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domenica 13 agosto 2017

Carla Boni - Piccola spiaggia/L'ultimo giorno (1964)













Quando nel 1964 Carla Boni partecipa alla prima edizione di "Un disco per l'estate", presentata da Pippo Baudo e Brunella Tocci (miss Italia 1955), la sua carriera sta attraversando un periodo di calo di popolarità, dopo i tanti successi del decennio precedente ("Viale d'autunno", con cui vinse Sanremo nel 1953, "Acque amare" del maestro Carlo Alberto Rossi, "Mambo italiano", la celeberrima "Casetta in Canada"): la Fonit-Cetra non le rinnova più il contratto dopo il flop del 1961 con "Tu con me", che non entra in finale al Festival di Sanremo, e dopo una parentesi alla Vis Radio nel 1963 firma con la Polydor. L'etichetta è disposta a credere in un suo rilancio e quindi, dopo due 45 giri pubblicati nello stesso anno, in quello successivo iscrive la Boni a "Un disco per l'estate" con "Piccola spiaggia", che presentiamo oggi più che altro per il suo lato B, "L'ultimo giorno", che è un brano interessante dal punto di vista storico, come vedremo. Scritta da Angelo De Lorenzo su musica di Giuseppe Cappelletti e Vittorio Buffoli, che dirige l'orchestra in entrambi i brani, "Piccola spiaggia" segue la moda yé-yé e la voce della Boni dimostra la sua duttilità, adattandosi al nuovo stile al punto che si fa fatica a riconoscere in lei la cantante degli anni '50: la canzone però viene eliminata e non accede alle fasi finali della manifestazione. Il retro invece è particolarmente importante in quanto vede il debutto come autori dei fratelli Conte, Paolo e Giorgio, e ovviamente la rilevanza è più che altro dal punto di vista storico visto che musicalmente "L'ultimo giorno", pur avendo delle particolarità nella linea melodica che riconducono a brani successivi e più maturi di Paolo Conte, non viene particolarmente valorizzata dall'arrangiamento dell'orchestra del Maestro Buffoli, che appiatisce un po' il tutto. In SIAE la musica risulta firmata oltre che da Paolo anche da Pino Massara, il cui nome però non appare sull'etichetta. Il testo di Giorgio Calabrese e Giorgio Conte descrive l'ultimo giorno di una vacanza, ed anche l'autore genovese ha in effetti scritto cose migliori. Pochi mesi dopo, a settembre, i fratelli Conte pubblicheranno un'altra canzone, "Ed ora te ne vai", incisa dalla brava ma sfortunata Vanna Brosio, il secondo passo di una carriera nel mondo musicale che per molti anni sarà solo come autori (con qualche piccolo excursus nel jazz).

1) Piccola spiaggia (Angelo De Lorenzo-Giuseppe Cappelletti-Vittorio Buffoli)
2) L'ultimo giorno (Giorgio Calabrese-Giorgio Conte-Pino Massara-Paolo Conte)

domenica 6 agosto 2017

Carlo Pierangeli e il Trio Aurora, con Gianni Armand e il suo complesso - "Ciao Turin" n. 1 (1957)









Oggi propongo uno di quei dischi in piemontese che in generale riscuotono meno consensi rispetto a quelli in italiano: e invece sono proprio questi i dischi che mi piace riscoprire, quelli che nessuno ricorda ma che tramandano la memoria di cantanti come Carlo Pierangeli, che vedete nella foto qui a destra (a proposito: la Tina a cui è dedicato all'autografo è mia mamma, grandissima appassionata di musica leggera e collezionista di foto autografate dei cantanti della sua gioventù....eh sì, da qualcuno dovevo pur prendere...).
Proprio di Carlo Caniggia (questo è infatti il suo vero nome) è l'EP di oggi, realizzato con il complesso di Gianni Armand e la collaborazione ai cori del Trio Aurora, pubblicato dalla Columbia nell'agosto 1957. Tre canzoni di questo disco sono tra le più celebri della nostra tradizione: la prima, "Ciao Turin", fu scritta da Carlo Prato, il celeberrimo scopritore del Trio Lescano, di Ernesto Bonino e del Duo Fasano, poco prima della sua scomparsa, il 4 febbraio 1949 (il musicista era nato a Susa il 15 aprile 1909). Il testo è firmato da Prato, che è lo pseudonimo dell'attore Luigi Lampugnani, ed è più attuale che mai oggi, perché ci ricorda un periodo in cui i migranti eravamo noi torinesi: "Ciaô Turin, mi vadu via, / vad luntan a travaié". Come al solito, in internet si trovano spesso autentiche castronerie: una di queste, ad esempio, è che la canzone sia stata in origine in italiano e che poi l'abbia tradotta in italiano Gipo Farassino (potete ad esempio leggere questa bufala qui), ma in realtà già la prima versione, incisa da Tino Vailati, è in piemontese. Nel 2007 Marco Carena ha reinterpretato la canzone, dando anche il titolo a un album che racchiudeva canzoni folk piemontesi (lo potete trovare qui). "Sciass, sciass, sciass" è, come dice la definizione in copertina, un valzer moderato; il termine significa stretto. Il lato B si apre con "Me ideal", che è una delle canzoni piemontesi più belle, scritta nel 1906 dal chitarrista e mandolinista Ermenegildo Carosio (nato ad Alessandria nel 1866 e morto a Torino nel 1928) con il testo di Giacinto Ferrero.
Da "La Stampa" di sabato 19 maggio 1928
Ecco, Ermenegildo Carosio è un altro personaggio da scoprire: fu infatti uno dei primi italiani (se non il primo) a suonare il ragtime, nato in America a fine '800, che fu uno dei generi precursori del jazz: infatti Carosio incise in Germania ai primi del '900 in trio con il fratello Ettore e il figlio Ermenegildo junior tre sue composizioni intitolate "Ragtime", "Flirtation Rag" e "Detective Rag", usando lo pseudonimo E. Oisorak. Ma non solo: un suo arrangiamento di un'aria della "Traviata" venne inserito con il titolo "Hear my song Violetta" nella colonna sonora del "Pinocchio" della Disney e poi incisa da Frank Sinatra (ed è stata recentemente ristampata in CD, leggete gli autori in copertina).Insomma, merita o no di essere riscoperto Carosio? Sempre lui inoltre è stato il rielaboratore della celeberrima "La monferrina", con cui si chiude l'EP.

LATO A

1) Ciao Turin (Lampo-Carlo Prato)
2) Sciass, sciass, sciass (tradizionale; elaborazione di Gianni Armand)

LATO B

1) Me ideal (Giacinto Ferrero-Ermenegildo Carosio)
2) La monferrina (riduzione di Ermenegildo Carosio)

venerdì 28 luglio 2017

Mimmo Cavallo - Anna Anna mia/Uh, mammà (1981)













Riprendiamo dopo qualche tempo con i post del blog, sperando che il tempo sia sufficiente per avere un po' di continuità, con un 45 giri di un cantautore pugliese, Mimmo Cavallo, che appare per la prima volta nel blog.
Le due canzoni sono tratte dal secondo album, "Uh, mammà", pubblicato nel 1981 dalla CGD come quello di debutto dell'anno precedente, "Siamo meridionali", e sono entrambe scritte da Cavallo, con gli arrangiamenti del chitarrista Luciano Ciccaglioni, gli archi diretti dal Maestro Ruggero Cini e la produzione curata da Antonio Coggio (reduce dalle collaborazioni con Baglioni e Fossati) tramite la sua società, la Calycanthus.
Il brano sul lato A, "Anna Anna mia", è una delicata canzone d'amore, mentre il retro (che come abbiamo visto dà il titolo all'LP) è sicuramente uno dei suoi brani più noti: ben prima di Pino Aprile, l'autore del celeberrimo "Terroni", Mimmo Cavallo racconta le vicende risorgimentali dal punto di vista di un cafone meridionale che espone le sue preoccupazioni per l'invasione alla mamma, che lo tranquillizza dicendogli "So' fratelli a noi, ci vengono a liberar". Lo stemma blu a cui si fa riferimento nel testo è ovviamente quello dei Savoia.
La canzone ha una melodia orecchiabile, partecipò al Festivalbar nel 1981 e venne trasmessa spesso dalle radio dell'epoca; nel 1994 i Fratelli di Soledad ne hanno inciso una cover nel loro album "Salviamo il salvabile".

1) Anna Anna mia (Mimmo Cavallo)
2) Uh, mammà (Mimmo Cavallo)


giovedì 2 febbraio 2017

EP Cromaphon (1964)













Dopo un bel po' di tempo, ritorniamo a pubblicare qualcosa nel blog: ci soffermiamo a presentare un EP decisamente particolare, di un'etichetta piemontese pubblicato nel 1964 (la matrice è datata 6 aprile 1964 e la recensione di "Stampa Sera" che vedete qui sotto è datata 5 maggio), la Cromaphon, di cui avevamo parlato tempo fa in questo post dedicato a Loredana Faby, che aveva sede a Torino in via Benevento 34 e che aveva tra i suoi artisti anche i Birilli, che incisero un 45 giri con due cover dei Beatles sicuramente tra le più rare esistenti (su un lato "Tutti per uno", cioé "A hard day's night" e dall'altro "Ti voglio come sei", "I want to hold your hand").
Da "Stampa Sera" del 5 maggio 1964, n° 105,  pagina 11
Questo disco è sponsorizzato dall'Impresa Teatrale Fissore, e presenta come si può vedere quattro cantanti: i due sul lato A, Vanna e Paolo, sono accompagnati dal complesso dei Cappellani, mentre quelli sul retro sono accompagnati dai Gherol Besy, entrambi due gruppi attivi in Piemonte negli anni '60.
Tenete a mente il nome di Vanna: questa artista infatti, di cui non so nulla, incise un 45 giri alla fine degli anni '70 per la Drums, disco di cui parleremo fra qualche tempo (e confrontando la copertina potrete verificare che si tratta della stessa cantante-chitarrista); il brano "A mani vuote" era stato già inciso da Ricky Gianco, un terzinato caratterizzato dal sax.
Paolo Tomalino è l'autore e il cantante di "Oggi", brano inedito, mentre Luciana canta sul lato B "Anche se", scritta da Gino Paoli e pienamente nel suo stile.
Conclude il disco Giorgio con "Pietà", il successo di Vasso Ovale scritto dal maestro Piero Soffici.
Le registrazioni dei brani, pur ben suonate (si sente il professionismo dei musicisti) hanno però un carattere amatoriale nel suono, che denota quindi la povertà dei mezzi di registrazione.
Sono riuscito a prendere contatto con un musicista dei Gherol Besy, Massimo Bizzo, che ora vive nei Paesi Bassi: vi riporto qui i suoi ricordi
I Gherol Besy

Di colpo mi riporti indietro nel tempo: avevo 18 anni quando entrai a far parte della band.
L'inizio è stato un po' complicato perché loro erano bravi musicisti con esperienza ed io un esordiente che fino ad allora cantava le musiche che scriveva.
Dopo un po di prove l'avventura Gherol Besy ebbe inizio: per me fu un esperienza fantastica fatta di momenti esaltanti e di scelte difficili. Sono ancora in contatto co i fondatori della band Renato Brocche e Bruno Rizzieri che vivono nel Biellese e con George Montagner, il cantante che io avrei dovuto sostituire.
L'esperienza Gherol durò quattro anni: i primi due abbiamo suonato dal Piemonte alla Sicilia, poi la svolta quando decidemmo di accettare l'offerta di Perez Prado.Re del mambo.
Con lui imparai come si lavorava in teatro e nelle grandi feste di piazza al Sud.
Dopo due anni di serate e concerti, un 45 giri scritto da me su un idea di Prado - "Barugio barugio" - decisi di lasciare la band e mettermi in gioco come solista e qui comincia tutta un altra storia.
Da anni vivo in Olanda dove ancora oggi canto, scrivo e porto avanti la mia vita tra arte e famiglia: due figli, una moglie Olandese, un grosso cane Vangi, tanti amici e tanti tanti bei ricordi.
Dopo che lasciai la band i Gherol provarono ancora con altri musicisti, ma dopo pochi mesi tutto finì e ognuno seguì la propria strada, chi nella musica, chi nell'insegnamento, chi nel commercio.
Spero di essere stato utile alla tua ricerca.



LATO A

1) Vanna - A mani vuote (Miki Del Prete-Ricky Gianco)
2) Paolo - Oggi (Paolo Tomalino)

LATO B

1) Luciana - Anche se (Gino Paoli)
2) Giorgio - Pietà (Piero Soffici)

domenica 11 dicembre 2016

Nicola Di Bari - Nicola Di Bari (1977)












Dopo la scadenza del contratto con l'RCA nel 1975 Nicola Di Bari firma con la Carosello, l'etichetta del gruppo editoriale Curci, per cui debutta l'anno successivo con una cover del più grande successo di Marino Marini, "La più bella del mondo", in versione disco con sul retro "Anna perché"; i due brani del 45 giri vengono inseriti nel 1977 nell'album "Nicola Di Bari", il quarto così intitolato (dopo il primo per la Jolly e i due per l'RCA).
Il disco si apre con "E ti amavo", che viene pubblicato anche su un altro 45 giri (con sul retro "Momento", una delle due canzoni tratte dal repertorio dell'argentino Carlos Rico) ed è una canzone d'amore scritta da Giorgio Calabrese su musica di Gian Franco Reverberi e Claudio Ghiglino, ex chitarrista del gruppo prog Nuova Idea; i tre sono anche autori de "I discorsi del mattino".
La già pubblicata "Anna perchè" ha il testo scritto da Andrea Lo Vecchio, mentre la musica è firmata da quattro compositori: lo stesso Di Bari, Ghiglino, Gian Franco Reverberi e Dino Cabano, il cui nome però è assente in copertina, mentre appare per la canzone seguente, il terzinato "Bella e poi", con il testo di Romolo Forlai, ex componente dei Flippers.
Dino Cabano ha avuto anche una discreta carriera come cantautore, partecipando anche ad un'edizione di "Un disco per l'estate".
"Amore ritorna a casa" è la cover di "Baby come on home" di Solomon Burke, che Nicola Di Bari aveva già inciso nel 1964 su un 45 giri per la Jolly; l'arrangiamento è sostanzialmente lo stesso, anche se i suoni sono ovviamente più moderni.
Chiude il disco "Estate indiana", brano scritto da Forlai su musica di Gian Franco Reverberi e Ghiglino.
Gli arrangiamenti sono curati da Gian Piero Reverberi, mentre la produzione è di suo fratello Gian Franco.

LATO A

01) E ti amavo (Giorgio Calabrese-Claudio Ghiglino-Gian Franco Reverberi)    
02) Gira la noria (Rosario Leva-Carlos Rico)    
03) Anna perchè (Andrea Lo Vecchio-Nicola Di Bari-Dino Cabano-Claudio Ghiglino-Gian Franco Reverberi)    
04) Bella e poi (Romolo Forlai-Dino Cabano-Claudio Ghiglino-Gian Franco Reverberi)    
05) I discorsi del mattino (Giorgio Calabrese-Claudio Ghiglino-Gian Franco Reverberi)    

LATO B

01) Momento (Massimo Nardi-Claudio Ghiglino-Carlos Rico)
02) La più bella del mondo (Marino Marini)    
03) Amore ritorna a casa (Nicola Di Bari-Bert Russell)    
04) Sotto i fiori del cielo (Nicola Di Bari-Romolo Forlai)    
05) Estate indiana (Giorgio Calabrese-Claudio Ghiglino-Gian Franco Reverberi)    

sabato 3 dicembre 2016

Banda Osiris - Volume 1.2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12 (1987)












La Banda Osiris (di cui non sto nemmeno a spiegarvi l'origine del nome....) è un gruppo musicale piemontese, per la precisione di Vercelli, nato nei primi anni '80, che mescolando intuizioni musicali, cabaret, demenziale, musica classica, teatro ed umorismo ha trovato una sua formula espressiva che nella seconda metà del decennio lo ha portato alla notorietà a livello nazionale; nel corso degli anni sono seguiti dischi, apparizioni televisive e radiofoniche, spettacoli teatrali e sigle, di cui la più nota è quella di Caterpillar.
Il loro primo album risale al 1987, è intitolato "Volume 1.2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12" e venne pubblicato dalla Esagono, una sottoetichetta della Dischi Ricordi; mette in evidenza il loro stile, sia con i brani proprii che con alcune cover particolari, come "Fumo en el agua" (sì, proprio lei, "Smoke on the water " in spagnolo a metà tra mambo e cha-cha-cha) e "Quando fumo", scritta da Arturo Casadei ed incisa tra gli altri da Natalino Otto e Flo Sandon's, mentre "Say La" è una canzone dei Costabravo (gruppo composto da Marco Costantini alla voce e batteria, Emiliano Coppo alla chitarra e Stefano Balma al basso), che suonano in questo brano. 
La Banda Osiris è composta da Sandro Berti alle chitarre, al banjo e al trombone, Gianluigi Carlone alle chitarre, al sax e al flauto, Roberto Carlone al basso e al trombone e Giancarlo Macrì alla batteria, alle percussioni e al basso tuba; tutti e quattro cantano.

LATO A

1) Introduzione (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
2) Zimbabwe (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
3) L'ornitologo (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
4) Sexy Marina (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
5) Canto da solo (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)

LATO B

1) Tighidighidi (Giancarlo Macrì-Gian Luigi Carlone)
2) Horse my sweet horse (Giancarlo Macrì-Gian Luigi Carlone)
3) Quando fumo (Arturo Casadei)
4) Fumo en el agua (Ian Gillan-Ian Paice-Jon Lord-Roger Glover-Ritchie Blackmore)
5) Say "La" (Marco Costantini-Stefano Balma-Emiliano Coppo)

giovedì 20 ottobre 2016

E' uscito il nuovo numero di Vinile


E' in edicola il nuovo numero di "Vinile", con Lucio Battisti in copertina. Molti gli articoli interessanti: segnalo in particolare lo studio di Alessio Lega su "Bella ciao", con alcune scoperte inedite, quello di Federico Guglielmi sui primi dischi punk italiani dei primi anni '80 e le interviste della brava Elisabetta Malantrucco a Enrico De Angelis sul Club Tenco, di Lucio Mazzi a Guido Elmi (storico produttore di Vasco Rossi) e di Renato Marengo a Tullio De Piscopo. Michele Neri celebra il cinquantennale della pubblicazione di "Per una lira/Dolce di giorno" (il primo 45 giri di Lucio Battisti), mentre Franco Settimo (con la collaborazione di Neri) tratta la discografia completa di Edoardo Bennato. Francesco Donadio e Franco Brizi ripercorrono il percorso artistico di David Bowie tra il 1969 e il 1974. Infine le recensioni di Luciano Ceri, Maurizio Becker, Annunziato Cangemi, Ermanno Labianca, John N. Martin, Innocenzo Reni e Mario Giammetti.

giovedì 6 ottobre 2016

I Campanino - EP (1958)













Come forse qualcuno di voi avrà saputo, qualche giorno fa è mancato Gigi Campanino (qui l'articolo de "Il Mattino" di Napoli), fondatore con il fratello minore Franco del complesso "I Campanino", attivi tra la fine degli anni '50 e il decennio successivo nei locali di tutta la penisola, con una trentina di dischi pubblicati per varie etichette (tra cui la Jolly, l'RCA e la Durium) ma nessun album.
Uno spartito dei Campanino
Nelle file del gruppo (tra i primi in Italia a suonare rock'n'roll, anche se nel repertorio non disdegnavano i ritmi sudamericani e qualche lento) hanno militato anche un giovanissimo Alberto Radius (che ne ha parlato di recente in un'intervista pubblicata su "Vinile") e Claudio Mattone, in seguito cantautore in proprio ma soprattutto compositore di molti successi (uno su tuti, "Ancora" per Edoardo De Crescenzo).
Vogliamo ricordare Gigi Campanino con un EP del 1958 dalla Jolly; i quattro brani vennero anche pubblicati su 45 giri nello stesso periodo, ed il primo di essi è il notissimo "Buonasera signorina", cover di un successo di Louis Prima del 1950 con lo stesso titolo, che venne incisa da moltissimi altri artisti (tra cui Fred Buscaglione, Adriano Celentano, Tony Cucchiara, Enzo Amadori e, negli anni '80, da Beppe Starnazza alias Freak Antoni con i suoi Vortici) e che di recente è stata usata anche in una pubblicità.
I Campanino in tour con Modugno, a Torino l'11 aprile 1960
Anche il terzinato "Ci vedremo domani", scritto dal giornalista toscano Aldo Valleroni con la collaborazione di Piero Leonardi (che usa lo pseudonimo Deani)  venne incisa da molti artisti, tra cui Elio Mauro e Natalino Otto.
Sul lato B troviamo invece "Concerto d'autunno", arrangiata in "stile Platters", scritta da Danpa (Dante Panzuti) e Camillo Bargoni ed incisa da Arturo Testa e Fiorella Bini (e qualche anno dopo da Shirley Bassey e Nancy Cuomo) e "'O sarracino", il celebre successo di Carosone con testo di Nisa, che i Campanino arrangiano aggiungendo un'introduzione arabeggiante e che viene cantata nel ritornello non solo da Franco ma da tutto il complesso..


LATO A
1) Buonasera signorina (Pinchi - Carl Sigman-Peter De Rose- Pinchi)
2) Ci vedremo domani (Aldo Valleroni - Deani)

LATO B
1) Concerto d'autunno (Danpa - Camillo Bargoni)
2) 'O sarracino (Nisa - Renato Carosone)

martedì 27 settembre 2016

Mino e i suoi New Flippers - Solo/Non sei per me (1970)












Niente a che vedere con i Flippers, quelli famosi di Catalano, Bracardi, Forlai, Zampa: questo è invece un gruppo piemontese sconosciutissimo, che mi risulta aver pubblicato solo questo 45 giri per l'etichetta torinese Prince.
La cosa particolare di questo disco è che in copertina ha lo stesso numero di catalogo di un 45 giri dei Los Gildos di cui abbiamo parlato tempo fa nel blog, NP 1006, mentre l'etichetta riporta invece NP 1007 (che è evidentemente il numero corretto) per cui credo che l'anno di uscita possa essere lo stesso dell'altro disco, e cioè il 1970 (non essendo in questo riportata alcuna data).
Del gruppo non so praticamente nulla (e quel poco che so l'ho ricavato da una pagina curata dal figlio di uno dei componenti): erano attivi nel cuneese, l'organista, Gian Maria Cravero (di Racconigi), è l'autore delle musiche, mentre il Mino che dàil nome al complesso è il fratello, Giacomo Cravero detto Mino, cantante solista e in primo piano in copertina (la foto a fianco è la stessa).
Credo che l'altro autore, S. Bertero, sia uno degli altri componenti.
Passando invece alle due canzoni, "Solo" è una canzone melodica introdotta dal sassofono, che mi ricorda un po' Nico & i Gabbiani, con un testo d'amore alquanto banalotto, mentre più interessante è "Non sei per me", un rhythm 'n' blues introdotto dalla batteria a cui si affiancano organo e sassofono, con addirittura un assolo di basso dopo la prima strofa ed uno di batteria dopo la seconda, in cui i sei comunque dimostrano di essere dei buoni professionisti.
 
1) Solo (S. Bertero-Gian Maria Cravero)
2) Non sei per me (S. Bertero-Gian Maria Cravero)

martedì 13 settembre 2016

Nilla Pizzi - Dopo di noi/Resta come sei (1966)












Nel 1966 Nilla Pizzi era un nome di secondo piano nella musica leggera italiana: pur continuando ad incidere con continuità per varie etichette (dal 1960, al termine del contratto con l'RCA, per la Titanus, la Sprint, la SIR e la Pig) i suoi dischi non entrano più in classifica.
Come per altri cantanti melodici italiani, il successo invece continua in Sudamerica, dove la cantante effettuerà numerose tournée; in Messico, ad Acapulco, la Pizzi apre anche un night chiamandolo "Portofino".
Nel 1966 firma un contratto con un'etichetta fondata l'anno precedente dal celebre pianista Arturo Benedetti Michelangeli con due soci, Giuseppe Boccanegra e Nicola Di Matteo, la BDM (dalle iniziali dei tre fondatori), con cui pubblicherà due 45 giri che sostanzialmente passano inosservati.
Il primo di essi lo presentiamo oggi: le due canzoni sono entrambe scritte per quel che riguarda la musica da Ettore Ballotta, pianista di estrazione jazzistica che si occupa anche degli arrangiamenti: "Dopo di noi", con il testo di Giorgio Calabrese, è sì una canzone melodica ma è moderna nelle sonorità, lontana dai brani del passato della Pizzi ("L'edera" o "Grazie dei fior"), e avrebbe meritato maggiori riscontri, così come "Resta come sei", meno interessante.
Anche nell'uso della voce la cantante cerca di staccarsi dagli stereotipi del suo stesso repertorio, con buoni risultati.


1) Dopo di noi (Giorgio Calabrese-Ettore Ballotta)
2) Resta come sei (Gualdi-Ettore Ballotta)

sabato 10 settembre 2016

Mau Mau - Paseo Colòn/Singh-sent ani (1992)













I Mau Mau nascono a Torino nel 1991 (quest'anno quindi hanno festeggiato i venticinque anni di attività con un nuovo album pubblicato qualche mese fa) dalle ceneri dei Loschi Dezi, gruppo attivo alla fine degli anni '80 con un album all'attivo: Luca Morino e Fabio Barovero provengono infatti da quell'esperienza, e l'incontro con il camerunense Tatè Nsongan porta alla nascita di questa nuova band che già nel nome mette in evidenza le sue doppie radici: i Mau Mau infatti sono i combattenti per l'indipendenza del Kenya negli anni '50, ma in dialetto piemontese è anche uno dei nomi con cui si indicano (in senso dispregiativo) i meridionali e, in generale, gli stranieri, e i tre musicisti mescolano  le ritmiche africane con le sonorità del folk (con la fisarmonica di Fabio) e con molte altre influenze, dal rap al reggae, utilizzano inoltre la lingua piemontese.
Il disco che presentiamo oggi è un disco mix con quattro tracce: si tratta di due canzoni tratte dal loro album di debutto "Sauta rabel" presenti sia nella versione dell'album sia in versione dub (queste ultime realizzate con la collaborazione di Bunna e Madasky degli Africa Unite).
Sia "Paseo Colòn" che "Singh-sent ani" nascono dall'anniversario dei cinquecento anni della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo: sul retro di copertina sono riportati i testi con la traduzione in italiano.
Oltre a Morino (voce solista e chitarra), Barovero (fisarmonica e tastiere) e Nsongan (percussioni) collaborano al disco altri musicisti tra cui Davide Graziano alla batteria, Davide Rossi al violino ed Andrea  Ceccon (in seguito ne Le Voci Atroci) alla tromba e alle nacchere.

LATO A

1) Paseo Colòn (Fabio Barovero-Luca Morino)
2) Paseo Colòn dub (Fabio Barovero-Francesco Caudullo-Luca Morino)

LATO B

1) Singh-sent ani (Fabio Barovero-Luca Morino)
2) Singh-sent aniddub (Fabio Barovero-Francesco Caudullo-Luca Morino)

sabato 3 settembre 2016

Mario De Luigi - Punto a capo (1978)













Mario De Luigi è conosciuto come lo storico direttore di "Musica e dischi" dal 1968, a seguito della morte del padre (che fondò la rivista); negli anni '70 ha avuto però un ruolo attivo in prima persona nella musica innanzitutto come discografico, fondando con Sergio Lodi la Divergo alla fine del 1974, e poi pubblicando per la sua etichetta un disco nel 1978; in realtà l'album è un disco collettivo, che esce a suo nome in quanto realizzatore del progetto, che coinvolge alcuni artisti di cui alcuni poco noti ed altri, come Lo Cascio o Nebbia, più conosciuti.
"Punto a capo", questo è il titolo, vuole essere una sorta di bilancio  del 1968 dieci anni dopo, o almeno questa è la base di partenza del disco, anche se lo svolgimento delle canzoni poi si dirama verso molteplici strade, non tutte strettamente legate all'idea originale.
 Il disco si apre con Franco Nebbia, che i più forse ricordano come presentatore de "Il gambero", quiz radiofonico domenicale, ma che è stato anche musicista, collaboratore negli anni '50 di Modugno e in seguito cantautore in proprio con una vena umoristica (uno dei suoi brani più noti è "Vademecum tango", provate ad ascoltarlo); accompagnandosi con il pianoforte, propone "Dopo il Vietnam" in cui le vicende della guerra in Indocina si intersecano con quelle di una storia d'amore....d'altronde proprio in quegli anni Eugenio Finardi cantava che "ciò che è politico è anche personale". Il finale del brano, di cui De Luigi è autore del testo, è amaro: "Avevi diciott'anni e in te io mi smarrivo: / di te mi resta solo un distintivo".
Di Alessandro Carrera avevamo già parlato presentando  il suo disco del 1981, "Le cartoline", e l'analisi presentata lì vale anche per questa "Gli imbianchini della statale", di cui è autore.
Mario De Luigi canta in "Se non l'avesse fatto lui", canzone interessante per il testo che analizza il percorso, purtroppo comune a tanti personaggi non solo di quel periodo, che porta all'omologazione (da essere uno dei leader nelle manifestazioni al lavoro in televisione fino all'ingresso in un partito e alla candidatura come deputato): a mio parere De Luigi aveva un talento nello scrivere canzoni in certi casi anche superiore a quello di alcuni artisti che produceva.
Il lato A si conclude con un recitativo del poeta Giulio Stocchi, "Di tutta una generazione"; Stocchi come è noto ha collaborato spesso con musicisti (un nome per tutti, Gaetano Liguori in "Cantata rossa per Tall el Zataar").
"Song della colla" di Giancarlo Cabella è accompagnata solo dalla chitarra; non vi svelo quale sia la colla del testo (e quindi nemmeno la tematica della canzone); credo che Cabella abbia cantato solo in questa occasione, in seguito si è dedicato principalmente alla scrittura, eppure almeno un'altra volta la sua strada si è incrociata con la canzone d'autore: come potete leggere in questa intervista a Luigi Grechi infatti fu proprio lui che fece conoscere al cantautore la vicenda dell'amicizia di Girardengo e Pollastri che sta alla base de "Il bandito e il campione".
Giorgio Lo Cascio in quel periodo incideva per la Divergo, e "Il primo punto", forse la canzone più interessante del disco, riflette lo stile de "Il poeta urbano" e "Cento anni ancora", con un testo che cerca, facendo un'analisi della situazione del movimento dieci anni dopo, di tracciare le basi (sotto forma di dieci punti, da cui il titolo, dell'azione futura).
"Tazebao" dell'attore e doppiatore Ruggero Dondi è un'improvvisazione scenica (di cui manca il testo nella camicia interna); conclude il disco "Lascia il ruolo", cantata da Sonia Milan (cantante in un gruppo dal nome curioso, "Mamma non piangere", e in un duo, "Strumentoconcerto",  pubblicati entrambi da l'Orchestra), un invito a riappropriarsi della vera identità, abbandonando i ruoli precostituiti in cui ci si è ingabbiati, magari da anni.
Tra i musicisti coinvolti nel disco da ricordare il bravo e sfortunato Stefano Cerri, figlio di Franco, al basso, Mario Arcari all'oboe, George Aghedo alle percussioni, Mauro Spina alla batteria e Gianmaria Dacrema (che si occupa anche delle registrazioni) alle chitarre.

LATO A

1) Franco Nebbia - Dopo il Vietnam (Mario De Luigi-Giovanni Del Giudice)
2) Alessandro Carrera - Gli imbianchini della statale (Alessandro Carrera)
3) Mario De Luigi - Se non l'avesse fatto lui (Mario De Luigi)
4) Giulio Stocchi - Di tutta una generazione (Giulio Stocchi)

LATO B

1) Giancarlo Cabella - Song della colla (Giancarlo Cabella)
2) Giorgio Lo Cascio - Il primo punto (Giorgio Lo Cascio)
3) Ruggero Dondi - Tazebao (Ruggero Dondi)
4) Sonia Milan - Lascia il ruolo (Mario De Luigi)


domenica 28 agosto 2016

The Ander's Quartet - Salomon/Quando la luna (1960)












Se vi ricordate, quasi un anno fa avevamo dedicato un post al primo 45 giri del The Ander's Quartet, il gruppo con cui ha debuttato Claudio Cavallaro, noto musicista autore di alcuni grandi successi come  "Lisa dagli occhi blu" per Mario Tessuto o "Applausi" per i Camaleonti.
Non avevamo notizie più precise sul gruppo, ma intervistando per il numero 2 di "Vinile" Louis Atzori il batterista mi ha parlato di Armandino, suo padre, batterista anche lui (entrambi hanno suonato nel secondo album di Paolo Conte); vi riporto il passo che ci interessa:

<<Tra i gruppi in cui ha suonato ricordo The Ander's Quartet di Sergio Andorno, pianoforte, con il veronese Claudio Cavallaro alla voce e alla chitarra (è poi diventato un compositore molto noto, ha scritto anche "Lisa dagli occhi blu"), mio padre alla batteria e un quarto elemento di cui non ricordo il nome al basso>>.

Sergio Andorno era il capoorchestra, come si diceva allora, e dal suo cognome ha preso il nome il gruppo; chissà se, con altre ricerche, non si riesca anche a risalire al nome del quarto componente, il bassista.
Presentiamo quindi oggi il secondo 45 giri dei quatto, pubblicato sempre a novembre del 1960 dall'etichetta torinese Excelsius. Passando all'analisi dei due brani, sul lato A troviamo un mambo, "Salomon", con il sassofono (evidentemente suonato da un quinto musicista) in evidenza; il brano era già stato inciso da Arturo Testa con il titolo "A las minas del roy Salomon" e, nonostante il titolo, è italianissimo in quanto in Siae il brano è firmato da Piero Soffici per la musica e dallo stesso Soffici con Aldo Locatelli per il testo. Nell'etichetta del disco è del resto riportato come autore Ardiente che, come sappiamo, è lo pseudonimo che Piero Soffici usava per "spacciarsi" come latinoamericano e depositare alla SIAE rumbe, mambi e cha cha cha.
Sul retro vi è "Quando la luna": anche questa canzone è già edita, era stata infatti già incisa da Rossella Masseglia Natali (come potete leggere nel blog di Christian il Vampiro qui) ed è scritta da Alberto Testa per le parole e da Piero Leonardi (che usa lo pseudonimo Deani) per la musica; l'etichetta riporta come genere "rumba rock", ed in effetti il ritmo è quello.
Ritorneremo su questo quartetto in occasione della presentazione dei dischi successivi.

1) Salomon (Ardiente)
2) Quando la luna (Alberto Testa-Deani)

lunedì 22 agosto 2016

E' uscito il nuovo numero di Vinile


Da alcuni giorni è in edicola il nuovo numero di "Vinile"; molti gli articoli interessanti, in particolare un'intervista di Maurizio Becker a Francesco Logoluso (da poco scomparso), una di Renato Marengo ad Alberto Radius, con molte notizie interessanti sui suoi esordi con i Campanino e Simon & Penny, un resoconto di John N. Martin sul Parco Lambro del 1976, una bella intervista di Susanna Schimperna a Simone Dessì (no, mi son sbagliato, volevo scrivere Luigi Manconi) e last but not least (come dicono gli inglesi che se ne intendono) la discografia italiana degli Who preparata da Franco Brizi ed introdotta da.....chi altri poteva presentare i dischi pubblicati nella penisola da Daltrey, Townshend, Entwistle e Moon se non Eleonora Bagarotti? Sempre a proposito di discografie, quella dei Litfiba degli anni '80 (cioè I Litfiba) è raccontata da Federico Guglielmi (anche qui....chi altro?), mentre Franco Settimo e Michele Neri si occupano di quella di Lucio Dalla. Per appassionati la vicenda del Tefifon raccontata da Carlo Posio. Infine le recensioni di dischi e libri vecchi e nuovi di Annunziato Cangemi, Elisabetta Malantrucco, Luciano Ceri, Timisoara Pinto, Federico Fiume, Francesco Donadio e altri ancora

sabato 30 luglio 2016

Michèle Sécher - J'attends/Balliamo il blue beat (1965)













Già in altre occasioni abbiamo parlato di Michèle Sécher, moglie del maestro Carenni, che ha inciso alcuni 45 giri per la BDS, la CGD e la City tra gli anni '60 e i primi anni '70: oggi parliamo di un 45 giri del 1965 (la data sul vinile è quella del 9 marzo).
Con l'occasione vorremmo presentare un articolo di Adele Gallotti pubblicato su "Stampa Sera del 21 giugno 1963, in cui si parla del concorso "Ribalta per Sanremo", in cui presentati da Pippo Baudo e Anna Maria D'Amore gareggiano diciotto giovani cantanti tra cui Ricky Gianco, Pina Arbato, Cristiano Metz, Fiammetta Tombolato, Iva Zanicchi, Fausto Leali, Guido Russo, Jo Fedeli, Vasso Ovale, Sergio Prandelli, Nella Bellero, Mario Nallin e Michèle Sécher (curiosamente nessuno di questi nomi appare tra i partecipanti al Festival di Sanremo successivo, nel 1964)
E' interessante il fatto che, nell'articolo, vengono anche citati alcuni musicisti dell'orchestra che accompagna i cantanti, diretta di volta in volta da maestri come Pino Calvi, Gianni Fallabrino, Ezio Leoni e Detto Mariano: vi sono tra essi alcuni piemontesi come Oscar Valdambrini, Gianni Basso, Dino Piana e Glauco Masetti.
Ma ho anche trovato un altro articolo, sempre su "Stampa Sera", questa volta risalente al 1960, in cui viene data la notizia del matrimonio tra Carenni e la francese, di cui vengono riportate alcune notizie: che ha studiato per otto anni ritmica e a Nantes (forse la sua città di origine) ha lavorato al Teatro Graslin; in Italia è arrivata invece a seguito di un balletto sudamericano (e infatti i due si sono conosciuti in una sala da ballo).
L'articolo non parla di Michèle come di una cantante ma soltanto come ballerina.
Passando al disco, "J'attends", la canzone sul lato A, è ovviamente in francese (tranne nel secondo ritornello) e la Sécher si trova ovviamente più a suo agio rispetto ai vari dischi incisi in precedenza tutti in italiano; pur avendo Carlo Donida come autore della musica (e tutti conosciamo la sua importanza nella Storia della musica leggera) la canzone è melodicamente banale, e i pur pregevoli interventi di sassofono e di batteria non la migliorano più di tanto.
Più interessante invece la ritmata "Balliamo il blue beat", in cui il maestro genovese Giuseppe Cappelletti (che in seguito lavorerà per molti anni con Guido Lamberti alias Ugolino) si dedica allo ska, che in quel periodo andava di moda in Italia (vi ricordate di  "Tu sei pallido" di Margherita, di cui abbiamo parlato nel blog anni fa?)
Interessante notare che nel sito della Warner Chappell, la casa editrice che detiene attualmente i diritti del brano, la musica è firmata anche da Arrigo Amadesi. In entrambi i brani l'orchestra è quella della BDS, mentre i testi sono di Ambrogio Carenni che, come abbiamo già ricordato, era il titolare della BDS


1) J'attends (aspetto) (Ambrogio Carlo Carenni-Carlo Donida)
2) Balliamo il blue beat (Ambrogio Carlo Carenni-Giuseppe Cappelletti)

lunedì 18 luglio 2016

La Lionetta - Il gioco del diavolo (1981)



Ritorniamo a parlare de La Lionetta, gruppo folk piemontese di cui avevamo presentato il primo album, pubblicato dalla Shirak, l'etichetta fondata da Johnny Betti dei Circus 2000, come del resto anche questo che è il secondo, di tre anni successivi.
Il disco si apre con uno strumentale suddiviso in due parti, "Il matto il diavolo e il bagatto" e "La fiera", la cruenta e il balet, e sorretto dalla ghironda, seguito da quello che è uno dei più noti canti popolari del Norditalia, e cioé "Cecilia" (la vicenda raccontata ha alcune similitudini con la trama dell'opera di Puccini "Tosca"), la n° 3 della raccolta di Costantino Nigra; vi rimando a questo link
per un approfondimento sul brano.
"Rocastalda" è un altro strumentale molto vivace, mentre "La Lionetta", che chiude il lato A e che è la Nigra n° 108, è una vicenda di origine militare che si conclude a tempo di polka..
Il lato B si apre con "Muran dell'Inghilterra" (Nigra n° 42), che racconta una storia diffusa in tutta Europa e cioé quella di una ragazza data in moglie ad un giovane che dopo pochi giorni parte per la guerra e non torna più; la prima parte è eseguita solo dalle voci, mentre nella seconda entra un dolce arpeggio di chitarra.
"La monferrina di Napoleone" è uno strumentale con un solo verso cantato nel finale, mentre "Leandra" (Nigra n° 43) è un tre quarti che narra la storia di una ragazza povera che diventa la sposa del re, seguita da due strumentali, una bourrée e un valzer.
Conclude il disco "Povra mi", lamento di una madre per il figlio che deve partire per la Russia al seguito di Napoleone, con una triste coda strumentale basata sulla ghironda e il violino.
La formazione de La Lionetta è la stessa del disco precedente, e cioé Laura Malaterra alla voce, alla chitara e al dulcimer, Roberto Aversa alla voce, alla chitarra acustica, al flauto e alla cornamusa, Maurizio Bertani alla voce, al mandolino, al flauto dolce e al violino, Marco Ghio alla voce, al violino e al violoncello e Vincenzo Gioanola alla ghironda, al dulcimer e alla voce; Bertani e Aversa sono gli autori dei brani originali, nonché i rielabolatori dei tradizionali.. 
Al disco, registrato al Minirec di Gigi Guerrieri,  collaborano anche Louis Atzori alle percussioni e Gianni Cinti all'oboe; la foto dell'interno di copertina è di Vincenzo Reda.


LATO A

1) a) Il matto, il diavolo, il bagatto (Roberto Aversa)
    b) La fiera (Maurizio Bertani)
2) a) Cecilia (tradizionale)
     b) Il sogno di Cecilia (Roberto Aversa)
3) Rocastalda (tradizionale)
4) La Lionetta (Roberto Aversa)

LATO B

1) a) Muran dell'Inghilterra (tradizionale)
     b) Canzone della bella (Roberto Aversa)
2) La monferrina di Napoleone (tradizionale)
3) Leandra (Maurizio Bertani)
4) a) Bourrée d'Auvergne (tradizionale)
     b) Valzer della montagna (tradizionale)
5) a) Povra mi (Roberto Aversa)
     b) Tema della madre (Maurizio Bertani)