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mercoledì 30 marzo 2011

The Juniors - Groovin'/Solo solo solo-Il ragazzo d'argilla/Solo solo solo (1967)












A volte capita, in questo blog, di trattare dei dischi che hanno qualche tipo di stranezza: il post odierno, ad esempio, ne racconta una. Come tuttti i lettori di "Musica leggera" sanno (avendo letto l'intervista a Gianni Pettenati nel numero 12 dell'anno scorso), gli Juniors (ma spesso, come in questo caso, The Juniors) erano il complesso vercellese, formato dai gemelli Piero e Nando Bellini, che a partire dal 1965 erano diventati il gruppo d'accompagnamento di Pettenati, con cui avevano anche inciso due 45 giri per la Fonit-Cetra.
Quando le strade del complesso e del cantante si separarono, gli Juniors passarono alla DKF di Happy Ruggiero, reclutando un nuovo componente, Arturo Bo, come cantante.
Oggi presentiamo il debutto,.....o meglio i debutti, come vedremo, del gruppo per la nuova etichetta: cominciamo dal primo 45 giri, che ha come numero di catalogo KF 30047, e sul lato A vi è "Groovin' ", successo dei Young Rascals scritto da Felix Cavaliere ed Eddie Brigati, rispettivamente il tastierista ed il cantante del complesso; il testo italiano è scritto da Danpa (Dante Panzuti), come riportato nell'etichetta, ma alla Siae questo testo non è registrato.
La canzone sul lato B si intitola "Solo solo solo", e risulta scritta da un certo F. Bignoti: l'autore non risulta essere presente nel sito della Siae e, di conseguenza, nemmeno la canzone.
Ma la DKF pubblica un altro 45 giri del complesso ripetendo il numero di catalogo, con l'aggiunta però di un "bis" (....nell'etichetta infatti si legge KF 30047 bis): come mai?
Happy Ruggiero, purtroppo, non si ricorda più come mai....un'ipotesi però potrebbe essere legata al non deposito del testo in italiano di Danpa e quindi a qualche problema legato ai diritti d'autore, ma sono solo ipotesi, bisognerebbe rintracciare qualcuno del complesso.
Ma torniamo a questo secondo disco: la canzone sul lato A è una cover di un successo di Jimmie Rodger (omonimo del cantante country degli anni '30), "Child of clay", scritta da Ernie Maresca e Jimmy Curtiss, noti come collaboratori di Dion Di Mucci, per cui scrivono varie canzoni; la traduzione è firmata da Mogol e si intitola "Il ragazzo d'argilla". La canzone è stata incisa anche nello stesso periodo da Renato Rascel, che la presentò anche in televisione nel programma "Quelli della domenica".
Sul retro vi è la già citata "Solo, solo solo",. nella stessa identica versione del primo 45 giri.
Degli Juniors avremo altre occasioni per parlare: incisero altri 45 giri ed anche un album, ma la formazione ebbe qualche cambiamento, intorno al nucleo dei gemelli Bellini, ed Arturo Bo, il cantante di questi brani, venne sostituito.

1) Groovin' (Danpa-Felix Cavaliere-Eddie Brigati)
2) Solo, solo, solo (F. Bignoti)
3) Il ragazzo d'argilla (Mogol-Ernie Maresca-Jimmy Curtiss)
4) Solo, solo, solo (F. Bignoti)

domenica 27 marzo 2011

Cosimo Di Ceglie - L'ultimo flamenco/L'inno goliardico (1962)













Tra i tanti grandi musicisti italiani di quella zona di confine tra la musica leggera e il jazz, uno dei chitarristi più noti, nonchè più dotati tecnicamente, è il pugliese Cosimo Di Ceglie, nato ad Andria nel 1913.
In effetti definirlo chitarrista è un po' riduttivo, visto che Di Ceglie era un musicista eclettico: violinista, clarinettista, sassofonista, batterista, nonché direttore d'orchestra e compositore, dalla Puglia si era trasferito a Milano (la città in cui vivrà fino alla morte nel 1980) dove dapprima diventa il chitarrista di Mario Latilla (cantante padre di Gino) e poi, insieme ad Enzo Ceragioli al pianoforte e a Gorni Kramer alla fisarmonica aveva formato un complesso jazz, "I tre negri": siamo negli anni '30, in pieno fascismo, in quell'epoca storica quindi in cui (secondo alcuni poco informati, evidentemente...) il jazz era vietato dal regime. Cosa falsa, storicamente (come chiunque può verificare leggendo i bei volumi di Adriano Mazzoletti): fu solo dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale che vennero emanati bandi di condanna verso la "musica negroide", anche per motivi di boicottaggio verso il nemico;  gli anni '30 in Italia furono, musicalmente, anni floridi per il jazz ed in particolare per lo swing, che si ascoltava quotidianamente in radio (dalle varie orchestrazioni di Pippo Barzizza alle armonizzazioni vocali del Trio Lescano), era il cosiddetto "ritmo sincopato". Bene, di questo periodo Di Ceglie è uno dei chitarristi più quotati sin da subito, nonchè autore: scrive infatti "La barca dei sogni" per Caterinetta Lescano (1942), "Come ti chiami?" per il mitico Pippo Starnazza (1941), entrambe con testo di Gian Carlo Testoni e, soprattutto, la celeberrima "Oi Marì, oi Marì" (1942) per il Trio Lescano, con il testo di Nisa. Nel dopoguerra Di Ceglie lavorerà spesso come arrangiatore, lavorando tra gli altri anche con Enzo Amadori per la sua etichetta, la Arlecchino. Passando alle due canzoni contenute in questo 45 giri, pubblicato nel 1962 dalla Sahara, si tratta di due brani strumentali in cui si possono cogliere le qualità tecniche di Di Ceglie come chitarrista, soprattutto nella più veloce "L'inno goliardico".

1) L'ultimo flamenco (Cosimo Di Ceglie)
2) L'inno goliardico (Cosimo Di Ceglie)

sabato 26 marzo 2011

Carlo Vigna - Il ponte/Come la città (1971)












Nel 2007 è stato pubblicato un libro, intitolato I Beatles e i Genesis in Canavese. Storia della musica beat & pop in Canavese dal 1962 al 1974, edito da Lampi di Stampa, e scritto da Giampiero Madonna: si tratta di un libro che, per chiunque sia interessato alla musica in Piemonte è imprescindibile. Oltre che trattare dei gruppi e dei cantanti del Canavese, racconta anche di quelli di zone vicine che si esibivano da quelle parti, e tra i tanti viene anche citato il torinese Carlo Vigna. Per la precisione, a pagina 14 Giampiero racconta del Festival di Cuorgné, che si teneva ogni anno in questo paese, e tra i partecipanti della IV edizione, quella del 1963, c'è anche Vigna.
Ora apro una parentesi personale, che spiega anche perchè ho questo disco....nel 1972 i miei genitori iniziarono a cantare nel coro della parrocchia Immacolata Concezione di via San Donato, una "schola cantorum" a quattro voci (i miei erano rispettivamente basso e contralto). Tra i tenori vi era un signore che, in quel periodo, gestiva un pastificio in via San Donato, quasi all'angolo con via Cappellina, e facendo conoscenza Carlo (questo era il suo nome) iniziò a raccontare che la sua passione era fare il cantante, e che a volte si esibiva qui e là in vari locali.....ed una volta portò ai miei un disco, questo di cui si parla in questo post.
Io ero un bambino, ma devo dire che, crescendo, non avevo mai dato peso più di tanto a questa cosa.
Carlo Vigna è poi mancato alla fine degli anni '80, non mi ricordo la data precisa, ancora giovane.....un giorno, leggendo l'etichetta di questo disco ho fatto caso al nome di uno dei due autori, che è il maestro Piero Pasero: Pasero è una figura storica della musica torinese dei tempi dell'E.I.A.R.. Nato nel 1908, fu paroliere, compositore e direttore d'orchestra presso l'ente radiofonico nazionale che, all'epoca, aveva sede a Torino; fu, tra l'altro, anche autore per il Trio Lescano, e morì nel 1977. La casa discografica, la R.A.R., era una piccola etichetta torinese dei primi anni '70.
Insomma, ho capito che quello che da bambino credevo essere un negoziante con l'hobby di cantare era invece uno che, evidentemente, per qualche tempo aveva cercato di farlo in maniera professionale, cantando nei locali, partecipando a Festival ed incidendo dischi.
Concludo parlando delle canzoni e di Carlo Vigna come cantante: si tratta di due brani melodici, non molto in linea con quella che era la musica leggera in quegli anni. La sua voce mi ricorda quei cantanti come Robertino (forse è solo una mia impressione?), dediti al "bel canto" impostato in un'epoca in cui i gusti della maggior parte del  pubblico stavano andando in un'altra direzione.

1) Il ponte (Di Russo-Pasero)
2) Come la città (Di Russo-Pasero)

venerdì 25 marzo 2011

Diana Diaz - Whisky a mezzogiorno/Cinque minuti (1962)











Diana Diaz è un altro personaggio di cui non so praticamente nulla: si tratta di un'attrice che ha recitato sicuramente in un film del 1962, "Whisky a mezzogiorno", di Oscar De Fina (qui potete leggere la trama).
Evidentemente all'interno del film (che non ho mai visto) il personaggio interpretato dalla Diaz cantava due canzoni, oppure erano due brani presenti nei titoli di testa e di coda....chissà! Sarebbe interessante sapere qualcosa in più sull'argomento da chi ha visto il film.
Le musiche della colonna sonora sono scritte da Pier Emilio Bassi, che è anche l'autore delle musiche delle due canzoni; il testo di "Whisky a mezzogiorno" è di Laura Zanin, mentre quello di "Cinque minuti" è di Lamberto Pellini.
Il primo brano è un rock'n'roll (anche se sull'etichetta c'è scritto "rumba-rock".....) con un breve asssolo di sax ed il coro presente in quasi tutto il brano, mentre "Cinque minuti", più lenta ("slow-rock", secondo l'etichetta, anche se non capisco che cos'abbia di rock....), è caratterizzata dall'orchestra d'archi.
Infine una considerazione sulla voce della Diaz, decisamente non in linea con quelle che erano le tendenze del 1962: una voce che sembrava già antica in quel periodo....chissà che fine ha fatto! 

1) Whisky a mezzogiorno (Laura Zanin-Pier Emilio Bassi)
2) Cinque minuti (Lamberto Pellini-Pier Emilio Bassi)


giovedì 24 marzo 2011

Gipo Farassino - Cuore/Girano (1977)












Questo è il terzo post che il blog dedica a Gipo Farassino, e finora non abbiamo ancora trattato alcun disco in piemontese: quello di oggi risale al 1977, ed è stato inciso dal cantautore per una piccola etichetta torinese, la Feeling Record Italiana, fondata nel 1976 da Renato Pent.
Si tratta di un 45 giri con due canzoni estratte dall'album "Per la mia gente"; la canzone sul lato A, "Cuore", è scritta da Farassino per il testo e da Romano Farinatti, che è anche l'arrangiatore dei due brani, per la musica, e descrive situazioni che spingono il protagonista della canzone a mandare tutto a quel paese (usando un eufemismo....). Più nota è la canzone sul lato B, "Girano", che ricordo essere stata trasmessa moltissimo in quegli anni, almeno qui a Torino. Il testo racconta di un tizio in bicicletta che, mentre pedala, pensa alle disgrazie del mondo ed a quelle sue personali, mentre le ruote della bicicletta girano...e non solo quelle! La musica è scritta da Giorgio Conte.
Due canzoni simpatiche e da riscoprire.

mercoledì 23 marzo 2011

Tommy e Marco – Piccolissimo (1977)












Negli anni ’70 “c’è stato un periodo in cui tutto era cantautore, / non si poteva neanche camminare, inciampavi sempre in uno che aveva scritto una canzone”, come canta un complesso torinese…e quindi tutte le case discografiche hanno seguito la nuova moda, e sono usciti dischi, spesso unici , di personaggi i più diversi, da Andro Cecovini a Mario D’Azzo, da Silvia Draghi a Ermanno De Biagi.
Nel 1977 la Bus (etichetta di proprietà di Gianni Boncompagni, con distribuzione CBS) pubblica questo 33 giri di due cantautori, Tommy e Marco: si tratta di un disco acustico, sulla scia di altri usciti in precedenza di coppie come Edoardo & Stelio, Loy & Altomare o i Fratelli La Bionda (pre.disco music).
Marco Perfetto, romano, aveva iniziato inizia l’attività di musicista nel 1973 al Folk Studio di Giancarlo Cesaroni, dividendo il palco, in quelle serate, con Francesco De Gregori, Mimmo Locasciulli e Stefano Rosso, tra gli altri. Aveva poi conosciuto Tommy Battistoni, ed i due avevano iniziato a comporre e ad esibirsi insieme, fino al debutto discografico con questo disco, che resterà l’unico nella loro discografia. .
Arrangiato da Paolo Ormi, collaboratore abituale di Boncompagni, nel disco partecipano musicisti come Tony Cicco alla batteria e Franco Corvasce alla chitarra.
Curiosamente in copertina e sull’etichetta il cognome di Marco è sempre riportato come Perfetti: un errore di stampa o l’ennesimo pseudonimo?
Le canzoni sono per lo più acustiche ed affrontano tematiche intimistiche, tranne alcuni casi come “Isa e la borsa”, sul tema della violenza.
Marco Pefetto è rimasto nell’ambiente musicale, aprendo dapprima lo studio di registrazione Shuttle in via Asiago a Roma, e poi dedicandosi all’attività di compositore per sigle e per documentari.

LATO A

1) Il mio orsacchiotto saggio (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
2) Dalle onde di Manila (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
3) Un pazzo in Paradiso (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
4) Al di là del fiume (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
5) Per un attimo (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
6) Poco poco (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)

LATO B

1) Piccolissimo (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
2) Le ninfe e i satiri (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
3) Tutta per chi so io (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
4) Valzer di una vita (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
5) Su all’ultimo piano (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)
6) Isa e la borsa (Tommy Battistoni-Marco Perfetto)

martedì 22 marzo 2011

Graziella Ciaiolo - La strada che porta in città (1970)












Mario Piovano è stato sicuramente uno degli artefici più importanti della rinascita della canzone in lingua piemontese degli anni ’60, quella che ha prodotto artisti notissimi come Gipo Farassino e Roberto Balocco ed altri meno conosciuti ma altrettanto interessanti come Luisella Guidetti, Domenico Seren Gay e Graziella Ciaiolo, oltre allo stesso Piovano che, a parte la sua produzione come solista, ha collaborato con tutti e tre questi ultimi artisti. Per la Guidetti e la Ciaiolo ha scritto infatti molte canzoni per due loro album (quello della Ciaiolo è l’argomento del post di oggi), mentre con Seren Gay ha scritto canzoni per molti artisti della Kansas (come i Camaleonti e i Cavernicoli), scoprendone e lanciandone alcuni (ad esempio i Rogers).
Passiamo a Graziella Ciaiolo, cantante nata a Cambiano nel 1949: nel retro di copertina del disco è raccontata la sua biografia, che ripercorriamo per sommi capi. Inizia ad esibirsi giovanissima come cantante di operetta in vari spettacoli scolastici; dopo la qualifica di segretaria d'azienda, si dedica a tempo pieno all'attività di cantante, partecipando a vari concorsi, ed imparando a suonare la chitarra e la fisarmonica dedicandosi all’inizio al folk. Si specializza poi in un repertorio di canzoni popolari piemontesi, partecipando nell'agosto 1969 al Festival Nazionale dei Cantastorie di Piacenza, in cui ottiene un buon successo e, in conseguenza di ciò, viene notata dalla Fonit-Cetra, etichetta tra le più attente alla musica popolare, che le propone un contratto discografico. Incide così il primo album, con canzoni scritte, come abbiamo detto, da Mario Piovano per le musiche e da Piero Novelli e Luigi Olivero per i testi.
Gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono di Romano Farinatti, collaboratore di Gipo Farassino ed Ivano Fossati (e, con lo pseudonimo “Nat Romano”, dell’etichetta DKF di Heppy Ruggiero); in alcuni casi, come “L’amour di Bersalie”, si ispirano al liscio, in altri, come “Cansôn di Brasabosc”, al folk delle valli alpine.
Dopo questo disco la carriera della Ciaiolo continua con canzoni in italiano, come “Vedo lui”, con cui partecipa al Festivalbar nel 1970 o “Lontano vicino”, con cui gareggia al Disco per l’estate del 1972. Dopo altri dischi Graziella si ritira dall’attività nel mondo musicale ed apre un’azienda che produce abbigliamento a Moncalieri, azienda tuttora esistente.

LATO A

01) L'amour di Bersalie (Piero Novelli-Mario Piovano)
02) Cansôn di Brasabosc (Luigi Olivero-Mario Piovano)
03) La nascita di Giandôja (Luigi Olivero-Mario Piovano)
04) L'sogn d'Giacô Trôss (Luigi Olivero-Mario Piovano)
05) L'amour an ti gran (Luigi Olivero-Mario Piovano)
06) Wiener vine valz (Luigi Olivero-Mario Piovano)

LATO B

01) La cômessa (Piero Novelli-Mario Piovano)
02) Mi chiel e l'merlô (Piero Novelli-Mario Piovano)
03) La scômssa (Piero Novelli-Mario Piovano))
04) I cimiteri dla mala sort (Piero Novelli-Mario Piovano)
05) Balada miloz dij mort ed lofoten (Luigi Olivero-Mario Piovano)


lunedì 21 marzo 2011

Daniela – Il bene che ti voglio/Non sai, tu non sai (1966)












Molti conoscono la Karim come prima casa discografica di Fabrizio De André, ed alcuni sanno che con questa etichetta debuttarono altri artisti poi conosciuti, come Orietta Berti e Memo Remigi.
Con la Karim (fondata a Genova nel 1961 da alcuni industriali della città, con Gino Arduino come direttore artistico, e che nel 1962 aprì una sede a Milano ed una a Roma) però incisero anche tantissimi artisti sconosciuti, come questa Daniela. Chissà se ha inciso altro o solo questo disco, se era il suo nome vero o uno pseudonimo….mah! La voce non era male, anche se forse un po’ impersonale, ricorda tante altre cantanti di quel periodo.
“Il bene che ti voglio” è una canzone scritta da Dalmazio Masini per il testo (lo stesso Masini coautore con Nicola di Bari di "I giorni dell'arcobaleno") e da Franco Zauli con Giancarlo Franzoni per la musica; malinconica nella strofa in minore, passa in maggiore nel ritornello.
Anche “Non sai, tu non sai” è scritta da Zauli (questa volta da solo), che però si firma, in questo caso (al contrario del lato A, e chissà perché…) con lo pseudonimo Tiagran….misteri delle etichette degli anni ’60!. Inoltre Carlo Vinci, autore del testo con Romolo Sestili, ha il cognome riportato come Da Vinci…
Gli arrangiamenti sono curati da Elvio Monti, come in molte altre produzioni della Karim e della consorella Ariel.

1) Il bene che ti voglio (Dalmazio Masini-Giancarlo Franzoni-Franco Zauli)
2) Non sai, tu non sai (Carlo Vinci-Romolo Sestili-Franco Zauli)

domenica 20 marzo 2011

Emanuela Records - Catalogo 1960

 

















Gerry dei Brutos è ormai uno dei collaboratori abituali del blog, sia con interventi scritti sia con la fornitura di materiale: tra le ultime cose che ci ha inviato in formato cartaceo vi è un catalogo dell’Emanuela Records, l’etichetta torinese per cui hanno inciso i Brutos all’inizio della loro carriera, risalente al 1960.
Un articolo da Stampa Sera sul Quartetto Hohner
Si tratta, vista la certamente non abbondante produzione di questa piccola casa discografica, che era nata solo pochi mesi prima, di un depliant apribile, con inserite anche alcune fotografie degli artisti, tra cui quella del maestro Arrigo Amadesi (che doveva essere il direttore artistico, immagino, visto che in tutte le incisioni è presente il suo complesso). Alcuni di essi sono nomi noti: oltre ai Brutos ricordiamo Nella Colombo, Fiorella Bini (di cui il blog si è già occupato e di cui prossimamente presenteremo un altro EP), il quartetto vocale Poker di Voci, Henry Ferraris (che in alcuni dischi è riportato come Henrj Ferraris….forse per colpa di qualche grafico carente in inglese?), cantante dell’orchestra di Turi Golino. 
Altri invece sono nomi decisamente meno noti, come Marisa Amoros, Pino Sesia e il Quartetto Hohner: questo gruppo strumentale però aveva la caratteristica di essere costituito da solisti dell’armonica a bocca, ed il nome deriva proprio dalla nota marca di questo strumento.
La casa discografica venne fondata da un industriale torinese, Emanuel, che aveva inventato un tipo di ponteggio meccanico usato ancora oggi nelle carrozzerie, e che aveva deciso di espandere la sua attività imprenditoriale in un settore, quello della musica leggera, che doveva sembrare in quel periodo particolarmente in espansione. La sede era in piazza Castello 51 a Torino, ma avevano anche un ufficio a Milano, in Galleria del Corso 2.
Da "Musica e dischi" vediamo che l'Emanuela Records continuò a pubblicare dischi per tutto il 1961, aprendo anche alcuni negozi di dischi (di cui uno in via Lagrange); negli anni successivi limitò la sua attività alle sole edizioni musicali, con sede in corso Unione Sovietica 28 (e nel 1971 risulta essere ancora regolarmente attiva).

venerdì 18 marzo 2011

Ricchi e Poveri – Penso sorrido e canto (1974)












Dei Ricchi e Poveri (nati dall’incontro tra la cantante dei Preistorici con due musicisti dei Jets, complesso di cui potete leggere un articolo del 1965 in basso a destra, con i nomi dei componenti della formazione…) ho sempre apprezzato maggiormente la produzione in quattro: dopo la separazione da Marina Occhiena, a mio parere, il loro repertorio è qualitativamente peggiorato, pur essendo coinciso con un rilancio, dal punto di vista del successo di vendite, a partire da “Sarà perché ti amo”. Mi pare che nelle incisioni degli anni ’60 (quando era esplicito il riferimento ai Mama’s & Papa’s) e dei ’70, soprattutto della prima metà, vi fosse innanzitutto una maggiore cura degli arrangiamenti vocali, e poi una scelta del repertorio meno dozzinale. Non penso che ciò fosse dovuto alla presenza della Occhiena (che, da solista, non ha certo avuto una carriera memorabile…), ma forse a qualche loro produttore o manager che li consigliava e dirigeva la loro carriera in un senso piuttosto che in un altro….non conosco però così bene le loro vicende, le mie sono impressioni personali basate sull’ascolto dei dischi che possiedo, tra cui quest’album, “Penso sorrido e canto”, pubblicato nel 1974, album molto gradevole, con canzoni interessanti (a partire dalla title track, che partecipò a “Canzonissima”, e che vede come autori della musica Armando Toscani, Amedeo Minghi e Roberto Conrado, ex batterista degli Apostoli ed in seguito autore con Renato Zero…anche se devo dire che dall’ascolto della melodia emerge in maniera netta lo stile di Minghi) e ben arrangiate: d’altronde gli arrangiamenti sono curati da Vince Tempera, tranne che per le canzoni “Dolce è la mano”, “Sinceramente” e “Penso sorrido e canto”, arrangiate da Gian Piero Reverberi, e tra i musicisti vi sono Andy Surdi ed Ellade Bandini alla batteria, Gigi Cappellotto e Pino Presti al basso, Andrea Sacchi alle chitarre e lo stesso Tempera alle tastiere. Nell’interno di copertina vi è scritto che l’album è stato registrato nel gennaio 1974 negli studi “Fonit-Cetra” a Milano, tuttavia è lecito dubitare di ciò per “Penso sorrido e canto”, visto che era stata presentata a “Canzonissima”. Tra gli autori presenti sono da citare i fratelli La Bionda, coautori della musica di “C’è una donna sola” insieme ad Angelo Sotgiu, Gian Piero Reverberi (coautore di “Dolce e la mano”, che però curiosamente non compare nell’etichetta del disco….come non appare come autore nei brani di De André) e Cristiano Minellono, all’epoca compagno di Marina Occhiena, che collabora ad alcuni testi.
Tra le canzoni vi sono tre cover: “1+2=3”, che è “Power to all our friends”, canzone che era stata presentata all’Eurofestival 1973 da Cliff Richards, “Grazie di tutto”, traduzione di “Tell me who you love” (…ma nell’etichetta è scritto erroneamente “Tell me do you love”) e “Volo”, che è “Clouds” di David Gates (il leader e cantante solista del gruppo californiano dei Bread).
Il disco, prodotto da Minellono e dal gruppo, non mi risulta essere mai stato ristampato in CD.
E per finire una curiosità “rosa”: proprio nel 1974 Angelo Sotgiu e Franco Gatti conosceranno le due gemelline mulatte Nadia ed Antonella, showgirls e cantanti, che diventeranno le loro consorti (matrimoni che, per quel che ne so, durano tutt’ora).
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LATO A

1) Penso sorrido e canto (Cristiano Minellono-Amedeo Minghi-Armando Toscani-Roberto Conrado)
2) C'è una donna sola (Franco Gatti-Cristiano Minellono-Carmelo e Michelangelo La Bionda-Angelo Sotgiu)
3) Dolce e' la mano (Franco Gatti-Gian Piero Reverberi-Armando Toscani-Angelo Sotgiu)
4) Sinceramente (Franco Gatti-Armando Toscani-Angelo Sotgiu)
5) 1 + 2 = 3 (Cristiano Minellono-Stefano Scandolara-Guy Fletcher-Doug Flett)

LATO B

1) Torno da te (Franco Gatti-Cristiano Minellono-Angelo Sotgiu)
2) C'è un poeta in me (Franco Gatti-Cristiano Minellono-Armando Toscani-Angelo Sotgiu)
3) Volo (Cristiano Minellono-Gates)
4) Amore sbagliato (Franco Gatti-Cristiano Minellono-Armando Toscani-Angelo Sotgiu)
5) Grazie di tutto (Cristiano Minellono-Franco Gatti-Gary Zekley-Eric Hord)

giovedì 17 marzo 2011

AA.VV. - Il bel paese dove 'l sì suona (1861-2011)

SERIE: "LE GRANDI RACCOLTE PER LA GIOVENTU' " - VOL.3

Per il terzo volume della serie “Le grandi raccolte per la gioventù”, raccolte musicali virtuali, compilate in maniera tematica, si è tenuto conto della ricorrenza che, a partire da oggi, si festeggerà, e cioè dell'anniversario della proclamazione del Regno d'Italia.
Torino ha inventato il cinema italiano agli inizi del '900, ha inventato l'automobile, la moda italiana, il calcio (sì, il Genoa è stato fondato nel 1893 ma da inglesi....le prime squadre di calcio italiane, ora non più esistenti, nacquero a Torino: il Footbal & Cricket Club, i Nobili e l'Internazionale Torino), l'Eiar, e tantissime altre cose che ora non mi vengono in mente....inoltre Torino ha inventato l'Italia. Certo, Mazzini era di Genova e Garibaldi di Nizza (ma la Liguria era parte del Piemonte, dal Congresso di Vienna in poi....), ma è stata senza dubbio l'iniziativa di Torino, la capitale, e dei suoi uomini di governo (in primis Cavour, ma senza dimenticare i vari D'Azeglio, La Marmora, Balbo, Gioberti...) ad essere il propulsore per l'azione dei patrioti.
Quest'anno, tra mille polemiche prive di senso, si festeggiano i 150 anni dalla proclamazione dell'Unità d'Italia, e quindi abbiamo pensato di dedicare il terzo volume della serie “Le grandi raccolte per la gioventù” alle canzoni che, in qualche modo, parlano dell'Italia e degli Italiani.

 










IL BEL PAESE DOVE 'L SI' SUONA
 
Apre la raccolta una canzone celeberrima, “L'Italiano” di Toto Cutugno, qui in una versione incisa pochi anni fa da Simone Cristicchi: ed è singolare che una canzone considerata dai critici come nazionalpopolare (nel senso deteriore del termine) sia stata ultimamente eseguita prima da Cristicchi e poi, all'ultimo Sanremo, da Francesco Tricarico, cioè da due esponenti dell'ultima generazione della canzone d'autore. Si continua poi con Giorgio Gaber e la sua notissima “Io non mi sento italiano”.
Viva l'Italia” di De Gregori è a mio parere la migliore tra le canzoni “patriottiche”: nota anche in America Latina grazie alla versione di Ana Belen ed incisa dallo stesso autore in portoghese per il mercato brasiliano, qui è proposta nell'interpretazione di Gigliola Cinquetti, cantante sempre attenta sin dai suoi esordi alla canzone d'autore (da Ciampi a Guccini, da Jannacci a Brassens). “Inno nazionale” di Luca Carboni è invece quella che secondo me rappresenta meglio il difetto degli Italiani: quello di essere innanzitutto dei tifosi. Le colpe sono certamente storiche, e se ci si divideva in Guelfi e Ghibellini, poi si continuava ancora e ci si divideva in Guelfi bianchi e Guelfi neri, e Carboni con la sua consueta capacità di analisi (trovo che Luca Carboni sia uno dei più sottovalutati cantautori, da critici che evidentemente non leggono nemmeno i testi che criticano) evidenzia appunto queste varie differenze che vengono esasperate e che creano troppi confini. La vicenda storica emblematica è quella dei Comuni: mentre il resto d'Europa tra il 1100 e il 1200 dava inizio ai processi unitari (Francia, Gran Bretagna, Spagna con la “reconquista”) noi passavamo il tempo a dividerci tra Pavia e Milano, Asti ed Alessandria e così via, unendoci solo effimeramente per combattere il Barbarossa....ed il risultato è stato quello che i Comuni sono tutti finiti, nel giro di breve tempo, sotto i vari Gonzaga, Visconti, Estensi.....ma tutti sanno che Historia non magistra vitae est....
La signora” di Lucio Dalla è invece la canzone più metaforica, e l'Italia è qui vista come una signora che attraversa e si blocca a metà della strada, ma un colpo di vento la fa continuare...
Stefano Rosso, a Sanremo del 1980, era stato profetico, con il verso “prossima vittima è l'Europa unita”....la sua “L'italiano” è, come quasi tutto il suo repertorio, abbastanza dimenticata: ma Stefano Rosso è sicuramente da riscoprire (e prossimamente qui nel blog inizieremo il recupero della sua produzione).
Alcune canzoni infine sono “storiche”: “Camicie rosse” di Bubola racconta la vicenda di Garibaldi e dei suoi garibaldini, e Garibaldi è anche il protagonista della cover di “Fever” di Bruno Lauzi, che riesce a far rimare Nino Bixio con Busto Arsizio...mentre “Uh mammà” di Mimmo Cavallo espone il punto di vista (criticabilissimo...) dei neoborbonici, quelli che vogliono far credere a noi, figli o nipoti di gente che dal meridione se n'è andata via (ed un motivo ci sarà stato...), che il Regno delle due Sicilie fosse il Paradiso in terra (ignorando evidentemente perchè “Re Bomba” avesse questo soprannome...) e che confondono la Napoli-Portici con la Torino-Genova. Intendiamoci: la spedizione dei Mille ebbe anche i suoi momenti discutibili, come il massacro di Bronte, ma una descrizione di questi aspetti emerge in maniera più efficace in “Garibaldi” degli Stormy Six.
Tra le canzoni che concludono la raccolta vi è la sigla di un'edizione di “Fantastico”, condotta da Enrico Montesano, “La terra dei cachi”, presentata dagli Elii a Sanremo, e “Povera patria”, notissima canzone di Battiato.
Ci vediamo tra altri cinquant'anni!

  1) Simone Cristicchi - L'italiano (Cristiano Minellono-Toto Cutugno) 2007
  2) Giorgio Gaber - Io non mi sento italiano (Sandro Luporini-Giorgio Gaber) 2003
  3) Gigliola Cinquetti - Viva l'Italia (Francesco De Gregori) 1996
  4) Stefano Rosso - L'italiano (Stefano Rossi) 1980
  5) Edoardo Bennato - OK Italia (Edoardo Bennato) 1987
  6) Massimo Bubola - Camicie rosse (Massimo Bubola) 1996
  7) Bruno Lauzi - Garibaldi blues (Bruno Lauzi-Eddie Cooley-John Davenport) 1965
  8) Stormy Six - Garibaldi (Paolo Fabbri-Franco Fabbri) 1972
  9) Mimmo Cavallo - Uh mammà! (Mimmo Cavallo) 1981
10) Luca Carboni - Inno Nazionale (Luca Carboni) 1995
11) Lucio Dalla - La signora (Lucio Dalla) 1978
12) Pierangelo Bertoli - Italia d'oro (Pierangelo Bertoli-Marco Negri) 1992
13) Cochi e Renato - Italiani (Renato Pozzetto-Vittorio Cosma) 2007
14) Mino Reitano - Italia (Umberto Balsamo) 1988
15) Antonello Venditti - Italia (Antonello Venditti) 1982
16) Eugenio Finardi - Dolce Italia (Eugenio Finardi) 1987
17) Ivano Fossati - Una notte in Italia (Ivano Fossati) 1986
18) Marco Masini - L'Italia (Beppe Dati-Marco Masini-Mario Manzani) 2009
19) Enrico Montesano - Buon appetito all'Italia che va (Enrico Montesano-Claudio Mattone) 1988
20) Elio e le Storie Tese - La terra dei cachi (Nicola Fasani-Davide Civaschi-Stefano Belisari-Sergio Conforti) 1996
21) Franco Battiato - Povera patria (Franco Battiato) 1991
Bonus tracks:
22) Francesco De Gregori - Viva a Italia (P. Coelho-Francesco De Gregori) 1980
23) Ana Belen - Viva Italia (Victor Manuel-Francesco De Gregori) 2003

mercoledì 16 marzo 2011

I Ragazzi del Sole (1966)




La dedica di Piefranco Colonna sulla camicia dell'album
Qualche giorno fa il blog del Vampiro ha pubblicato un post su Pierfranco Colonna, analizzando la sua produzione da solista dopo la separazione dai Ragazzi del Sole, il gruppo in cui aveva debuttato....questo post lo dedichiamo proprio all'album di debutto del più famoso complesso beat torinese, con ancora Colonna alla voce, ed è il primo di una serie (con periodicità varia) in cui presenteremo la discografia completa del gruppo. Io ho conosciuto Pierfranco Colonna probabilmente nel 1993 o nel 1994: infatti avevo già la ristampa di questo disco, curata da Italo Gnocchi nel 1992 (....purtroppo mi manca l'edizione originale, che pare essere molto costosa). Ma partiamo dall'inizio....e cioè dai No Strange, che forse qualcuno conosce: il gruppo della nuova psichedelia italiana è stato (con altri) oggetto di analisi nel bel libro scritto da Roberto Calabrò e pubblicato dalla Coniglio, "Eighties Colours", ed uno dei due fondatori, Ursus cioè Salvo D'Urso (l'altro è Alberto Ezzu) è stato anche intervistato di recente da "Musica leggera". Ursus è stato compagno di scuola di Vince Ricotta dei Powerillusi, ed io l'ho conosciuto attraverso questo tramite; poi l'ho rivisto quando siamo stati per un breve periodo con la Toast Records di Giulio Tedeschi....Ursus aveva un negozio di dischi, che si chiamava "Juke-Box all'idrogeno", e qualche volta mi capitava di passarci: proprio una di queste volte Salvo mi presentò un suo cliente che era in negozio in quel momento, Franco Castellani (il vero nome di Colonna). Io ovviamente ne approfittai, iniziai a fargli domande sui Ragazzi del Sole, sul beat e così
Pierfranco con Gerry dei Brutos
via....scoprii che abitava abbastanza vicino a casa mia (in una via dietro piazza Statuto), e siccome avevo la ristampa del disco, con la scusa di farmelo firmare, ci siamo rivisti....un vecchio musicista "storico" di Torino che raccontava le vicende di quegli anni (ehm....non tutte propriamente per educande....mi ricordo le narrazioni sulle feste nella villa del produttore romano di Colonna durante il periodo Ariston, noto paroliere e cantautore.....) a due musicisti della Torino della fine degli anni '80' e '90....Poi l'ho rivisto nel periodo in cui stava registrando il cd da solista, "Percorsi", in uno studio in via Cibrario....è mancato nel 2001, ed ovviamente Torino l'ha dimenticato. Prima di passare al disco, voglio precisare che le due foto in cui Pierfranco Colonna è con Gerry dei Brutos sono state fornite al blog dallo stesso Gerry (Franco Barbera, napoletano, nella foto con Pierfranco e Gerry, è il proprietario del Paips, in società con Gino Alfieri, e di altri locali milanesi dell'epoca).
Colonna con Gerry e Franco Barbera al Paips
Passiamo all'album, pubblicato dalla Jolly di Walter Gurtler, il primo ad intuire le potenzialità del gruppo: solo tre le canzoni in italiano, di cui due, "Se mi chiamerai" e "Non ridere di me", vengono anche pubblicate su 45 giri. La prima di esse, secondo l'etichetta, è la cover di "Tell 'em you never will", ma questa canzone non risulta depositata alla Siae e, cercando chi possa essere l'esecutore originale, ho trovato varie informazioni contrastanti (Harry Woods, Alvin Robinson, Otis Redding) ma nessuna di esse convincente. "Non ridere di me" è invece la versione in italiano di "Laugh at me" di Sonny Bono, una delle poche canzoni incise dal musicista di Detroit senza la moglie Cher. Il Calimero che firma "Se mi chiamerai" è uno pseudonimo di Vito Pallavicini, mentre "Non ridere di me" è firmata da Panesis, pseudonimo di Franco Zauli. "Chi può dirmi" è firmata da Maurizio Vandelli, ma il testo è diverso da quello che Vandelli firma per i Pooh, "Vieni fuori"; entrambe le canzoni sono cover di "Keep on running" dello Spencer Davis Group. Completano l'album altre cover incise in lingua originale, tre dal repertorio dei Rolling Stones ("Get off of my cloud", "Satisfaction" e "Mercy mercy", quest'ultima riportata con i nomi degli autori errati) ed altre da vari gruppi beat come gli Animals ("We gotta get out of this place"), i Kinks ("All day and all of the night" e "Long tall shorty", quest'ultima accreditata sull'etichetta a Don Covay ed Herbert Abramson, mentre alla Siae risulta depositata da Covay e John Berry), i Them ("Gloria").
Un disco interessante soprattutto per come sono rese le canzoni, che non sfigurano con gli originali.


LATO A

1) Se mi chiamerai (Pallavicini-Day-Wayne)
2) Get off of my cloud (Jagger-Richards)
3) We gotta get out of this place (Mann-Weill)
4) All day and all of the night (Davies)
5) Satisfaction (Jagger-Richards)
6) Mercy mercy (Don Covay-Ronnie Miller)

LATO B

1) Chi può dirmi (Maurizio Vandelli-Jackie Edwards)
2) Gloria (Van Morrison)
3) Non ridere di me (Franco Zauli-Sonny Bono)
4) She's about a mover (Doug Sahm)
5) Memphis, Tennessee (Chuck Berry)
6) Long tall shorty (Don Covay-John Berry)

domenica 13 marzo 2011

Nilla Pizzi – Ninna nanna delle 12 mamme/Sotto il cielo delle Antille (1969)












Per la scomparsa della Regina della canzone, avvenuta ieri, abbiamo pensato di postare un 45 giri “minore” nella discografia della cantante, ed un ricordo di un musicista….cominciamo dal disco.
Negli anni ’60 Nilla Pizzi attraversa un periodo di decadenza, dal punto di vista del successo, come molti altri artisti suoi coetanei, e ciò la porta a passare da una casa discografica all’altra, sempre comunque minori: la Titanus (1960-1962), SIR (1963-1964), PIG (1964-1966), Equipe (1968-1971), per poi approdare negli anni ’70 alla più prestigiosa Ariston. Per queste etichette, oltre a nuovi brani inediti, inciderà sia rivisitazioni dei suoi vecchi successi, sia interpretazioni di canzoni già note di altri artisti, ed in questo contesto si colloca l’album “Le canzoni degli anni ‘20”, inciso nel 1969 per l’Equipe, l’etichetta di Italo Allione, con gli arrangiamenti del maestro Vittorio Sforzi, e che racchiude appunto 12 canzoni di quel decennio, tra cui le due pubblicate in questo 45 giri (la cui foto di copertina riprende un particolare di quella del 33).
“Ninna nanna delle 12 mamme” è una canzone celeberrima, scritta da Odoardo Spadaro nel 1919, che risente del clima bellico, visto che la Grande Guerra era terminata da pochi mesi: infatti il testo, molto triste, racconta le vicende di dodici mamme che crescono i loro figliuoli i quali, divenuti adulti, partono per la guerra per non ritornare mai più.
“Sotto il cielo delle Antille” è invece scritta da Ripp, pseudonimo di Luigi Miaiglia, autore di molte canzoni (tra cui “Creola”, su testo di Bel Amì, alias Anacleto Francini).
Ma veniamo ora al ricordo del musicista, di cui ho parlato all’inizio: si tratta del mio concittadino Guido Guglielminetti, e so già che molti si staranno chiedendo che cosa c’entri mai l’attuale bassista di Francesco De Gregori, nonché autore della musica di “Un’emozione da poco” per Anna Oxa (su testo di Ivano Fossati), con Nilla Pizzi. Più di un anno fa ho intervistato Guglielminetti per “Musica leggera”; poi per vari motivi (legati, se ricordo bene, alla sovrabbondanza di materiale per quel numero) l’intervista non è stata pubblicata. Guglielminetti in essa raccontava molte cose interessanti, tra cui questa che vi copio ed incollo:

VV: Come mai hai smesso nel 1974 di suonare per la Numero Uno?

GG: Perché è successo che nel 1974 io sono stato assunto dalla Ariston come session man nei loro studi, fui contattato da un musicista ora scomparso, che prima di diventare direttore artistico della Ariston era stato uno dei componenti del Quartetto Radar, Gianni Guarnieri, ed io accettai, perchè era una specie di impiego, con uno stipendio ed un impegno fissi, e parallelamente lo propose anche a Ricky Belloni e a Paolo Siani...uno dei primi lavori che feci, ed è proprio un bel ricordo,furono due dischi registrati tutti e due dal vivo in studio, che ho registrato con una grandissima professionista che è Nilla Pizzi (e non so se in copertina sono accreditato oppure no). 
Me li ricordo bene perché, io ero ancora un ragazzino, avrò avuto 22 anni, con una signora grande, eravamo negli studi della Ariston a Milano, oltre a me c’erano un pianista ed un batterista che all’epoca dovevano avere già sessant’anni, e di cui non mi ricordo assolutamente i nomi…la signora non so quanti anni avesse, ma comunque era già grande…e dovevamo suonare tutto in diretta, in modo così scoperto.
Abbiamo fatto un disco tutto di tanghi ed un altro dei suoi successi, ed al di là del genere, per cui io all’inizio l’avevo presa anche un po’ sul ridere, poi quando mi sono ritrovato a lavorare con questi professionisti ho detto “Signori miei…!”, ed infatti io di questa esperienza ne parlo con fierezza, oltre che con affetto, perché ho visto una professionista al lavoro.
E poi una persona di una simpatia, di un’umanità unica….e poi io ero piccolo, mi trattavano benissimo.
Per me è stato un grande risultato, perché trovarmi a suonare, e a suonare a quanto pare bene, delle cose di cui io neanche forse conoscevo l’esistenza…..ed infatti questi due signori mi hanno fatto poi fatto anche i complimenti.

I due dischi in cui ha suonato Guglielminetti sono “Nilla Tango”, pubblicato dalla Ariston alla fine del 1974 (AR/LP 12177) e “Nilla Pizzi e i suoi grandi successi”, pubblicato l’anno successivo (evidentemente la Ariston scelse di distanziare le uscite dei due dischi, pur essendo entrambi registrati nelle stesse sessioni).
Ecco, ricordiamo Nilla Pizzi con le parole di Guido Guglielminetti:  una professionista ed una persona di una simpatia e di un’umanità unica.

1) Ninna nanna delle 12 mamme (Odoardo Spadaro)
2) Sotto il cielo delle Antille (Ripp)

sabato 12 marzo 2011

F.R. David – Marianna Marianna/Facci caso (1973)












Tutti (o quasi…) ricordano F.R. David per “Words”, il suo successo del 1982 (Words don’t come easy to me…), ma pochi sanno che incise anche alcuni dischi in italiano, di cui i più noti sono “Luisa Luisa” nel 1969 e “Marianna Marianna” nel 1973 (….evidentemente amava le ripetizioni): proprio di quest’ultimo 45 giri parliamo oggi. 
Capodanno 1970: F.R. David al Mack1
L’esperienza discografica italiana di Elli Robert Fitoussi (questo il vero nome di F.R. David), nato in Tunisia, nasce dopo alcune sue esibizioni nel 1969 al Mack1 in via Camerana 11 a Torino: qui viene infatti notato da Antonio Marrapodi (che in futuro diventerà un dirigente della EMI Italiana) che lo porta alla Saint Martin, piccola etichetta milanese fondata da Gino Caselli. F.R. David, fino a quel momento, ha avuto alcune esperienze in gruppi beat francesi (Les Ken Jones, Les Trèfles, Les Boots), per poi iniziare nel 1967 la carriera solista (scegliendo il nome d’arte sul modello di quello di P.J. Proby), incidendo svariati 45 giri pubblicati solo in Francia. “Marianna Marianna” era stata incisa in francese e si intitolava “Souviens toi du temps”; alla Siae risulta depositata con il titolo in francese e gli autori originali, cioè Michael Haubrich e lo stesso F.R. David (di cui F.R. Destreflé è un altro pseudonimo).
In copertina è riportato come autore del testo italiano di questa canzone e di quella sul lato B Endicap, evidentemente lo pseudonimo di un autore che non era iscritto alla Siae.
“Facci caso”, il retro, è la versione in italiano di “Le ciel est rouge”.

1) Marianna Marianna (Endicap-Michael Haubrich-F.R. Destreflé)
2) Facci caso (Endicap--Michael Haubrich-F.R. Destreflé)


venerdì 11 marzo 2011

Edoardo & Stelio – Il paese dove nascono i limoni (1972)












Se Nick Cave nel suo capolavoro del 1996 ‘’Murder Ballads’’ avesse pensato di includere qualche canzone italiana, quali avrebbe potuto scegliere? Be’, sicuramente “Via Broletto 34” di Sergio Endrigo o “Hanno ammazzato il Mario in bicicletta” di Dario Fo e Fiorenzo Carpi o “Ballata dell'amore cieco” di Fabrizio De André, ma non avrebbe potuto certamente mancare “Lella” di Edoardo & Stelio che, raccontando la vicenda di un omicidio passionale, ha tutte le carte in regola per essere inclusa in questa lista. Non mi dilungo più di tanto sulla nascita di questa canzone: potete infatti trovare il racconto nell'intervista che il bravo Luciano Ceri ha fatto ad Edoardo De Angelis e che è pubblicata nell'ultimo numero di “Musica leggera”, a pagina 68 (potete leggere nella rivista anche altre notizie sui primi passi di questo cantautore).”Lella” è entrata a pieno titolo nella storia della canzone italiana: ripresa da molti artisti (alcune versioni le trovate come bonus track in questo post), è entrata anche nella letteratura, essendo citata da Andrea Camilleri nel suo romanzo "Il ladro di merendine" (a pagina 51 il commissario Montalbano mentre è al telefono si mette a canticchiare "E te lo vojo di’ / che so’ stato io..."). Il 45 giri con "Lella" (che rispetto alla versione dell'album è più breve) ed "Alle 7 del mattino di un giorno qualunque" viene pubblicato nel 1971, mentre l'album esce l'anno successivo, con un nuovo 45 giri ("Eva" e "Il paese dove nascono i limoni"). Oltre alle canzoni citate, il disco contiene una versione di "Sora Rosa" di Antonello Venditti (che la inciderà qualche mese dopo per "Theorius Campus"): questo brano ha alcune differenze rispetto alla versione di Venditti
  • chi nun vo vive se nun ci ha soldi in mano (De Angelis - Gicca Palli) - che nun ha mai preso na farce 'n mano (Venditti)
  • c'avemo forza e voja più che mai (De Angelis - Gicca Palli) - c'avemo forza e voja più de tutti (Venditti)
  • pure se a noi nun ce pensa più nessuno (De Angelis - Gicca Palli) - anche se semo du' ossa de prosciutti (Venditti)
  • che forse un giorno chi magna troppo adesso possa paga' la rabbia che ci ho dentro (De Angelis - Gicca Palli) - che forse un giorno chi magna troppo adesso possa sputà le ossa che so' sante (Venditti)
Tra le altre canzoni, sono da citare "Mafia", storia di un omicidio di mafia (un anno dopo l'album "Terra in bocca" dei Giganti, che affrontava proprio questa tematica), "Olga", cantata in dialetto milanese, "Amore mio con gli occhi grandi", che ricorda lo stile dei cantautori francesi. Gli arrangiamenti sono curati da Gianni Marchetti; non sono riportati i musicisti, ma nella citata intervista di Ceri a De Angelis quest'ultimo racconta che hanno suonato Enzo Restuccia (il padre di Marina Rei) alla batteria, Guido De Angelis alla chitarra, Franco Corvasce anche lui alla chitarra e Giorgio Carnini alle tastiere (non viene citato il nome del bassista).
Dopo qualche mese Stelio deciderà di ritirarsi dall'attività musicale, mentre Edoardo De Angelis dapprima fonderà il gruppo vocale "Schola Cantorum" e poi si dedicherà alla carriera di cantautore.

LATO A

1) Lella (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
2) Amore mio con gli occhi grandi (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
3) Edoardo e Stelio (Gianni Marchetti-Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
4) Olga (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
5) Mafia (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
6) Alle 7 del mattino di un giorno qualunque (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)

LATO B


1) Eva (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
2) Sora Rosa (Antonello Venditti)
3) Hai stato tu (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
4) Il paese dove nascono i limoni (Gianni Marchetti-Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
5) Il tuo nome nel vento (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)
6) Ara bell'ara (Edoardo De Angelis-Stelio Gicca Palli)

BONUS TRACKS:

1) Edoardo & Stelio - Lella (1971, versione 45 giri)
2) I Vianella - Lella (1972)
3) Schola Cantorum - Lella (1975)
4) Lando Fiorini - Lella (1975)
5) Edoardo De Angelis & Antonello Venditti - Lella (2003)
6) Edoardo De Angelis - Lella (2008)

giovedì 10 marzo 2011

Torquato e i Quattro - Fotografie

La foto di Torquato e i 4 che ci è stata gentilmente mandata da Daniele Duchi, figlio di Giorgio. Da sinistra a destra: Piero Parodi (batteria), Mauro Sacchini (voce e contrabbasso) e Giulio Franzini (chitarra); dietro i tre Giorgio Duchi (tastirere)

 A seguito della mail di Daniele, che ci ha anche mandato la foto del complesso che trovate in apertura di questo post, ci ha scritto Gerry dei Brutos, mandandoci un'ulteriore foto (che potete vedere qui a destra).

Ciao Vito,
Giorgio Duchi e Mauro Sacchini con Gerry Bruno  


sono appena tornato da una breve e alquanto gelida vacanza in quel di Rimini, dove speravo di trovare luoghi e persone del passato, ma, ahimè! come succede per la musica con i suoi mirabolanti personaggi del passato,anche li nulla più è rimasto se non il proprio ricordo personale legato soltanto a qualche aneddoto, e a tutti quegli amiciche o per un motivo o per un altro, non ci sono più, essendo passati a miglior vita....E leggere su Euterpe che proprio il figlio di uno di quegli amici, tramite i tuoi post, si fa vivo per onorare il passato artististico di suo padre a quasi 50 anni dalla sua scomparsa, è inutile dirti che mi ha commosso dandomi una forte stretta al cuore. Mi riferisco naturalmente a Giorgio Duchi, pianista dei Torquato e i Quattro (e a suo figlio Daniele) gruppo con il quale, come ebbi già a dire qualche tempo fa e da te riportato in un tuo post a loro dedicato, avevoavuto modo di lavorare in quel di Alassio al Roof Garden del Caffè Roma verso la metà degli anni '50. Non sapevo della sua scomparsa e, anche se "parecchio" in ritardo vorrei esprimere, attraverso il tuo operato, a suo figlio Daniele le mie più sentite condoglianze e dedicargli, a ricordo di quelli che per me furono dei momenti indimenticabili, una immagine che mi ritrae in compagnia di suo padre Giorgio (io sono quello più magro, solo perchè ballavo di più)in uno di quei momenti di relax sulla spiaggia di Alassio tra una serata e l'altra. Con noi altri componenti del mio gruppo i Rock Stars Boys e il bassista Mauro detto "Torquato". Spero che il rivedere suo padre in una "posa" così, un po' fuori dalle tastiere, riesca farlo sorridere ancora, dopo così tanto tempo. A te Vito, come sempre, un ringraziamento per l'enorme mole di sensazioni che ogni giorni ci vuoi regalare con il tuo splendido lavoro, con la speranza che tu riesca a non perdere mai il bandolo della matassa dei meravigliosi ricordi musicali ma non solo....
A presto e un caro saluto a tutti,
Gerry Bruno.

Riceviamo e pubblichiamo.... (su Torquato e i Quattro)

Due giorni fa abbiamo ricevuto questa mail, che pubblichiamo nel blog, riguardante un complesso di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, Torquato e i Quattro.

Sono Daniele Duchi, figlio di Giorgio Duchi pianista del gruppo Torquato e i Quattro. Ho letto con grande piacere quanto scritto sul vostro sito, compreso il ricordo di Gerry Bruno dei Brutos.
Siccome mio papà è scomparso nel 1966 a seguito di un incidente stradale (avevo dieci anni) mi commuove di cuore che a più di 40 anni di distanza si ricordi ancora questo complesso che tra il finire
degli anni '50 e l'inizio dei '60 ha ottenuto un grande successo in Europa ma soprattutto in Spagna. Scrivo questo per ringraziare voi e chi,ancora oggi, ricorda questi quattro piccoli/grandi straordinari
musicisti. 
Grazie ancora
Daniele Duchi
Responsabile settimanale Più del quotidiano La Provincia di Cremona e Crema
Società Editorile Cremonese S.p.a 


Devo dirvi una cosa: ricevere mail come questa dà un senso a tutto il lavoro che c'è dietro al blog. Uno degli obiettivi è anche quello di ricordare chi, in anni passati, ha dato il suo contributo, piccolo o grande che sia, alla storia della musica leggera italiana, personaggi di cui magari oggi il mercato si è dimenticato, che spesso hanno iniziato a suonare in anni in cui tutto sembrava possibile, anche partire dalla provincia (Cremona) e suonare in giro per l'Europa. Ringrazio Daniele, e spero che continui a seguire il blog anche in futuro.

Giuseppe Farassino – Porta Romana/La povera Rosetta (1962)


 









 
Questo è uno dei primi 45 giri in assoluto inciso da Gipo Farassino, quando ancora si firmava con il suo vero nome, Giuseppe. Ma rispetto agli altri dello stesso periodo questo ha una particolarità: è stato stampato sia da quella che all’epoca era la casa discografica del cantautore, la Pig di Pasquale Pigini, sia dalla Fonola, che era un’etichetta che pubblicava per lo più dischi di musica popolare.
La Pig e la Fonola però avevano proprietari diversi: per questo motivo mi pare strano un disco stampato in entrambe le versioni con una copertina quasi identica e con le versioni identiche dei due brani, che sono due canzoni popolari lombarde (in questi primi 45 giri Farassino non è ancora cantautore, e speso interpreta brani del folklore piemontese e lombardo).....chissà che tipo di accordo c'era.
Passando ai due brani, “Porta Romana” è una canzone popolare molto nota, a cui si ispirò Giorgio Gaber per scrivere con Umberto Simonetta l’omonima canzone; il testo è basato su alcuni doppi sensi, come nei versi iniziali “Porta Romana bella, porta Romana, ci stan le ragazzine che te la danno….prima la buonasera e poi la mano”.
“La povera Rosetta” racconta invece la vicenda (vera, accaduta i primi anni del ‘900) di una prostituta, uccisa dagli agenti in questura: ma i suoi amici della malavita giurano vendetta, e “a chi ti ha pugnalato noi ci farem la guerra.
Entrambe le canzoni, notissime, sono state interpretate da molti artisti lombardi, come Maria Monti, Nanni Svampa e i Gufi.

1) Porta Romana (anonimo)
2) La povera Rosetta (anonimo)

martedì 8 marzo 2011

I Baronetti – Se le cose stanno così/E il treno va (1963)












Moltissimi sono i gruppi italiani che si sono chiamati Baronetti negli anni ’60: uno di questi, romano, aveva al sax un amico del blog, Michele Bovi…quelli di cui presentiamo oggi questo disco non sono i Baronetti romani (come ci conferma lo splendido doppio volume di Maurizio Maiotti).
Dal cognome del cantante riportato sull’etichetta, Bruno Schiavon (…chissà chi è dei quattro), direi che potrebbero essere veneti, ma non ho informazioni e non le ho reperite nemmeno nelle riviste di quegli anni che ho.
Passiamo alle canzoni: ‘’Se le cose stanno così’’ è notissima per l’incisione che ne ha fatto Sergio Endrigo, ed è uno dei pochissimi casi in cui il cantautore istriano è stato soltanto interprete; una bella canzone d’amore (il testo è del drammaturgo, attore e regista Alessandro Fersen, pseudonimo di Aleksander Fajrajzen), introdotta da una tromba solista.
La versione dei Baronetti è più che dignitosa, ricalca l’arrangiamento originale (vi è anche la tromba iniziale), e la voce di Schiavon è, a mio parere, di impostazione un po’ antica.
Molto nota è anche “E il treno va”, canzone che mi è sempre piaciuta molto, ma sull’etichetta il titolo perde la congiunzione: si tratta infatti della cover di ‘’500 miles’’’, scritta dal folksinger Hedy West insieme al cantante country Bobby Bare (…pare che si siano ispirati ad una brano folk americano intitolato ‘’900 miles’’) e lanciata dai Journeymen nel 1961, canzone che ha avuto nel corso degli anni innumerevoli versioni, da quella di Elvis nello stesso anno a quella del trio Peter, Paul & Mary nel 1962 (con il titolo ‘’Five Hundred’’) a quella del Kingston Trio dello stesso anno.
Hugues Aufray la incise in francese come ‘’J’entend siffler le train’’, con il testo scritto da Jacques Plante, e questa versione fu anche registrata da Richard Anthony con molto successo, e proprio quest’ultimo la lanciò in Italia, tradotta da Pace e Testoni (alla Siae però non risulta Pace come coautore del testo, bensì tale Roberta Leonardi, probabilmente legata all’omonima casa di edizioni musicali), come ‘’E il treno va’’; di recente la incisa Battiato, ma con il testo in francese.
Anche in questo caso i Baronetti non sfigurano, nell’arrangiamento si sente la presenza del sax; curiosamente sull’etichetta sono inseriti solo i nomi dei traduttori, quello francese e i due italiani, ma non i nomi degli autori originali.

1) Se le cose stanno così (Alessandro Fersen-Luis Enriquez Bacalov)
2) E il treno va (Daniele Pace-Gian Carlo Testoni-Hedy West-Bobby Bare)

Bonus track:
3) Peter, Paul & Mary - 500 miles (Hedy West-Bobby Bare) (1962)
4) Richard Anthony -  E il treno va (Hedy West-Bobby Bare) (1963)
5) Franco Battiato - J'entends siffler le train (Jacques Plante-Hedy West-Bobby Bare) (1999)

lunedì 7 marzo 2011

Mozart & Beethoven – Pubblicità caroselli Michelin (1973)

 










Vittorio Messori, il celebre autore di “Ipotesi su Gesù”, ha raccontato nel libro scritto a quattro mani con Aldo Cazzullo, “Il mistero di Torino”, che quando abitava in Borgo San Donato in via Sobrero, da casa sua vedeva verso nord tutti gli stabilimenti industriali della Fiat, le famosissime Ferriere, e verso ovest vi erano gli stabilimenti, altrettanto grandi, della Michelin.
Anche io abito in Borgo San Donato, e ricordo da bambino quelle fabbriche, che ora non ci sono più: sono state chiuse una ventina di anni fa, ed ora in quest’area molto vasta è stato costruito un intero quartiere….là dove c’era la fabbrica ora c’è una città….
Lo stabilimento Michelin di Torino è stato il primo in Italia dell’azienda francese, ed ulteriori notizie su di esso le potete trovare nella pagina ad esso dedicata dall’ Ecomuseo della Circoscrizione 4
Torniamo alla musica….da bambino, ovviamente, guardavo sempre Carosello, andando a dormire quando terminava, e tra le tante pubblicità mi ricordo proprio quella della Michelin, in cui c’era un’astronauta perso nello spazio con un sottofondo di musica classica che mi piaceva molto: forse è stato uno dei primi brani classici che ho imparato, insieme a quello usato nella pubblicità della Vecchia Romagna (che, se ricordo bene, era di Beethoven riarrangiato da James Last) ed alla Sinfonia n° 40 di Mozart, che entrò anche nell’hit parade di Luttazzi (quello vero).
Bene: questo è il disco con il brano in questione, che è poi tratto dall’Adagio del Concerto per piano ed orchestra n° 21 di Mozart, nell’arrangiamento del maestro Alberto Pizzigoni; è un flexy inciso solo da un lato, e contiene oltre a quello di Mozart anche un estratto dal Presto della Sinfonia n° 7 opera 92 di Ludwig Van Beethoven (sempre arrangiato da Pizzigoni).
In copertina, sul retro, vi è Bibendum, il celebre omino di pneumatici creato dall'artista francese O'Galop nel 1898, e che da sempre si identifica con la Michelin.

1) Adagio del Concerto per piano ed orchestra n° 21 di Wolfgang Amadeus Mozart
2) Presto della Sinfonia n° 7 opera 92 di Ludwig Van Beethoven

domenica 6 marzo 2011

Ricordando Alberto Rabagliati



Mancava in rete (fino a qualche giorno fa) un sito che ricordasse uno dei più grandi cantanti italiani del periodo della radio, come tanti altri ingiustamente dimenticato: Alberto Rabagliati. Ho usato l'imperfetto perchè finalmente è nato il sito www.albertorabagliati.com , che potete trovare nei link sulla vostra destra, aggiunto da oggi a quelli già esistenti.
Il sito è curato da Manuel Carrera ed Alessandro Rigacci, due collaboratori del sito sul Trio Lescano: conoscendo quindi la loro competenza e serietà, immagino che presto il sito su Rabagliati non avrà nulla da invidiare a quello del trio olandese (per quantità ed affidabilità di informazioni).
Manuel ci ha ricordato che domani, 7 marzo, è l'anniversario della scomparsa di Rabagliati (morto 37 anni fa): un'occasione per ricordarlo visitando il nuovo sito e leggendo, periodicamente, le notizie.