raccontano di una carriera iniziata nel 1958 e di un successo con una canzone, “Lady Bossa Nova”, da cui deriva il suo soprannome.
Arrivata in Italia, incide alcuni 45 giri per la CAM ed un album intitolato “Lady Bossa Nova in Italy”, con l’orchestra di Gianni Ferrio ed alcuni grandi jazzisti (da Enzo Grillini a Berto Pisano, da Tino Fornai, il noto violinista dell’orchestra 013 di Piero Piccioni, a Gino Marinacci), in cui canta alcuni successi brasiliani.
Oggi presentiamo invece un suo 45 giri inciso per la Cetra, l’etichetta che poi la portò a Sanremo nel 1964 con “Sole, pizza e amore”, in coppia con Aurelio Fierro; questo disco fu pubblicato nel 1963, e nella matrice è riportato il mese di luglio.
“Eden rock” non ha proprio nulla di rock, se non il titolo….è una canzone che cerca di riprendere le tipiche sonorità brasiliane di quegli anni, in cui la bossa nova e il samba erano la moda del momento; sonorità che si ritrovano anche in “La ragazza color caffè”, con parte del testo in portoghese.
Entrambe le canzoni sono scritte da Tino Fornai per il testo e da Gianni Ferrio per la musica; i due autori però, chissà perchè, si firmano usando gli pseudonimi “Lady Park” e “Arlesien”: forse per dare un tocco di esotismo alle canzoni?
L’orchestra è diretta dal maestro Mario Migliardi.

1) Eden rock (Tino Fornai-Gianni Ferrio)
2) La ragazza color caffé (Tino Fornai-Gianni Ferrio)

sabato 2 aprile 2011

Franco Tozzi Off Sound - Ricordi/Il mio amore per Jusy (1971)












Questo è il secondo post che dedichiamo al fratello maggiore di Umberto Tozzi, Franco, ed anche in questo caso ci occupiamo di un disco della fase finale della sua carriera, quella con la Kansas, l’etichetta di Domenico Seren Gay.
Come per gli altri, anche in questo Franco Tozzi è accompagnato dagli Off Sound, il complesso in cui hanno suonato, in vari periodi, Tore Melillo, Guido Guglielminetti ed Umberto Tozzi: questo disco è del 1971, l’anno in cui questi ultimi due lasciarono gli Off Sound per entrare nel gruppo di Patrick Samson, per cui non si sa se Guido ed Umberto parteciparono a questa incisione o se fossero già stati sostituiti.
Le due canzoni, che non ebbero alcun successo, non sono però musicalmente male; sono un po’ carenti i testi, tutto sommato banalotti, scritti dai fratelli Seren Gay (nel caso di “Il mio amore per Jusy” con la collaborazione di Franco Clivio) , mentre le musiche sono di Franco Zauli (coautore, tra le tante, con Gian Piero Reverberi della musica di “Il pescatore” di De André) in collaborazione con il cantautore Mario Scrivano.
“Ricordi” inizia con un’introduzione strumentale di organo, per poi proseguire sulla linea del pop melodico di quei primi anni ’70, con un assolo di organo a metà canzone e nel finale; in “Il mio amore per Jusy” è in evidenza la chitarra elettrica, sulla base di organo, anche qui presente come sull’altro lato.

1) Ricordi (Giorgio Seren Gay - Domenico Seren Gay – Mario Scrivano – Franco Zauli)
2) Il mio amore per Jusy (Giorgio Seren Gay – Franco Clivio – Domenico Seren - Gay – Mario Scrivano – Franco Zauli)

venerdì 1 aprile 2011

Silvano Silvi - Pity pity/My true love (1959)












Chi segue il nostro blog dagli inizi si ricorderà certamente che il primo post è stato dedicato a Silvano Silvi, uno di quei personaggi minori che poi, alla fine, tanto minori non sono, ed al suo gruppo di accompagnamento, gli Erranti.
Nel 2009 il tastierista del gruppo dal 1965, Angelo Zabbini, ha dato alle stampe un volume autobiografico, "Gli Erranti - Memorie di un orchestrale", edizioni Sigem di Modena, bello ed interessante (con un solo limite: parla pochissimo del gruppo prima del suo ingresso), che consente da un lato di farsi un'idea di quella che era la vita di un musicista da night negli anni '60, e dall'altro lato di conoscere meglio la personalità artistica del leader del gruppo, Silvano Silvi (che già solo per il nome e cognome che ha mi piacerebbe conoscere.....). Ora ritorniamo a parlare di questo cantante presentando un 45 giri pubblicato nella primavera del 1959 dalla Primary, un'etichetta milanese fondata da Giovan Battista Ansoldi, il patron del gruppo Ri-Fi (nonchè futuro suocero di Iva Zanicchi). La canzone sul lato A non ha bisogno di presentazioni: "Pity pity" è infatti notissima, lanciata da Paul Anka nel 1958 venne incisa anche in italiano da Fred Buscaglione nel 1959, l'anno successivo, ed altre cover vennero incise da Little Tony e da Sandra Mondaini.
"My true love" venne invece lanciata sempre nel 1958 dal suo autore, Jack Scott, pseudonimo di Giovanni Domenico Scafone junior, cantante country canadese nato a Windsor, nell'Ontario, di madre newyorkese e di padre, come si può capire dal cognome, italiano.

1) Pity pity (Joe Ergus-Steve Lawrence)
2) My true love (Jack Scott)